Swatch, addio plastica?

Di Manuele Menconi
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Courtesy Swatch
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From Esquire

Quanta modernità c’è in una rivoluzione? Dipende dal tempo in cui si fa, ma anche dall’etimologia con cui si considera il termine. Al netto del presente, dove qualcuno si sveglia, prende il suo vessillo e lo innalza sul palo estensibile (all’infinito) del web, poca. Perché ogni causa è buona e ogni voce rischia di essere ascoltata. Resistono le nicchie, sempre più piccole e sempre più chiuse in se stesse, ma portatrici di quel duplice seme di antico e geniale capace di fiorire all’improvviso. E allora eccolo un cambiamento, l’impercettibile spostamento in un’altra direzione che è un po’ più avanti. È successo qualche anno fa nel mondo dell’orologeria e a metterci la firma è stata Swatch, che la rivoluzione, o meglio l’idea di quel moto celeste, l’ha infusa nel suo SISTEM51.

Photo credit: Swatch Ltd.
Photo credit: Swatch Ltd.

Come i pianeti che ruotano intorno al Sole, così i 51 componenti che permettono il funzionamento di questo modello si muovono ancorati a un’unica vite. Nel 2013, per il suo lancio, ha stupito e scosso Baselworld, dimostrando di poter dare la dicitura Swiss-made un oggetto assemblato interamente dai robot. Una provocazione per chi si è arroccato dentro castelli di complicazioni sempre più articolate e un invito a dialogare con la tecnica che i maestri orologiai hanno affinato nei secoli. Se guardiamo dentro a un SISTEM51, e possiamo farlo attraverso il fondello a vista, troviamo cinque moduli uniti a creare un unico corpo: la massa oscillante, la carica automatica, lo scappamento, l’asse per il settaggio e il treno di ingranaggi che permette di trasformare l’energia.

Photo credit: Courtesy Swatch
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Se è sorprendente che nei modelli di fascia alta ci possano essere più di seicento pezzi montati in atelier, per settimane o addirittura mesi, lo è altrettanto che qui lo stesso processo sia automatizzato. La tecnica, semplicemente, è riversata a monte, nella programmazione dell’automatismo che ripete i gesti antichi della mano dell’uomo e che la maison ha messo a punto in poco meno di due anni. È nel laser che imposta la marcia, rendendo superflua la correzione manuale; è nell’ARCAP del movimento, una lega di nichel, rame e zinco che grazie alle sue proprietà antimagnetiche garantisce una riserva di carica di 90 ore; è nell’utilizzo creativo di quel plastic-fantastic funzionale che è il vero DNA di Swatch.

Photo credit: Courtesy Swatch
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Sigillati ermeticamente in una cassa trasparente, i componenti sono al riparo dalle possibili alterazioni esterne come acqua, umidità o polvere ma restano esposti al nostro sguardo, a ricordarci che sì, abbiamo al polso un oggetto di pura ingegneria, di quelli che potevamo solo sognare quando, ragazzini, collezionavamo ogni nuova uscita al quarzo del colosso di Biel, e sì è anche questo un membro di quella famiglia. Nel 2016, ai polimeri si sono aggiunti i metalli, in abbinamento a cinturini in pelle stampa cocco e a quadranti con un’estetica vintage.

Gli IRONY sono un passo più vicini all’idea di “classico” informale, anello di congiunzione tra il top di gamma (concettualmente) e il quotidiano (nel prezzo che rimane contenuto). Non poteva mancare una collaborazione e nel 2018 esce l’interpretazione di Hackett: 1983 esemplari numerati, a ricordare l’anno di nascita di entrambi i marchi, con il cagnolino Muffin, l’icona di Jeremy Hackett, che fa giocosamente capolino sul quadrante. Il 2020 è Bioreloaded: SISTEM51 diventa un gioiello eco in cui tutti i materiali sono di origine vegetale, estratti dai semi di ricino. Texture opaca, tra il blu, l’antracite e l’ottanio, e silhouette che torna sul disegno caratteristico, quasi bidimensionale, di Swatch, spezzato dal lettering dei due cliam “DON’T BE TOO LATE” e “TIME IS WHAT YOU MAKE OF IT” stampato a colori vivaci sul quadrante, a un prezzo di vendita di 145 euro. Convivenze contemporanee, l’alto e il basso, il lusso e l’ecologia, l’inaccessibile distribuito alle masse: l’essenza di un lavoro su marketing e cultura che il Gruppo di Hayek mantiene in costante aggiornamento.