Sulla proposta della pensione anticipata per chi fa figli francamente ci sentiamo di dire qualcosa

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Photo credit: eclipse_images - Getty Images
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La crisi demografica, sempre lei, è diventata una delle più martellanti ossessioni di politici ed economisti di ogni parte del globo. Il calo delle nascite spaventa in Cina, dove la crescita della popolazione è oggi ai limiti storici, mentre, conseguentemente, l'invecchiamento aumenta, in parallelo ad uno sbilanciamento di genere, con 30 milioni di maschi in più, rispetto alle femmine, causato da un massiccio fenomeno di aborti selettivi. Anche in Italia la questione è sentita come urgente, a fronte di dati netti: dopo la, breve, risalita dei primi Anni 2000, che ha giovato degli effetti dell'immigrazione, negli ultimi 60 anni la popolazione dello Stivale ha continuato a diminuire. Un trend gravato dalle conseguenze della pandemia, di cui l'Istat ha registrato i primi effetti nell'ultimo rapporto relativo alle nascite. Vediamo, dunque, qualche numero: nel 2019 le nascite sono state 420mila, nel 2020 sono state 404mila, con un calo del 4% e nei primi 2 mesi del 2021 (i primi in cui emerge l’impatto Covid) il calo è prodigiosamente alto, intorno al 10%. Anche ipotizzando che il calo si riduca, si va verso una natalità 2021 intorno a 370mila nati, e cioè si delinea un crollo del 60% rispetto al decennio 1961-70.

Il meccanismo è semplice e implacabile: meno bambini oggi significa meno maschi e femmine in età fertile domani. Cioè meno potenziali mamme e papà. Cioè meno nascite future. E così via. Il problema cruciale, al quale in Italia si gira intorno senza prenderlo di petto, non è il desiderio o meno di questa generazione di riprodursi, ma le condizioni favorevoli al compimento di questa volontà. Se mancano le condizioni vuol dire che è un diritto negato. Quando la “scelta” di non fare figli è condizionata dall’impossibilità di farli – per mancanza di contratti di lavoro stabili, aiuti regolari alle famiglie, supporto alle neo-mamme, asili – allora la scelta non è una scelta, ma una necessità. Ed è in questo contesto di questioni irrisolte, che l'Italia è il fanalino di coda d’Europa per parità di genere, occupazione femminile e politiche familiari. Gli ultimi dati Eurostat ci hanno detto, infatti, come le madri lavoratrici italiane siano state le prime vittime sacrificali della crisi economica da pandemia, con un nuovo tasso di disoccupazione che ci vede primi in Europa. Nessuno peggio di noi, che abbiamo solo il 57,3% di donne con figli che hanno anche un lavoro. Questo, dunque, il contesto problematico in cui si inserisce la proposta dell'economista Carlo Cottarelli, Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani ed ex Commissario per la revisione della spesa, che il 6 ottobre ha pubblicato questo tweet: "Secondo l’Istat - ha scritto - i nati in Italia nel 2021 scenderanno sotto i 400K. Con pochi figli ci saranno meno lavoratori a produrre ciò che è necessario per gli anziani, obbligando questi a ritardare il pensionamento. Servirebbe un meccanismo premiante: chi fa figli vada in pensione prima".

Ora, la pensione in Italia è, per le generazioni che sono arrivate dopo quella dei baby boomer, una sorta di figura mitologica, un qualcosa che nei discorsi tra amici viene liquidato come mera illusione, un topic che, una volta affrontato, vede come conclusione la frase "tanto noi non la vedremo mai". Ma assodata la generale disillusione sul tema, difficilmente la promessa di Cottarelli potrà realmente incentivare una coppia che vive nella precarietà, che non si può permettere la retta dell'asilo, che non ha i nonni a fare da welfare, a buttare il cuore oltre l'ostacolo e fare un figlio. Ha ragione chi commenta la boutade di Cottarelli - noto per altro per le sue provocazioni che regalano a Twitter qualche sana ora di polemiche - dicendo che "chi fa figli va supportato subito, non in pensione", ma dubito che non lo sappia perfettamente lui per primo. Così come deve essergli noto il fatto che uno dei punti nodali della decrescita demografica è la sua correlazione strettissima con i salari. Il quotidiano La Repubblica riporta, su questo, i dati Ocse, che mostrano che i salari italiani sono calati negli ultimi 30 anni del 2,9% mentre in Francia e in Germania sono saliti del 30%. Non solo: come riporta Elena Marisol Brandolini sul quotidiano Domani, mentre in Spagna il Governo guidato da Pedro Sanchez ha da poco aumentato il salario minimo (che in Spagna esiste dal 1963) a 965 euro al mese, nel nostro Paese si sta ancora discutendo della possibilità o meno di istituire questa misura economica.

L’idea di Cottarelli è la prima in questa direzione anche se, va detto, esistono alcune agevolazioni pensionistiche legate alla maternità: nello specifico, i requisiti contributivi richiesti alle donne (30 o 36 anni) sono ridotti di 12 mesi per ogni figlio, nel limite massimo di due anni. È poi previsto uno "sconto" sull’età del pensionamento per le lavoratrici madri che hanno l’assegno calcolato interamente con il sistema contributivo: 4 mesi per ogni figlio per un massimo di un anno scontato. Scrive il Corriere della Sera che "una mamma lavoratrice che ha tre figli (tre, ripeto, tre) potrebbe quindi accedere alla pensione di vecchiaia a 66 anni piuttosto che a 67 anni, ma sempre con un minimo di 20 anni di contribuzione. La pensione anticipata ordinaria però, prevista dalla legge Fornero, si raggiunge solo con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e un anno in più per gli uomini". In generale quindi la pensione anticipata ordinaria non offre sconti a chi è genitore e tanto meno alle donne. Tutto ovviamente noto a Cottarelli che, incalzato sul perché di questa uscita poco sensata, ha chiarito che si tratta "di una provocazione, perché non c’è un dettaglio su come fare questa cosa, ma è importante far capire che dietro al problema delle pensioni c’è il fatto che la gente non fa più figli. Se si continua così, tra 30-40 anni, diventa un problema ancora più serio. È inutile dire che nella propria vita lavorativa si sono pagati i contributi se non si fanno figli". Ci sentiamo di rispondere a Carlo Cottarelli che, forse, i tempi non sono esattamente consoni alle provocazioni, ma a delle proposte sensate, che dalla pandemia non siamo usciti né migliori né più pazienti.

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