Tamponi a tutti gli asintomatici. La Salute dice no alla Regioni

Luciana Matarese
·Giornalista
·3 minuto per la lettura
ROME, ITALY - OCTOBER 24: Italian Army health workers collect swabs to check for Covid-19 at a drive-through testing center at Cecchignola Military compound, during the Coronavirus epidemiological emergency, on October 24, 2020 in Rome, Italy. Operation "Igea" is conducted by joint teams made up of personnel from the Italian Army and other Armed Forces, which the Ministry of Defense has made available to citizens throughout the country to increase the country's daily capacity to carry out swab tests.  (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)
ROME, ITALY - OCTOBER 24: Italian Army health workers collect swabs to check for Covid-19 at a drive-through testing center at Cecchignola Military compound, during the Coronavirus epidemiological emergency, on October 24, 2020 in Rome, Italy. Operation "Igea" is conducted by joint teams made up of personnel from the Italian Army and other Armed Forces, which the Ministry of Defense has made available to citizens throughout the country to increase the country's daily capacity to carry out swab tests. (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)

Se ci arrendiamo su quello la battaglia è persa”. È una fonte autorevole dal Ministero della Salute ad assicurare che “la linea non cambia, i tamponi vanno fatti e si faranno a tutti i positivi, sintomatici e asintomatici”.

Nonostante le difficoltà con cui ogni giorno si trovano a fare i conti i dipartimenti di prevenzione delle Asl nel portare avanti le indagini epidemiologiche per individuare i contatti a rischio contagio di quanti sono risultati positivi, malgrado il contact tracing sia saltato in tante aree del Paese, come ieri hanno fatto intendere - “con numeri così significativi è difficilmente sostenibile” - il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza e il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro. Proprio quest’ultimo, stamattina, in audizione in Commissione Sanità del Senato, ha sottolineato l’importanza di “individuare gli asintomatici” perché “individuare le persone portatrici del virus è la prima frontiera per fermare l’infezione”. L’obiettivo, quindi, è “continuare a tracciare i positivi, senza mollare la presa” e “se il numero è eccedente e non si può più fare, si adottano misure per ridurre il numero dei positivi sotto la soglia”, ha aggiunto il presidente dell’Iss rimandando indirettamente a eventuali nuove restrizioni che potrebbero essere disposte per abbassare la curva dei contagi.

Domenica le Regioni, con una lettera inviata al ministro alla Salute, Roberto Speranza, avevano proposto di cambiare le regole sui test, permettendo alle strutture che hanno difficoltà a tracciare i contatti a causa dei troppi positivi di non fare il tampone, molecolare o rapido antigenico, agli asintomatici. Da Roma, al momento, non è ancora arrivata risposta ufficiale, ma nei giorni scorsi era sembrato potesse esserci un’apertura. Ieri, il professore Luca Richeldi, pneumologo del Policlinico Gemelli e componente del Comitato tecnico scientifico, commentando lallarme di un gruppo di fisici della Sapienza che aveva definito una “resal’ipotesi di riformare il contact tracing, aveva detto: “Potrebbe essere un necessario e temporaneo cambio di strategia”. Posizione “isolata nel Cts, che - sottolinea uno dei componenti - “resta convinto della necessità di sottoporre a tampone tutti i positivi, siano essi sintomatici o asintomatici”.

Stessa linea del Ministero della Salute che continua a lavorare per rafforzare il sistema di tracciamento sui territori e le reti sanitarie locali.

Al bando pubblicato dalla Protezione civile per rafforzare il contact tracing assumendo 2.000 persone (1500 tra personale medico e sanitario e 500 addetti allattività amministrativa da impiegare sui territori) hanno risposto 48.736 persone e stamattina il Ministro Speranza dal suo profilo Facebook ha ringraziato i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta che hanno sottoscritto il nuovo accordo collettivo nazionale. “È molto importante l’impegno a fare tamponi rapidi antigenici, negli studi o in altri spazi adeguati e l’utilizzo di nuove attrezzature per la diagnostica di primo livello”, ha scritto Speranza. Ieri sera l’annuncio dell’accordo con i medici di medicina generale e i pediatri per eseguire i tamponi era arrivato dal fronte delle Regioni. Che, però, hanno visto respinta la loro proposta di cambiare le regole sul testing. “Test e reagenti ci sono - fanno notare dal Cts - le difficoltà derivano da problemi organizzativi e di gestione”. Ed è questo il terreno sul quale lavorare, il fronte da potenziare anche secondo il Ministero della Salute, anche se in tante zone il contact tracing è saltato. “Nelle aree problematiche si potrebbe anche pensare a lockdown mirati per abbassare la curva - taglia corto la fonte dal Ministero - ma il sistema di contact tracing va rafforzato. E non fare il tampone agli asintomatici è impensabile”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.