Spenti i riflettori di Venezia 78 non scordiamo le nostre star, e di un po' di claque nazionalista

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Photo credit: Elisabetta A. Villa - Getty Images
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Perché non abbiamo il coraggio di dirlo forte? Gli attori italiani sono bravi (l’età rivela che ho imparato a usare il maschile collettivo. Le signore vogliano perdonarmi) e meriterebbero molto di più di quello che di solito riserviamo loro.

Abbiamo appena visto È stata la mano di Dio dove Toni Servillo e Teresa Saponangelo, Luisa Ranieri e Massimiliano Gallo, Renato Carpentieri e Filippo Scotti – per citare solo i primi che tornano alla memoria – fanno a gara per superarsi. E un uccellino di solito bene informato mi ha detto che anche negli altri film italiani le nostre star fanno una superba figura.

Il rischio, però, è che finito il festival e dimenticati i premi (che magari avranno premiato ottimi attori stranieri) tutto torni come prima: si continueranno a usare due metri e due misure, pronti a esaltare ogni performance che arriva da Parigi e Los Angeles e ciechi di fronte a quelle di casa nostra.

Perché quello che manca davvero da noi è uno star system, e la coscienza che il nostro cinema ha bisogno anche di un po’ di claque nazionalista, che non si ricordi solo dei registi ma anche dei volti e dei corpi che fanno vivere i film sullo schermo. Sono loro la carne e il sangue del cinema, impariamo ad apprezzarli e ad applaudirli.

Photo credit: Venturelli
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