Stefania Rocca: "Dico sempre che mi sono innamorata prima della Puglia e poi di mio marito"

Di Silvia Locatelli
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Photo credit: Paolo Cecchin per Opla’ Prod.
Photo credit: Paolo Cecchin per Opla’ Prod.

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«Si ricorda 15 anni fa quel servizio di moda che abbiamo scattato nel Marais? Forse era il 2004, poco prima di trasferirmi a Milano...». Stefania Rocca ha cambiato tante città nella sua vita: Torino, Barcellona, Atene, Roma, New York, Parigi. «Porca miseria», dice sorridendo, «Ho girato il mondo e alla fine ho sposato un italiano. Almeno l’ho scelto nell’angolino opposto rispetto a Torino: io nord ovest, lui sud est», Il marito è Carlo Capasa, pugliese appunto, presidente della Camera della moda. Vivono a Milano coi loro due figli: Leone, 13 anni e Zeno, 10. L’attrice lanciata dal cyberpunk di Gabriele Salvatores, Nirvana, ha una filmografia ricca e internazionale, ed è stata protagonista di commedie italiane leggendarie come L’amore è eterno finché dura di Verdone, di serie tv amatissime come Tutti pazzi per amore, In Cops-Una banda di poliziotti, commedia in due appuntamenti Sky Original, per la regia di Luca Miniero (il secondo è il 21 su Sky Cinema, disponibile on demand e su Now Tv), interpreta l’integerrima dirigente della Polizia Margherita Nardelli, inviata dal ministero in un paesino del leccese dove da anni non viene commesso alcun crimine: che senso ha tenere aperto il commissariato guidato da Claudio Bisio/Cinardi?

Photo credit: Cops-Una banda di poliziotti
Photo credit: Cops-Una banda di poliziotti

Lei ha questa immagine algida che non corrisponde per nulla alla vera Stefania: le dispiace?

Ma no, è un ruolo... Mi diverte questo mix crime e comicità demenziale. Quando Luca Miniero mi ha chiamato gli ho chiesto di poter aggiungere una sfumatura diversa, di aprire un piccolo varco di umanità. Spero di diventare più demenziale nel sequel.

Avete girato il film nel Salento, suo marito è pugliese, lei è direttrice del festival di Otranto...

È una regione pazzesca, senti il passaggio di tante culture, c’è un favoloso mélange tra oriente e occidente, un’apertura stimolante. ormai mi sento più pugliese che altro. Il mio festival è un rave a cielo aperto, una contaminazione tra cinema musica e teatro all’insegna dello scambio tra culture e linguaggi, arrivano studenti da tutto il mondo per una settimana di workshop. Dico sempre che mi sono innamorata prima della Puglia e poi di mio marito.

A proposito come ha capito che era quello giusto?

Sensazioni fisiche: mi manca quando non c’è, il tempo che non passa se è lontano, le vibrazioni che mi dà.

E pensare che lei il matrimonio lo scansava...

Se non fosse andata come è andata forse non sarebbe mai successo.

Eravate in vacanza a New York, giusto?

Un freddo cane. Mentre facevo i compiti coi bambini Carlo mi passa l’iPad: “Guarda com’è facile sposarsi qui”. Aveva capito che due come noi totalmente incapaci di organizzare qualsiasi cosa non sarebbero mai riusciti a incastrare date e sopportare lo stress degli inviti. Io gli ho risposto distrattamente, lui ci è rimasto male ed è uscito. In una frazione di secondo ho pensato: “In fondo, non è male, sarebbe una cosa nostra, una promessa intima, una dichiarazione d’amore reciproca”, ho guardato a che ora chiudeva l’ufficio, avevo un’ora di tempo: ho vestito in fretta i bambini e sotto la neve siamo andati a informarci. Prendi il numerino come in posta, compili qualche foglio e il giorno dopo ti sposi. Da Costume national ho scelto il vestito che mi sembrava più adatto. Mio figlio non approvava ma pazienza: «Sembri una di quelle che servono ai tavoli del ristorante», mi ha detto. Han deciso tutto i bambini: “Insomma mamma, non c’è un vero vestito da sposa, non abbiamo la torta...”. Abbiamo fermato il taxi e comprato una tortina da De Luca ma non c’erano “gli omini” sopra. Metteteceli voi, ho detto, sfinita. Sulla nostra torta nuziale c’erano Batman e Catwoman. Il cuginetto ha aggiunto tre Ninjago che facevano da testimoni. È stato tutto molto divertente.

Leone e Zeno: che figli sta cercando di crescere?

Liberi e indipendenti. Faccio loro un sacco di domande, anche troppe ma è per stimolarli, voglio capire cosa sognano. Per me quella è stata la chiave: ho trovato la libertà attraverso la passione. Voglio che abbiano consapevolezza di quel che gli piace, che ci credano e ci mettano disciplina. Tengo molto alla loro formazione sentimentale, perché nessuno li aiuta a buttar fuori, a dire: oggi sto così. Ascoltatevi e raccontate le vostre emozioni. Non c’è nulla di male nell’essere arrabbiati, la rabbia è un sentimento fantastico ma cercate di capire da dove arriva.

Nella sua valigia d’attrice quali compagni di viaggio hanno un posto di primo piano?

Sicuramente Dario Argento, c’è un affetto profondo. Anthony Minghella per la simpatia, la leggerezza e la profondità allo stesso tempo. Donatella Maiorca, Gabriele Salvatores, Verdone... Tutti mi hanno saputo coinvolgere nella loro energia, mi hanno tirato dentro con il loro entusiasmo.

E Cate Blanchett?

Ci eravamo incrociate sul set del Talento di Mr. Ripley e avevamo legato subito. Cene insieme. tante chiacchiere, stesso atteggiamento nei confronti della vita, siamo dirette, non ci nascondiamo dietro al ruolo dell’attrice, non abbiamo paura di fare una battuta al momento sbagliato... Anthony si era accorto e ci ha voluto come sorelle in Heaven di Tom Tykwer, che lui produceva. E lì l’ho presa a schiaffi... In una scena drammatica, lei ha intuito che istintivamente stavo per darle una sberla e mi ha detto: fai pure, menami. L’ho rivista a una sfilata di Armani qualche anno fa, mi è corsa incontro: "Stefania! Ti ricordi?".

In primavera sarà Krizia in Made in Italy. Cosa l’ha colpita di Mariuccia Mandelli?

Amava il suo mestiere, i tessuti, i colori, andava in giro con la valigia di negozio in negozio per far conoscere le sue cose. La libertà di sognare. Oggi è tutto più complicato perché la competizione è a livelli estremi ma non mi piace quando i miei figli mi dicono “Eh ma è impossibile”. Se già parti così...

Tornerà a teatro con Il silenzio più grande insieme a Gassmann.

Sulle cose non dette, che hai sempre rimandato, fino a quando la comunicazione si interrompe e poi a un certo punto esplodi. Non è un mio problema come avrà capito...

Ci sono anche i silenzi pieni...

Certo. Se sei a tuo agio vuol dire che c’è amore e sintonia. Ecco i due segnali inequivocabili per me: se riesco a stare in silenzio con lui e ci sto bene. E se riesco a dormire per tutta la notte nello stesso letto.

Lei è un po’ la First Lady della moda. È nel ruolo?

Zero. Non mi viene neanche in mente... Anzi, spesso scopro le cose dopo. “Ma c’era quell’evento?”. “Si perché volevi venire?”. Queste sono le conversazioni tra me e Carlo... Ormai è automatico non coinvolgerci negli impegni dell’altro, sarebbe un continuo. Capisce perché ci siamo sposati a New York in vacanza?