Storia dei gioielli di Fernanda Pivano simbologia dell'amore con Ettore Sottsass

Di Ilaria Introzzi
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Photo credit: Getty Images
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From Marie Claire

Tra le diverse passioni di Fernanda Pivano, traduttrice dei Beat e scopritrice di talenti letterari dei quali, senza il suo contributo, non potremmo leggere alcuna opera, ci sono i gioielli. La Nanda - così viene chiamata dagli amici e da chi, negli anni, piace pensare di averla conosciuta attraverso le pagine dei romanzi, i suoi ma anche, tra gli altri, quelli di Jack Kerouac (uno dei suoi autori prediletti) ed Hemingway (riguardo il quale viene addirittura arrestata, in epoca fascista, per aver tradotto in italiano Addio alle armi. Il regime, oltre a ritenerlo troppo pacifista come testo, lo censura perché di un autore straniero) costruisce nel tempo una vera e propria collezione di monili. Infatti, cronache letterarie a parte, che pure tracciano, idealmente, l’intera raccolta di gioielli di Nanda Pivano, è con collane, spille, bracciali orecchini e anelli che la giornalista si fa donna e, armata dei suoi pezzi preferiti, viaggia per il mondo incontrando quelli che vengono considerati oggi i più grandi autori del secolo scorso. Da Cortina a Venezia, passando per l’Africa fino a Frisco (la San Francisco di Kerouac) e Milano, città nella quale vive e lavora per gran parte della sua vita, nonostante le origini liguri, Fernanda Pivano inizia a conservare bijoux così variegati da essere diventati oggetti da museo. Nel 2011 sono inseriti nella mostra a lei dedicata Fernanda Pivano. Viaggi, cose persone al Refettorio delle Stelline di Milano.

Photo credit: Mondadori Portfolio - Getty Images
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L’autrice non segue le tendenze, ma apprezza gli esperimenti. Negli anni Sessanta, a Parigi s’innamora dei bijoux realizzati da Paco Rabanne per Galeries Lafayette. In plastica e coloratissimi, le abbellivano in modo avveniristico quel volto delicato tanto amato da Gregory Corso, tra i primi scrittori della Beat Generation da lei conosciuti. “É stato grazie a lui che, a Parigi, conosce Ginsberg e gli altri”, racconta Enrico Rotelli, suo assistente per 5 anni. Ed è proprio con Corso che viene immortalata da Ettore Sottsass, suo compagno di vita, mentre indossa “la collana con semi di zucca (squash blossoms), tra i primi gioielli della sua collezione etnica. L’ha acquistata sulla strada per Albuquerque nel 1956.” Ricorda Rotelli che aggiunge: “Ha sempre avuto con sé dei gioielli. Dopo un viaggio in India pare fosse solita indossare una cavigliera con dei piccoli campanelli e tutti, ben prima che si palesasse, sapevano che stava arrivando”. Ed è questa sua passione unita a quella di Sottsass per la sperimentazione di forme e materiali, dato il suo essere architetto e designer, fondatore nel 1981 del noto Gruppo Memphis, che dà vita durante tutta la loro relazione, a pezzi d’arte da indossare. “Tra quelli a cui teneva di più”, dice Rotelli, “c’era la spilla Pistilli: ogni pistillo rappresentava gli anni del loro matrimonio”. Veri e proprio oggetti di design.

Photo credit: Mondadori Portfolio - Getty Images
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Quando non è Ettore a disegnarle i monili ci pensa Arnaldo Pomodoro, grande amico della coppia, il quale negli anni Settanta in particolare realizza per la traduttrice di Sulla strada - “il romanzo che lei considerava il simbolo di un cambiamento radicale all’interno della letteratura americana” - racconta Rotelli, dei gioielli con rubini e diamanti. “Anche se il suo preferito è un anello molto minimalista: una semplice mezza sfera dorata, applicata su una fede.” Non sono solo i grandi amori e amici ad arricchire di anno in anno la sua wunderkammer di preziosi. Anche qualche leggenda. E qui i ricordi di Enrico Rotelli vanno dritti a un monile particolare: “L’anello meteorite. Una sorta di lastra rettangolare in cui Nanda ha fatto incastonare quella che pare fosse una pietra di meteorite trovata in Madagascar. Nanda ha chiesto a Giacomo Crippa il quale, tra l’altro, è responsabile di avere recuperato la gemma, di realizzare l’anello.” E non senza trovare resistenze da parte del suo autore. La stessa scrittrice lo racconta in una pagina dei suoi Diari: “Io gli avevo subito chiesto di segarmene una particella (del pezzo di meteorite) e di farne un anello, Giacomo Crippa mi aveva detto che non si poteva ed erano cominciate discussioni deliziose finché avevo finito per convincerlo (…). Crippa era stato bravissimo e mi aveva fatto una splendida piastra circondata di oro bianco che da allora non mi sono più levata dal dito, emozionata di avere in mano della polvere di stelle, una vera stella, una stella come quelle che mi facevano sognare, adesso come da bambina, quando mi parlavano brillando nello spazio”.

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Fernanda Pivano ama dunque regalarsi qualche gioiello davvero particolare. Senza distinzione alcuna. Anche quando sono gli altri a farle un pensiero. “Pure io le ho donato qualcosa. Ero al MoMA di New York, nei primi anni con lei, e nel gift shop del museo ho visto questo anello di plastica trasparente con dentro dei brillanti che luccicavano in un liquido. L’ha apprezzato molto anche se non era certo un Pomodoro ma qualcosa di molto più a buon mercato”. Tuttavia, il gioiello che Fernanda Pivano indossa con fierezza è una collana avente come ciondolo il simbolo della pace. L’emblema è realizzato nel 1958 da Gerald Holtom per conto della CND (Campaign for Nuclear Disarmament) come immagine della lotta alla proliferazione degli armamenti nucleari. “Indossava sempre quella collana. E a ogni persona che incontrava e con cui aveva un scambio faceva baciare il ciondolo. Per lei era molto importante.”

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