Sugli insulti a Claudia Alivernini infermiera vaccinata per il Covid non possiamo chiudere un occhio

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: SOPA Images - Getty Images
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From ELLE

Che l'arrivo del vaccino contro il coronavirus avrebbe scatenato dibattiti e polemiche potevamo aspettarcelo, ma questo no. E se non conoscessimo fin troppo bene le dinamiche tossiche del mondo online diremmo che questa vicenda non può essere vera. Se non sapessimo che complottismo, fake news e disinformazione sono - ahinoi - all'ordine del giorno forse potremmo stupirci. Se non avessimo sentito le storie di migliaia di altre storie di donne attaccate sui social, insultate, minacciate e derise, ci sembrerebbe qualcosa di nuovo. Eppure questa vicenda riesce comunque a lasciare a bocca aperta davanti alla violenza della nostra società mostrandoci che c'è evidentemente qualcosa di molto marcio alla base. Cosa è successo? Avete presente Claudia Alivernini, prima infermiera in Italia a essere vaccinata contro il Covid-19? Ecco, la ventinovenne è stata vittima di violenti attacchi di odio online al punto da costringerla a chiudere i suoi account social. Il motivo? Semplicemente il fatto stesso di essersi vaccinata e averne parlato pubblicamente.

Photo credit: Barcroft Media - Getty Images
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"Siamo all'assurdo", direte voi e non avete tutti i torti dato che sono mesi che la pandemia condiziona drammaticamente la vita di tutti e il vaccino è l'unica soluzione per riuscire a ripristinare una parvenza di normalità. Eppure i no-vax non la pensano così e si sono riversati sui canali social dell'infermiera bombardandola di frasi violente, insulti, e minacce. “E ora vediamo quando muori”, ha scritto un utente sotto la foto di Alivernini comparsa anche (e giustamente) sui profili istituzionali per diffondere la notizia della sua vaccinazione. La valanga d'odio ha allarmato la ragazza al punto da spingerla a chiudere i suoi account social e valutare una denuncia alla Polizia Postale. Tutto questo è semplicemente inaccettabile e mostra come non si possa più chiudere un occhio sulla più becera violenza usata persino in nome di una presunta "libertà di espressione".

Claudia Alivernini fa parte del primo blocco delle Uscar del Lazio, ovvero quelle unità speciali che fin dallo scoppio della pandemia hanno lavorato in prima linea nelle zone critiche come le Rsa, gli aeroporti o l’assistenza domiciliare dei pazienti positivi. Il 27 dicembre è stata la prima infermiera a ricevere il vaccino anti-Covid creato da Pfizer-BionTech all'Istituto Spallanzani: "Sono qui come cittadina ma soprattutto come infermiera", ha dichiarato, "a rappresentare tutti gli operatori sanitari che hanno scelto di credere nella scienza. Ho toccato con mano e visto con i miei occhi quanto sia difficile combattere questo virus, essendo stata in prima linea dall’inizio dell’emergenza. Ed è con profondo orgoglio e grande senso di responsabilità che oggi ho fatto il vaccino: un piccolo gesto ma fondamentale per tutti noi".

Dopo gli insulti (arrivati a poche ore di distanza dall'evento che avrebbe dovuto essere celebrato in tutto il Paese), il direttore dello Spallanzani Francesco Vaia ha voluto incontrare l’infermiera: "Ho incontrato stamattina Claudia per incoraggiarla dopo le varie fake news ed attacchi. Non ce n’è stato bisogno. Claudia sta bene, come tutti gli altri vaccinati, è di ottimo umore ed è sempre più convinta della sua scelta: atto d’amore per sé, per i suoi cari, per i pazienti, per il Paese". Scienza e informazione avranno la meglio, ma nel frattempo dobbiamo batterci giorno per giorno contro un'altra "pandemia" che - a quanto pare - sembra ormai fuori controllo: quella dell'odio online e della violenza sui social.