In tempi scuri, la musica di Venerus è l'antidoto più bello di tutti

Di Carlotta Sisti
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Photo credit: Rosdiana Ciaravolo - Getty Images
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From ELLE

Venerus sogna di far suonare i fili d'erba mossi dal vento. Se potesse, suonerebbe canzoni che sanno di erba e di prati lontani dalla città, su cui tante volte, nei mesi folli che hanno composto il 2020, s'è sdraiato, ad ascoltare, a riprendere contatto con la natura. E proprio la natura, così come la Terra e l'universo tutto, sono la materia viva di "Magica Musica", uscito il 19 febbraio per Asian Fake, il suo disco d'esordio, che, in modo del tutto non convenzionale rispetto alla visione dominante della musica d'Occidente, non è ombelicale, non è ego riferita, ma si apre, si alza in volo, guarda il mondo e ce lo racconta. Il viaggio di Andrea Venerus è psichedelico, sfrenato ma soprattutto felice: si sente che non è iniziato l'altro ieri, ma che, al contrario, si porta appresso anni di sperimentazioni, fughe, avventure. Oggi tutto questo si manifesta in un disco che lo fa sorridere per tutta la lunga chiacchierata, durante la quale ha parlato di Giordano Bruno, del suo ritorno al pianoforte, di sensibilità ma soprattutto di amore.

Finalmente questo disco. Il primo.

"Sì, è un momento che stavo aspettando da tanti anni, perché è dal 2015 che lavoro sulla mia musica, ma ho avuto la pazienza di aspettare la mia crescita, artistica e personale per condividere ed immettere nel mondo qualcosa. Ho fissa in testa quest'idea che quello che pubblichiamo, poi ruota intorno alla Terra per sempre e per questo ho una mia etica della condivisione del lavoro".

Infatti non l'hai lanciato solo metaforicamente, ma anche fisicamente, nello spazio.

"Sì, all'inizio l'ho detto simpaticamente, perché mi faceva ridere l'idea, poi in realtà nella mia musica ci sono mille immagini di astronauti, dello spazio, dell'universo e mi sono reso conto che rispetto a cose precedenti, sono diventato meno introspettivo o meglio: ho preso le mie faccende interiori, e le ho fatte scoppiare nel cielo, per guardarle da lontano. Il lancio nello spazio simboleggia la mia consapevolezza che sto facendo qualcosa che comunque resterà nella storia, e il messaggio legato a questo disco, che voglio che rimanga, è l'amore.".

"Magica Musica" non esce nel mondo nel suo momento più semplice ...

"No, l'ultimo anno è stato, per me e per tutti, davvero difficile e sicuramente questa cosa ha avuto un effetto, ma non in negativo. Questo disco è pronto da maggio, è stato rimandato a causa del Covid e per me, all’inizio, è stato terribile. Nonostante la musica live sia ferma, ho trattato queste canzoni come se dovessi partire domani per il tour, con arrangiamenti belli densi, assoli lunghissimi, tanto strumentale. Credo sia anche un modo per esorcizzare lo stop forzato che ci riguarda, purtroppo, ancora molto da vicino. Ci sono molti amici, lungo queste 16 tracce, ed anche questo ha un significato, è come se l'album fosse una sorta di Arca di Noè, nella quale ho messo tutte le cose in cui credo e che desidero salvare. Penso, però, che l'ultimo periodo abbia in qualche modo rallentato un'umanità che stava andando ai tremila; io stesso ero mentalmente già proiettato al 2022, e poi la vita mi ha ricordato che il fatto che sei carico non significa necessariamente che sei pronto. Questo cuscino di tempo in eccesso mi ha fatto prendere una nuova consapevolezza".

Raccontaci gli ospiti di questo album.

"Nessuno è stato scelto a tavolino, perché credo vivamente nel fatto che una collaborazione abbia senso nel momento in cui esista un'empatia, una connessione tra le persone. Quindi con alcuni dei guest ero già amico, come Gemitaiz e Rkomi, con altri ho generato un incontro, sulla base di una stima artistica, come con i Calibro 35, e proprio con loro è scattato quello che forse s'è rivelato come lo scambio più speciale, perché insieme siamo andati a riscoprire la potenza e la bellezza degli strumenti. Non a caso sono in una fase della vita in cui mi esercito al piano tutti i giorni, con il maestro di quando ero ragazzino, ne sento proprio il bisogno".

Sembri allergico ai generi, tant'è che la tua musica non si riesce a incasellare, è qualcosa di cui sei felice?

"Credo molto nello scardinare i generi, sì. Quando hai una passione così grande, che può essere la musica ma anche la letteratura, ami così tanto il mezzo con cui l'arte arriva a te, da riuscire a staccarti dal concetto di "genere".

L'artwork di copertina è molto bello, che cosa l'ha ispirato?

"L'iconografia di riferimento è un'immagine di Giordano Bruno, ritratto mentre vaga per la terra a quattro zampe, e poi di colpo si trova con la testa fuori, in un altro mondo. Quando l'ho vista mi ci sono ritrovato tantissimo: sono in una fase di ricerca, di contatto con la natura, di consapevolezza che ci sia molto altro. Oltre al fatto che stimo Giordano Bruno e che penso sia figo riproporlo nel 2021, c'è anche la fascinazione, ben visibile qui, che ho per tutto ciò che è scenografia: è un mondo che mi affascina tantissimo, ed infatti penso che lavorerò presto ad un mio futuro, spero prossimo, spettacolo in teatro".

Ci sono anche tanti suoni, non musicali, tipo quello della piscina di Salmo, come mai?

"Perché sono un campo di ricerca infinito e sono un campo dove puoi mettere molto del tuo vissuto personale. C'è la piscina di Salmo e c'è perché amo contaminare la mia musica con la mia vita. Fare una canzone, in questo senso, è come fare una pozione magica, dove puoi mettere un sacco di cose, parti delle mie giornate, suoni del mio quotidiano e quindi pezzetti me. La musica per me non è solo la chitarra o il piano, ma è quello che suona nel mondo. In questo senso questo disco è stato anche un processo di avvicinamento alla natura, perché sono tante le volte in cui mi sdraio per terra, in un prato e sogno di poter fare un disco che riproduca quella cosa lì".

Ti apri e ti concedi molto, con la tua musica: è qualcosa che ti fa bene o comporta anche un prezzo?

"La mia esperienza di persona su questo pianeta, è di meraviglia. Da quando sono piccolo mi sono sempre sentito molto spettatore ma anche molto chiamato in causa. Credo sia anche conseguenza di una sensibilità, caduta forse un po' troppo in abbondanza. Questo ha comportato un forte senso di malinconia, per buona parte della mia vita, ma anche l'idea di dover partecipare all'accadimento di cose speciali. Mi sono sempre sentito un'antenna, e ora più che mai credo a quest'immagine, mi rispecchia. Una persona può essere un'antenna, può captare informazioni, può connettersi all'umanità intere. Scrivere una canzone mi mette in connessione con chi la ascolta anche se non ci parlo direttamente. Nulla come la musica unisce le persone, e questa potenza è innegabile. Eppure se ne parla troppo poco e la si tratta come dettaglio trascurabile. Ed invece, specie in tempi di crisi come questo, bisognerebbe rimetterla al centro e rimettere in circolo la sua bellezza salvifica".