Tenerezze, amorose crudeltà e il gioco delle maschere a Venezia 2021

·2 minuto per la lettura
Photo credit: Netflix
Photo credit: Netflix

È stata la mano di Dio: a prima vista ci inganna con quella scena iniziale che esalta il corpo sensuale di Luisa Ranieri/Patrizia in un episodio losco o immaginato, chissà, con il Monaciello e San Gennaro che pare guaritore e invece è molestatore.

Tutto si surriscalda, ma poi viene il mare e cala la tempesta e ci ritroviamo nella giovinezza del regista, qui Fabietto, un perfetto Filippo Scotti: Vomero, sole e vento e quella famiglia Schisa caciarona, spudoratamente Anni 80, pranzi e gite affollatissime in barca dove Patrizia, la più fragile, fa impazzire i maschi, e poi scherzi, odii ,amori e brutti segreti. Su tutto aleggia quel richiamo con fischio tra i coniugi Toni Servillo e Teresa Saponangelo, entrambi di bravura sconfinata. Moriranno entrambi intossicati dal monossido di carbonio e Paolo, è storia, sopravvive perché era andato alla stadio a vedere Maradona, ed era la prima volta.

Photo credit: Netflix
Photo credit: Netflix

«È stata la mano di Dio», dice un parente, alludendo al leggendario goal di mano. È dolce questo film, senza stress stilistici anche se la bellezza vibra sotto il pelo dell’acqua, personale ma non esibito, si piange molto dopo i tanti sorrisi. Il ghigno della Grande bellezza si tramuta in tenerezza pur siglando amorose crudeltà, come quando l'anziana Baronessa consente al ragazzino di perdere la verginità, invitandolo dentro “‘a spaccatura”. Tremiamo eppure è lieve, è un messaggio di speranza. Come il tributo a Mario Capuano, il regista che gli è stato maestro. Gli attori sono perfetti, accoglienti come a casa propria, da Massimiliano Gallo all’impagabile Monica Nappo a Lino Musella, l’attore più stralunato e multiplo in circolazione. Sul film di Sorrentino non si possono avere dubbi, piuttosto riconoscenza per l’idea, oggi così necessaria, che la vita continua.

Photo credit: courtesy
Photo credit: courtesy

Andamento contrario, Paul Schrader in The card counter prosegue (benissimo) il gioco prediletto delle maschere: ogni uomo cela un segreto dietro la facciata imperturbabile, anche e soprattutto il giocatore di professione Isaac, strepitoso nel ruolo, che crede di aver sepolto nel calcolo dei numeri e dei bluff al casino i suoi americani da torturatore a Abu Grahib. Ma non basta coprire come Christo di pezze bianche ogni mobile di ogni motel per cancella la memoria. Bravo Tye Sheridan, ma il nostro cuore batte per la tosta, commovente, Tiffany Haddish.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli