Tiare e collier delle case reali raccontati dal nipote della regina Maria José

Di Redazione Gente
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Photo credit: Il principe Dimitri di Jugoslavia
Photo credit: Il principe Dimitri di Jugoslavia

L’incanto, ed è una fortuna, può far parte della nostra memoria più sedimentata. Quella d’infanzia. "Ricordo mia madre, i suoi lunghi preparativi per i ricevimenti. Ero sempre con lei, agognando il momento in cui avrebbe deciso quali gioielli indossare. Pietre meravigliose: smeraldi, zaffiri e diamanti carichi di storie familiari affascinanti, che io maneggiavo, accarezzavo, ammiravo. Così è nato l’amore per i preziosi, diventati il fulcro della mia vita".

Photo credit: Maria José
Photo credit: Maria José

Il principe Dimitri Karageorgevic è figlio di Maria Pia di Savoia, primogenita degli ultimi sovrani d’Italia Umberto II e Maria José, e di Alessandro di Jugoslavia. Discendere dalle case reali di mezza Europa, con quel bagaglio storico e aneddotico che ha appreso sin da bambino, l’ha certo aiutato a trasformare la sua passione per i gioielli in un lavoro, tanto da essere soprannominato il principe gemmologo. Dopo una lunga esperienza nel dipartimento di gioielleria della casa d’aste Sotheby’s, a New York, in cui ha valutato pezzi da favola, è diventato un sofisticato designer. Quel passato oggi si fonde con il suo presente in un bel volume edito da Rizzoli, Once upon a diamond (c’era una volta un diamante), rassegna fotografica di gioie storiche appartenute a principesse, granduchesse, sovrane, cui seguono le creazioni dell’autore, molte delle quali traggono ispirazione da quel patrimonio. Lo raggiungiamo al telefono - lui vive a New York - per sfogliare questo scrigno impresso su carta patinata.

Photo credit: Once Upon a Diamond
Photo credit: Once Upon a Diamond

Si parte da un pezzo tra i più noti al grande pubblico: la Vladimir Tiara. Appartenuta alla granduchessa Maria Pavlovna, moglie del granduca Vladimir (figlio dello zar Alessandro II), nell’ultimo secolo l’abbiamo vista sul capo della regina Elisabetta II. "Fu acquistata dalla nonna dell’attuale sovrana d’Inghilterra, la regina Mary. La granduchessa, proprietaria originaria, lasciò l’impero russo, ormai in mano ai bolscevichi, in un rocambolesco viaggio in treno verso le coste del Mar Nero. Fu la regina Elena d’Italia, la mia bisnonna, a mandarle una nave perché potesse raggiungere Venezia, nel 1920". Prima di partire, la granduchessa affidò una missione alla spia inglese Albert Stopford: recuperare la sua collezione di gioielli, la più fastosa alla corte degli zar. "Gli indicò una stanza esagonale con pareti di velluto blu, nel palazzo di famiglia a San Pietroburgo, dove la granduchessa usava radunare le sue nipoti - tra cui Olga, mia nonna paterna - permettendo loro di scegliere i gioielli che avrebbe indossato. Possedeva una collezione sterminata: favolosi rubini birmani, montagne di zaffiri e smeraldi, diamanti Golconda, perle di qualità e dimensioni e inimmaginabili. Dunque questo Stopford, vestito da operaio, andò a recuperarli nascondendoli in una borsa. Tre giorni dopo i bolscevichi fecero irruzione nel palazzo ma, in quel caso, non trovarono più niente. I preziosi arrivarono in Inghilterra destinati ai figli della granduchessa, che pian piano li vendettero per mantenersi. E la tiara fu acquistata dalla regina Mary".

Photo credit: Marie di Romania
Photo credit: Marie di Romania

Il pezzo, datato 1874 e cesellato dal gioielliere dei Romanov, Bolin, è composto da quindici cerchi intrecciati di diamanti, ognuno dei quali racchiude perle sospese, a goccia. Un design d’avanguardia per l’epoca, che poi ispirò un’intera collezione di Cartier. "Altro pezzo straordinario di quel forziere, la collana che monta gli smeraldi appartenuti a Caterina la Grande, trasformata poi in un diadema dall’ereditiera americana Barbara Hutton. Pensate che la più piccola di quelle pietre, di 11 carati, incastonata nella chiusura, era di una qualità talmente straordinaria da essere stata valutata 60 mila dollari a carato e venduta negli Anni 90 da Sotheby’s per 600 mila dollari [circa 800 mila euro di oggi, ndr], un record".

