Teresa Fornaro, la scienziata italiana che cerca la vita su Marte

Di Redazione Gente
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Photo credit: Teresa Fornaro la scienziata italiana della Nasa
Photo credit: Teresa Fornaro la scienziata italiana della Nasa

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Giovedì 18 febbraio si è fatto un pezzo di storia: il rover Perseverance è atterrato su Marte, aprendo la possibilità all’umanità di conoscere i segreti del Pianeta rosso. A seguire l’operazione con il fiato sospeso c’erano le 450 persone del team scientifico che si occupa del progetto Mars 2020 della Nasa, più 13 scienziati recentemente selezionati in giro per il mondo per supportarli nell’impresa. Fra questi c’è anche un’italiana: Teresa Fornaro. Napoletana, 33 anni, è l’esempio di cosa può diventare la nostra migliore gioventù se non è costretta a finire nella schiera dei cervelli in fuga.

Photo credit: Teresa Fornaro la scienziata italiana della Nasa
Photo credit: Teresa Fornaro la scienziata italiana della Nasa

Dopo la laurea in Chimica all’università Federico II di Napoli, ha conseguito un dottorato alla Scuola Normale Superiore di Pisa e un post dottorato all’Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica) presso l’Osservatorio Astrofisico di Arcetri (Firenze), quindi è volata negli Stati Uniti per una borsa di studio di due anni in Geofisica a Washington. Alla fine, però, nel 2019 è tornata a fare ricerca proprio all’Inaf di Firenze, dopo aver vinto un concorso per giovani ricercatori. Qui, insieme con il suo team, si occupa ora dell’aspetto fondamentale legato alla missione Mars 2020, quello relativo alla domanda: c’è vita su Marte?. "Non vita intesa come extraterrestri", chiarisce subito la studiosa, "quello che cerchiamo sono le cosiddette biosignature molecolari, cioè molecole organiche di origine biologica che indicano la presenza della vita, perlomeno in forma di microrganismi come i batteri".

Photo credit: NASA
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Fornaro dovrà analizzare i dati forniti dagli strumenti miniaturizzati installati a bordo del rover Perseverance, in attesa di poter studiare materialmente i campioni di roccia che saranno raccolti sul suolo marziano, in particolare nel cratere Jezero, e riportati poi sulla Terra con un’altra missione, prevista intorno al 2030. "Parte del mio lavoro consiste proprio nel selezionare i campioni più interessanti da prelevare, dando istruzioni al rover in base all’analisi preliminare condotta direttamente su Marte. In questo modo è come se fossi lì anch’io".

Photo credit: NASA
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La scienziata è ottimista sulla probabilità di trovare forme di vita marziane e in tal senso il cratere Jezero è il luogo più promettente. "Fino a 3,7 miliardi di anni fa Marte era simile alla Terra: c’erano le condizioni favorevoli perché si sviluppassero micro organismi, cioè una temperatura mite e la presenza dell’acqua. Poi il pianeta è diventato arido e gelido. In questo specifico cratere si trovano rocce molto antiche, risalenti appunto a quel periodo, che potrebbero aver preservato tracce di questi organismi". Non solo, Marte ha una particolarità: "A differenza della Terra non ha subìto la tettonica a placche, cioè la modificazione della crosta terrestre che ha cancellato le tracce delle prime forme di vita".

La disciplina di Teresa Fornaro, l’astrobiologia, si occupa proprio di individuare segni di vita su altri pianeti. "Mi sono sempre interessata a questioni filosofiche che si possono affrontare scientificamente, domande del tipo: siamo soli nell’universo? Da dove veniamo? Qual è l’origine della vita? Questi temi mi hanno affascinato sin da bambina, quando guardavo le stelle. Crescendo ho capito che la scienza poteva dare le risposte alle mie domande. Da adolescente ho anche scritto alcuni romanzi: ora continuo a scrivere, ma prevalentemente articoli scientifici".

Photo credit: Teresa Fornaro la scienziata italiana della Nasa
Photo credit: Teresa Fornaro la scienziata italiana della Nasa

Anche se piena di talento, Fornaro non si sente un genio: "Sono solo una persona che si impegna tanto. Poi ci vuole anche molta passione". Forse è questo il suo segreto per svolgere con successo un’impresa da triplo salto mortale. Si è infatti imposta in un campo dominato dagli uomini. "Non sono però mai stata ostacolata per il fatto di essere donna, anche perché ho sempre lavorato duro", precisa. Inoltre, ha ottenuto un incarico prestigioso dalla Nasa nonostante avesse appena avuto due gemelli: "Non si è posto nemmeno il problema per loro, da parte mia ho l’aiuto di mio marito e mia madre". Infine, sta sperimentando, come tanti, le nuove modalità lavorative imposte dal Covid: "Avevo già chiesto di restare in smart working quando ho saputo di essere incinta, ma oggi lavoriamo tutti quanti da casa, anche alla Nasa, e ci colleghiamo in videoconferenza". Con il fuso orario, questo succede soprattutto di notte, per cui dormire è quasi un miraggio.

La pandemia non ha fermato la missione Mars 2020, ma ha tolto ai partecipanti del progetto la possibilità di assistere al lancio in presenza, tutti insieme. "È stata comunque un’emozione fortissima. Sono giovane, spero di poter vedere altri lanci. Questa volta però con i miei colleghi a fianco".

Testo di Barbara Corradi

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente