I teatri più importanti d'Italia che hanno fatto la storia delle città

Di Alessia Musillo
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Photo credit: MIGUEL MEDINA - Getty Images
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L'edificio teatrale "all'italiana" proietta da sempre e immancabilmente in tutte le città quel senso di cultura - diciamo - alta. Come un tempio sacrale devoto all'arte, porta con sé una storia simile ma diversissima e rispecchia il carattere dei territori entro cui si trova. È luogo sociale, un momento artistico a cui sappiamo dare una forma. A difesa di queste istituzioni, che oggi devono restare chiuse per via delle norme di contenimento del Coronavirus emanate dal nuovo DPCM, Vissi d'Arte ha lanciato una petizione per tutelare l'impegno che i teatri hanno preso nei mesi passati per tornare, dopo la primavera di quest'anno, a essere luoghi sicuri. Ora che il sipario cala di nuovo, non resta che fare un giro delle platee - con l'immaginazione - dei più importanti teatri italiani che hanno costruito la cultura dello spettacolo dal vivo del nostro Paese.

Photo credit: fotoVoyager - Getty Images
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Nel 1978, il Piermarini firmò il progetto di quello che sarebbe stato (e continua a essere) uno dei teatri più iconici del mondo: La Scala di Milano. Siamo nel secolo delle Rivoluzioni e se quei palchetti potessero parlare, racconterebbero la storia della socialità meneghina. Dall'Illuminismo alle risse in galleria: persino Boccioni immortalò nel suo celebre quadro del 1910 quello che accadeva prima che i futuristi andassero a godersi uno spettacolo a La Scala - zuffe di fronte alla buvette di Gaspare Campari, l'odierno Camparino, e poi tutti seduti in platea a vedere un'opera di Puccini. Oggi, oltre a rappresentare un punto di arrivo per artisti internazionali (quali danzatori, registi, direttori d'orchestra e musicisti), il teatro con il lampadario che conta 383 bulbi è da sempre una perla architettonica della città: icona urbana che dà su Palazzo Marino. A rispondere al classicismo de La Scala, alle spalle c'è il primo Teatro Stabile pubblico italiano, il Piccolo Teatro - ancora oggi forte del suo slogan: "Teatro d'arte per tutti", costituiva una novità, negli anni del confuso Dopoguerra, e trasformava lo spettacolo dal vivo in una chiacchiera da mangiare tutto l'anno. Giorgio Strehler, Paolo Grassi e Nina Vinchi non solo lo fondarono ma, insieme all'architetto Marco Zanuso, lo pensarono nella sua estetica: se il Piccolo produceva spettacoli, come una catena di montaggio da riflettori accesi sulla manovalanza artistica, allora l'architettura doveva sembrare una fabbrica. Il teatro che produce, che fa.

Photo credit: DEA / S. VANNINI - Getty Images
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Sarà che il Veneto è stato anche la casa della Commedia dell'Arte - "Mirandolina ha bisogno di denari e non di protezione" (La Locandiera, Carlo Goldoni, 1753) - così la Regione vive della storia dello spettacolo dal vivo. "La Fenice rinasce sempre, in qualche modo" - ha dichiarato Fortunato Ortombina, Sovrintendente del Teatro veneziano. Il simbolo dello spettacolo di tutta la Laguna, da sempre apre il suo sipario sposando un concetto che si lega fortemente al carattere innovativo della città. Il peso storico del Teatro La Fenice, dalla sua inaugurazione nel 1792, ha contribuito, fra le molte istituzioni artistiche, a trasformare Venezia in una casa d'arte contemporanea. Il teatro, non solo dimora della socialità, è stato anche il simbolo della rinascita dell'edificio dove viveva Marco Polo - abbandonato e distrutto a causa di un incendio del 1597. A Vicenza, l'icona del palcoscenico è invece l'Olimpico - magnificente di nome e di fatto. Il primo e più antico teatro stabile dell'epoca moderna, siamo nel 1580 circa, vanta la sua realizzazione per mano di un maestro dell'architettura, Andrea Palladio (anche se non ne vide la completa realizzazione a causa della sua improvvisa scomparsa). "O nuova stirpe del vetusto Cadmo, figli, perché, venuti alle mie soglie, tendete i rami supplici?" - le prime parole pronunciate sul suo palcoscenico venivano dritte dritte dalla penna di Sofocle, così l'Edipo Re inaugurava la stagione eterna di uno dei più affascinanti edifici italiani.

Photo credit: Donato Fasano - Getty Images
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Quanti ce ne sono, in Italia, di teatri importanti? Passiamo dal Regio di Torino, dal Comunale di Bologna, da quello dell'Opera a Roma, dal San Carlo di Napoli, dal Massimo Vittorio Emanuele di Palermo, dal Petruzzelli di Bari e dal Bellini di Catania - questi luoghi sono il DNA delle città, parte della cultura urbana. Sono piazze al coperto, certezze dello spettacolo dal vivo che va e che viene. Ecco la tradizione, ecco la parola che attraversa lo spazio, tramanda e tramanda ancora opere, storie, canovacci. Il teatro si inserisce da sempre in un contesto, quello urbano, e dialoga con il territorio che lo ospita: non a caso gli edifici adibiti alle rappresentazioni, oggi, sono anche luoghi di respiro delle città o spazi underground d'espressione contemporanea. Eppure, quando la lirica si esibisce al Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo fa ancora un certo effetto - sarà che è il teatro lirico più grande d'Italia e il terzo d'Europa, dietro all'Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna; sarà che l'architettura porta in calce la firma dei Basile (padre Giovan Battista Filippo prima e figlio Ernesto poi).

Photo credit: diegograndi - Getty Images
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E mentre aspettiamo di tornare in platea, sala d'attesa dell'arte, guardiamo agli edifici degli spettacoli dal vivo con la speranza che sopravvivano oltre la crisi. Perché sono spazi della socialità, traccia indelebile delle architetture culturali. Ne abbiamo (sempre) bisogno.