Photo credit: Lo zaffiro appartenuto alla regina di Romania
Photo credit: Lo zaffiro appartenuto alla regina di Romania

Parlando di dimensioni, menzione particolare va allo zaffiro Cartier di 478 carati che re Ferdinando di Romania donò alla consorte Marie, montato come pendente. "Marie aveva perso tutti i suoi gioielli durante la Prima guerra mondiale e il marito, innamoratissimo, volle riempire questo vuoto, tanto da acquistare dal granduca Kyrill - figlio della granduchessa di cui sopra - la tiara Kokoshnik di zaffiri, con una pietra centrale di oltre 130 carati, che spesso la regina di Romania abbinava alla collana". Altra dama dallo scrigno favoloso fu la già citata Olga, nata principessa di Grecia e Danimarca, nonna paterna del nostro Dimitri. Nel libro compare con una meravigliosa tiara. "Nonna aveva una grande collezione con pezzi magnifici e molti arrivavano dalla zia di mio nonno Paolo: Marija Abamelek-Lazare, nata principessa Deminoff, ricchissima dinastia russa. Tra questi c’era il diadema Boucheron, interamente costituito da stupendi diamanti gialli, fatto inusuale per l’epoca".

Photo credit: La principessa Olga di Jugoslavia
Photo credit: La principessa Olga di Jugoslavia

Un fil rouge che unisce l’alta gioielleria di queste pagine è l’impronta ieratica che i pezzi conferivano alle loro auguste proprietarie. "Nonna Olga lo ripeteva spesso: i gioielli non erano orpelli frivoli ma costituivano l’uniforme delle donne di stirpe reale. L’esempio più fulgido, nella mia famiglia, fu rappresentato dalla sterminata collezione della regina Margherita, consorte di re Umberto e prima sovrana d’Italia, famosa per le perle chilometriche: ogni filo era un pegno d’amore di suo marito, che doveva sempre farsi perdonare qualche tradimento. Il gioielliere torinese Musy lavorò molto per casa Savoia. Nel libro ho inserito la famosa tiara a geometrie variabili, che si trasforma a seconda della necessità, un vero colpo di genio". Nella nostra carrellata fotografica l’abbiamo mostrata indosso all’ultima regina d’Italia, Maria José, l’altra nonna di Dimitri. "Lei invece non si interessava per nulla di gioielli. Amava più la storia, i viaggi, la musica soprattutto, il pianoforte in particolare. E mi dava anche lezioni. Ho amato molto nonna Maria José, la persona più spiritosa che abbia mai conosciuto". Molti suoi pezzi, tuttavia, appaiono nel libro. "Certo, come la doppia collana di zaffiri e diamanti, poi divisa, che indossò per il ricevimento di nozze di Sofia di Grecia e Juan Carlos di Spagna ad Atene, nel 1962. E poi quel meraviglioso anello con un rubino birmano stratosferico da 8,48 carati, estremamente raro, che le fu donato da un monarchico in segno di devozione, il famoso bibliofilo noto come “re delle biblioteche”, Tammaro de Marinis".

Photo credit: Maria Pia di Savoia
Photo credit: Maria Pia di Savoia

Diverso l’approccio della principessa Maria Pia. La sua passione per i preziosi è ben sintetizzata da uno scatto eterno in cui nell’acconciatura di sua altezza sono incastonate gioie di ogni taglio e colore, tutte della maison Harry Winston. "A otto anni la accompagnai su questo set. Quel giorno un manager molto paziente della gioielleria mi spiegò la differenza tra gli zaffiri Kashmir, Ceylon e birmani. Non l’ho più dimenticata". Passando in rassegna questo caleidoscopio di meraviglie, impossibile non chiedere a Dimitri quale sia la sua gemma preferita. "Ma è l’unica domanda cui non risponderò. Sarebbe come chiedere a un padre di scegliere tra i suoi figli".

Testo di Francesco Vicario

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente