Takamure Itsue, la femminista giapponese che compì un pellegrinaggio di 1400 km da sola nel 1918

Di Sara Mostaccio
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Photo credit: Michael Yamashita - Getty Images
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È stata poeta, attivista, scrittrice, femminista, anarchica, storica. E ha compiuto, da sola e in un’epoca in cui era impensabile, un pellegrinaggio a piedi di 1400 km. È Takamure Itsue, nata nel 1894 in un piccolo villaggio della prefettura di Kumamoto in Giappone, tra le montagne dell’isola di Kyūshū, e diventata un simbolo della lotta femminista giapponese.

Obbedire? Mai

Di famiglia modesta, segue le orme del padre insegnante che decide di educarla sin da piccola in materie che allora non facevano parte del percorso di formazione di una donna. Si gettavano i semi del suo futuro: sottostare alle convenzioni, mai.

Dopo aver lavorato per un periodo di tempo in un cotonificio e aver insegnato per alcuni anni a scuola, nel 1917 incontra l’editore Hashimoto Kenzō che sarà suo marito. Ma non subito. Sfidando ancora una volta le convenzioni sociali, allacciano una relazione senza matrimonio che suscita scandalo.

Vivono insieme sporadicamente a partire dal 1919 per sposarsi solo nel 1922. Ma prima di allora Takamure si trasferisce a Tokyo dove nel 1920 inizia a collaborare con i giornali e prima ancora compie un pellegrinaggio che lascia tutti a bocca aperta. Non si era mai sentito che una donna non sposata se ne partisse da sola per un pellegrinaggio tra le montagne.

Gli 88 templi di Shikoku

È il 1918 quando decide di percorrere da sola l’intero percorso degli 88 templi sull’isola di Shikoku. È un pellegrinaggio antichissimo, tuttora molto frequentato, che percorre l’intera costa dell’isola. Ma che nel 1918 nessuna donna si sognava di intraprendere da sola. Impiega 5 mesi e durante il cammino scrive 105 articoli che spedisce ai giornali e la rendono una vera celebrità.

L’impresa è straordinaria non solo perché sfida la società giapponese degli anni ‘20 con la decisione di partire da sola ma anche per il percorso in sé, lunghissimo e niente affatto semplice da affrontare per intero neanche oggi. Le condizioni meteo imprevedibili, la solitudine assoluta per lunghi tratti e l’estensione del percorso mettono a dura prova anche i pellegrini contemporanei che possono contare su ben più comodità e servizi, mezzi pubblici inclusi.

Tuttavia l’intento di Takamure di percorrere il tragitto da sola viene messo a dura prova quando un altro pellegrino, un uomo settantenne, insiste per seguirla e accompagnarla in vece di protettore: non poteva andarsene tutta sola, non poteva fare sul serio. Invece sì.

Femminismo e anarchia

Un altro scandalo non da poco provoca nel 1925 la sua decisione di lasciare il marito a Tokyo per partire con un altro uomo. La riconciliazione coniugale avviene poco dopo, ma Takamure è per mesi sulla bocca di tutti. E scrive una poesia piena di rabbia in cui parla dell’andar via di casa. Intende restare padrona della sua vita e delle sue scelte.

Intanto entra nei circoli femministi esistenti, collabora a giornali e riviste e partecipa al dibattito del momento assumendo posizioni anarchiche fino a entrare a far parte della Lega delle Artiste Donne Proletarie e fondare nel 1930 il giornale femminista anarchico Fujin Sensen (Il Fronte delle Donne) di cui arrivano a uscire 16 numeri prima che venga chiuso dalla polizia.

Nel frattempo Takamure studia la storia delle donne in Giappone scoprendo che la società tradizionale era di matrice matriarcale e fornendo una base preziosa a storici, antropologi, sociologi nonché alle femministe degli anni ’60 e ’70.

Fino al 1964, anno della morte, Takamure Itsue attraversa molte trasformazioni anticipando spesso i cambiamenti sociali per cui si è battuta, ma sempre mantiene ferme le sue convinzioni per le quali è ricordata ancora come una pietra miliare nell’evoluzione del dibattito femminista giapponese.