Stella Nyanzi, la femminista più tosta dell'Uganda, scende in politica ed è più irriverente che mai

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: SUMY SADURNI - Getty Images
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Nel 2019, l'antropologa, autrice e attivista femminista ugandese Stella Nyanzi ha trascorso 16 mesi in carcere per aver scritto e pubblicato su Facebook una poesia piuttosto esplicita sulla vagina della madre del presidente ugandese Yoweri Museveni (leggere per credere). Mentre era in carcere, non è rimasta zitta e ha pubblicato il libro (dal titolo indicativo) No Roses from My Mouth, una raccolta di 158 poesie scritte durante la detenzione più quella che l'ha portata alla condanna. Una volta rilasciata, appena uscita dal tribunale di Kampala, Nyanzi ha indossato una tiara e una fascia con la scritta "FUCK OPPRESSION" e ha iniziato a rivolgersi alla folla: "Dopo la prigione sono tornata più dura, più forte, più volgare!".

Questo era per farvi inquadrare il personaggio. Capirete bene che Stella Nyanzi è a pieno titolo la femminista più tosta dell'Uganda e, quest'anno, la notizia è che ha deciso di entrare in politica per candidarsi come parlamentare del partito di opposizione Forum for Democratic Change (FDC). Sta già facendo parecchio parlare di sé, avevate dubbi?

Photo credit: SUMY SADURNI - Getty Images
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Come spiega il The Guardian, le proteste sono la comfort zone di Nyanzi. Antropologa di professione, è nota per i suoi studi, il suo attivismo, la sua opposizione al regime del presidente Yoweri Museveni e la vicinanza a gruppi emarginati, come le sex worker e la comunità LGBT+ che in Uganda è ancora sotto costante attacco. "Il meglio che posso fare per gli elettori", spiega, "è portare i loro problemi in Parlamento. Non credo che il Parlamento porterà concretamente più cibo sulle loro tavole o che rimuoverà Museveni dal potere o che fermerà la brutalità della polizia, ma mi permetterà di parlare con chiarezza di questi problemi e verrò finalmente presa più seriamente di 'quella manifestante', 'quell'attivista', 'quella Facebooker'".

Il programma di Nyanzi è progressista e radicale proprio come lei e all'interno del suo team ci sono persone omosessuali e transgender cosa decisamente sovversiva in un Paese dove i diritti della comunità LGBT+ (che si stima comprenda mezzo milione di cittadini ugandesi) sono di fatto inesistenti e il semplice fatto di vivere liberamente la propria omosessualità è punibile per legge. Tra le questioni che stanno a cuore all'attivista, ci sono problematiche legate al genere, alle minoranze sessuali, alla salute riproduttiva e alla brutalità della polizia. "Tre quarti dei miei obiettivi politici verrebbero eliminati dal mio stesso partito", spiega però, "Se sapessero, ad esempio, che voglio ridiscutere la legge sui diritti ereditari per le donne".

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Solitude is important

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Da tutto questo, si capisce chiaramente come Stella Nyanzi sia una rivoluzionaria abituata a provocare, lottare senza compromessi e schierarsi contro il sistema. È una donna scomoda e la sua tattica sovversiva è nota come "maleducazione radicale" e consiste nell'utilizzare un linguaggio volgare, esplicito e a volte osceno per criticare il potere oppressivo. Va da sé che la sua nuova avventura come aspirante parlamentare rappresenta una notevole inversione di tendenza: Nyanzi ha scelto di entrare nel sistema per aiutare davvero i suoi sostenitori e cambiare le cose dall'interno. Per farlo, dovrà cercare di conciliare il suo spirito ribelle con i compromessi dell'ambiente politico. Negli ultimi tempi, i suoi toni sui social si sono già fatti meno osé, "Ma quando necessario ho intenzione di ricorrere al linguaggio esplicito e volgare per spiazzare l'interlocutore", spiega al The Guardian, "Voglio essere una parlamentare in grado di alzarsi in piedi e criticare apertamente il dittatore". Se verrà eletta, lo sarà sicuramente.