Steven Gerrard: 22 anni fa, l’esordio del padrone di Anfield

Mattia Gruppioni
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29 Novembre 1998: il piccolo Steven Gerrard, maggiorenne da pochi mesi, compie il proprio esordio calcistico nel mondo dei professionisti, ad Anfield Road, Liverpool. Quello che per chiunque poteva sembrare un banalissimo pomeriggio domenicale in cui si scontravano Liverpool e Blakcburn, significava invece per Gerrard muovere i primi passi in quello stadio che da lì a poco sarebbe divenuto casa sua, per ben 17 meravigliosi anni. Nel finale di gara, infatti, subentrò a Vegard Heggem, ma nessuno, probabilmente nemmeno lui, si sarebbe mai potuto aspettare una storia d'amore con la maglia Reds addosso così longeva ed appassionante.

In realtà, gli inizi per Stevie G (così ribattezzato dai media e dai supporters del Liverpool) non furono semplici: dal punto di vista prettamente tattico, il giocatore nativo di Whiston cominciò il proprio percorso da cursore, trovandosi spesso fuori posizione e dovendo ricorrere a falli sistematici. Non trovandosi a proprio agio in campo, ma conoscendosi già nel panorama calcistico inglese le sue doti messe in mostra sin da ragazzo nelle giovanili, parecchie squadre, tra cui il Manchester United, tentarono di soffiarlo ai Reds, che però, quasi per segno del destino, credendo enormemente in lui, lo tolsero ufficialmente dal mercato. La posizione del ragazzo venne quindi modificata: negli anni, sotto diverse guide tecniche, passò dall'essere centrocampista difensivo, col compito di recupera-palloni, all'essere centrocampista interno, l'odierna mezzala, salvo poi consacrarsi definitivamente come trequartista durante l'epopea di Rafa Benitez sulla panchina del Liverpool. Ciò che colpì sin da subito gli esperti del settore, fu la capacità di Gerrard di abbinare qualità e quantità, quindi l'abilità di effettuare lunghi lanci, dettare i tempi di gioco ed inserirsi negli spazi, piuttosto che la precisione e la potenza nel tiro in porta.

CHELSEA-LIVERPOOL | GLYN KIRK/Getty Images
CHELSEA-LIVERPOOL | GLYN KIRK/Getty Images

Nel mezzo della sua formazione e successiva consacrazione come centrocampista a tutto campo, completo sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista tattico, Steven Gerrard rilevò la fascia di capitano, durante la stagione 2002-03, da Sami Hyypia, per volere del tecnico Houllier. Da quel momento, nonostante alcuni rumors circa un suo possibile passaggio al Chelsea nell'estate del 2004, Gerrard instaurò un rapporto ancora più saldo e forte con Anfield, la tifoseria della Kop e l'intera società. Diventò baluardo, leader, una delle ultime bandiere di un calcio che, probabilmente, non esiste più, un calcio costituito ancora da valori umani piuttosto che economici. Come poter non ammirare un giocatore tanto perfetto dal punto di vista umano? Come non innamorarsi delle sue conclusioni terra-aria che partivano dalla media/lunga distanza ed andavano ad infilarsi, il più delle volte, sotto l'incrocio dei pali? Come non apprezzarne, dal punto di vista tecnico, le movenze, la coordinazione e la continua incisività durante le partite?


"Quando morirò voglio essere seppellito ad Anfield. Quella è casa mia". Gerrard ad Anfield lascia il cuore, si lascia trascinare partita dopo partita dalla sua gente, crea con questa un'osmosi ed un tutt'uno difficilmente ritrovabile in altri giocatori del passato, se non, appunto, nelle famose bandiere. Si lascia trascinare, dicevamo, ma trascina anche: dopo ogni gol, dopo ogni assist ad un compagno, il primo sguardo ed il primo pensiero va alla gente, al pubblico, ai tifosi, la maggior parte lì per lui, ad ammirare la sua corsa con le braccia aperte e la fascia al braccio come a dire "Io sono qui, sono qui per voi, eccomi!"

Liverpool v Crystal Palace - Premier League | Stu Forster/Getty Images
Liverpool v Crystal Palace - Premier League | Stu Forster/Getty Images

Ed a chi critica il giocatore per non aver portato in bacheca, durante tutti i suoi anni di Liverpool, nemmeno uno scudetto, nemmeno una Premier League, lui risponde benissimo coi numeri: da quel lontano 29 Novembre 1998, solo col Liverpool e solo col Liverpool dei "grandi" (quindi escludendo le trafile delle giovanili), di lui si contano 504 presenze, contornate da 120 reti e ben 92 passaggi chiave per mandare i compagni a segnare. Con il SUO Liverpool vince due FA Cup, 3 Coppe di Lega Inglese e due Community Shield, solo in ambito nazionale. In campo internazionale, invece, lo score non è da meno: nella sua prestigiosissima bacheca rientrano, infatti, due Supercoppe Europee, una Coppa Uefa ed anche una Champions League, vinta a dir poco da protagonista, col gol in finale e la palma di miglior giocatore della partita.

Liverpool's captain Steven Gerrard holds Champions League Trophy | FILIPPO MONTEFORTE/Getty Images
Liverpool's captain Steven Gerrard holds Champions League Trophy | FILIPPO MONTEFORTE/Getty Images

Steven Gerrard è, quindi, il Liverpool. Scinderli è difficile, scinderli è impossibile. Lo è sempre stato e sempre lo sarà. Uno dei centrocampisti più forti, sicuramente il più completo, di una generazione che ha concesso il lusso di conoscere, nel Regno di sua Maestà, campioni come Lampard, Scholes e Beckham. Ma Gerrard è Gerrard. Steven è bandiera, leader, Red sin dalla nascita, talmente tanto che diventa quasi superflua la sua parentesi nel calcio oltreoceano (dove è comunque andato ad insegnare e non ad apprendere). Quella tra Gerrard e Liverpool non è semplice vicinanza fisica (la prima casa del capitano Reds era a soli quindici minuti dal campo di allenamento), ma è sovrapposizione di idee, comunione di intenti, condivisione di storie, sconfitte, dolori, gioie ed emozioni. Emozioni, si, come quella che sicuramente si deve provare nel vedere entrare in campo una leggenda come Steven, ad Anfield, con You will Never Walk Alone in sottofondo.

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