Spudoratamente Ornella. Senza fine, come la canzone che uno dei suoi grandi amori, Gino Paoli, le dedicò

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Photo credit: courtesy
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Neanche la conosceva Ornella Vanoni. La ascoltava e amava come interprete, ma non avrebbe mai immaginato di girare un film su di lei. Poi Malcolm Pagani, uno dei produttori, le ha fatte incontrare e quando ci si capisce la vita accelera. Sono diventate amiche, la loro è un’amicizia dove la differenza d’età si annulla, a tratti diventano madre e figlia anche con ruoli alterni, si dimenticano l’una dell’altra e si ritrovano. Senza fine non è un’intervista in poltrona sul passato della Vanoni.

A Elisa Fuksas interessava raccontare la donna che Ornella è oggi, a 86 anni e lei con coraggio si è messa a nudo, in tutti i sensi. «Dice di essere spudorata e volevo che venisse fuori quello», racconta la regista. Si parla anche dei suoi amori, Strehler e Gino Paoli, «ma quelle sono chiacchiere tra amiche, poi c’è il cinema che sembra più finto ma è vero, non è neanche una messa in scena. Sul set ho capito che il backstage era interessante quanto l’on stage: quella era la chiave. Perché nella relazione tra me e lei c’erano i momenti di maggiore verità, usciva la forza della donna che Ornella è oggi: mi sono messa dentro al film, avevo bisogno di qualcosa che facesse da reagente al mito, per trovare la giusta misura, altrimenti mi sarei bruciata, lei è forte». E ingovernabile. E sempre in ritardo ma poi si fa perdonare, è incantevole.

Il film è un viaggio piacevolissimo, ambientato in una spa («Era il principio di finzione che mi serviva, ne ho bisogno, anche in un documentario»), divertente (con buona pace del politically correct) e a tratti commovente, soprattutto quando parla del figlio e della voglia di tenerezza. Ornella le ha fatto i complimenti? «No, Ornella non ne fa e non ne vuole, è annoiata dalla corte di lacchè, è secca nelle relazioni, parliamo di cani e di sesso». E se le dici che si vede l’occhio dei genitori architetti risponde che un po’ è così, ma forse «è stata più un’educazione a farmi pensare in un certo modo le immagini, per esempio aver studiato greco, armonia, metrica, poi che si tratti di un verso di Archiloco o un’inquadratura poco cambia».

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