Stendiamo un velo pietoso sull'ennesimo triste episodio di transfobia accaduto all’aeroporto di Catania

Di Monica Monnis
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Photo credit: Drew Angerer - Getty Images
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Nemmeno il tempo di rilassare i muscoli e scrocchiare la schiena (sempre con riserva) dopo la notizia di inizio mese dell'approvazione della camera dei deputati del disegno di legge contro l'omotrasfobia, ovvero contro discriminazioni e violenze messe in atto per orientamento sessuale, genere, identità di genere e abilismo (il cosiddetto ddl Zan che se approvato al Senato estenderà le protezioni attualmente in vigore per i crimini d’odio, previste dalla cosiddetta legge Mancino del 1993 ai reati per omotransfobia, misoginia e abilismo ndr) che la triste realtà ci ha buttato giù dalle nuvole facendoci scivolare rovinosamente giù dall'arcobaleno facendoci scoprire che no, non esiste nessuna pentola d'oro. L'ennesimo episodio di violenza e discriminazione ce lo racconta la trans Cori Amenta, che dai suoi canali social denuncia la presa in giro e l'umiliazione subita all'aeroporto di Catania da parte di un addetto alla sicurezza.

"Voglio denunciare questo episodio per sottolineare ancora una volta come sia necessaria una legge contro l'omotransfobia", ha detto la stilista originaria di Noto ma da anni trapiantata a Milano, che si è sentita apostrofare con parole intrise di odio e ignoranza all'aeroporto di Catania da parte di un addetto alla sicurezza. Il fatto risale allo scorso 30 ottobre, ma Cori ha deciso di raccontarlo in una diretta facebook del 24 novembre. "Veni veni, ca ci su calamari", queste le parole grette e meschine rivolte alla Amenta: un modo di dire con cui in siciliano ci si prende gioco dei membri della comunità LGBTQ+ ("Forse gli sarò sembrata non siciliana e invece conosco questi insulti: quando al mercato passi e ti dicono "chi ciauru di mari", "ci su calamari", tutti sinonimi della stessa cattiveria, ti dicono fr**** in maniera diversa", spiega Cori nella sua diretta fb). Non solo l'umiliazione ma anche il tentativo di spaventarla con gesti e parole "in modalità mafiosa", di insabbiare l'abuso e farla sentire indifesa e accerchiata dal branco.

"All'indomani della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne non sentivamo il bisogno di ricevere la conferma di quanto la transmisoginia sia ancora diffusa", ha fatto sapere l'Arcigay Catania attraverso una nota del presidente Armando Caravini, "Alla Sac, la società che gestisce l'aeroporto di Catania-Fontanarossa, chiediamo l'immediata condanna del gesto e offriamo il supporto della nostra associazione affinché i dipendenti siano informati e sensibilizzati. Episodi del genere non devono più accadere. È francamente inaccettabile che un aeroporto internazionale non sappia come trattare i passeggeri lgbt+. È nostra intenzione chiedere un incontro con i vertici Sac per verificare e condannare l'accaduto". La società che gestisce lo scalo ha risposto comunicando di aver avviato un'indagine interna "per verificare quanto accaduto e ricostruire l'eventuale catena di responsabilità", attraverso "la visione delle immagini della videosorveglianza e di tutto quanto possa tornare utile per chiarire la vicenda".

"Al supermercato, in edicola, dal pescivendolo, è sempre così. C’è la mamma che dice al figlio 'guarda, quello è un maschio', ci sono gli uomini che si fermano con le loro auto dicendomi “vuoi salire in macchina?”, ci sono persino quelli che ci lasciano i bigliettini. Insomma, ci scambiano per prostitute', ha raccontato Cori a Open sottolineando come ciò che è evvenuto a Catania non sia un episodio isolato, purtroppo. Il 20 novembre, in tutto il mondo, si è celebrato il Transgender Day of Remembrance, una ricorrenza che ha come scopo quello di commemorare le vittime dell’odio transfobico, che secondo il Trans Murder Monitoring project sono state 350 tra il 1 ottobre 2019 e il 30 settembre 2020 senza contare gli episodi di violenza e abusi in tutto il mondo. Non è il momento di rilassarsi ma di tenere alta l'attenzione su tutto ciò che ruota intorno a uguaglianza e inclusività (e la sensazione è che, disgraziatamente, sarà così ancora per molto).