Tassare i big del Web? Una rivoluzione. Il punto critico di Corrado Formigli

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Photo credit: alubalish - Getty Images
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In pochi mesi, con un’intesa firmata la scorsa settimana a Londra dai ministri delle finanze del G7, Joe Biden ha imposto la misura più rivoluzionaria che si sia vista nell’economia planetaria da parecchi anni a questa parte: un’aliquota globale minima del 15% per i colossi del Web. In soldoni: i vari Google, Apple, Microsoft e Facebook dovranno pagare le tasse nei paesi nei quali operano e generano profitti. Di fatto, il primo passo per smantellare quei paradisi fiscali nei quali i giganti digitali collocano le loro sedi continentali. In Europa, per fare un esempio, l’Irlanda e il Lussemburgo.

La mossa del presidente Usa mira a ricostruire un rapporto forte con l’Europa, indebolita da anni di multilateralismo trumpiano, dalla Brexit inglese e dalla crescita di influenza della Cina culminata nel progetto di una nuova Via della Seta. Ricordate la fuga in avanti dell’allora vicepremier del governo gialloverde Luigi Di Maio, primo in Europa a firmare con Pechino un mega accordo commerciale dai contorni nebulosi? Sembrano passati secoli. Oggi quell’accordo è stato stoppato dall’Europa e l’asse con Washington si è rafforzato.

Ecco, al di là delle baruffe su Arcuri e Figliuolo, su chi ha scritto cosa del Recovery Fund e di chi siano i meriti della vaccinazione di massa, è questo che segna la grande discontinuità fra Conte e Draghi. Il primo, fortemente appoggiato nel 2018 da Donald Trump (che lo aveva ribattezzato “Giuseppi” in uno storico tweet di incoraggiamento), credeva nell’allargamento a est, puntava a cementare l’alleanza con Mosca e Pechino, spinto anche dall’isolazionismo trumpiano. Con Biden alla Casa Bianca la fase è mutata, è tornato il multilateralismo e l’avvento di Draghi non può che rinsaldarlo. Non a caso, appena insediato il nuovo premier italiano ha lanciato dure stoccate a Putin sul rispetto dei valori democratici. Cos’altro questo rinsaldato fronte euro-atlantista saprà offrire oltre a una seria e sacrosanta web tax internazionale non è ancora chiaro.

Ma se si crede ancora in un mondo connesso e globalizzato, la prossima sfida è offrire vaccini gratuiti all’Africa e al Sud America, devastati dal Covid. Liberare i brevetti, spedire task force vaccinali, aiutare quei paesi a uscirne. Oppure per anni vivremo barricati in Occidente, costretti a erigere muri sanitari e tornare alle vecchie cortine di ferro. Più che una distopia fantascientifica, un rischio del tutto tangibile.