A Torino le insegnanti si spogliano a sostegno della maestra licenziata nel segno del #TeachersDoSex

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Photo credit: Wathanyu Kanthawong / EyeEm - Getty Images
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From ELLE

Quando si parla di condivisione non consensuale di materiale intimo aka revenge porn c'è un problema ricorrente. Ce ne sono molti, in realtà, e tutti piuttosto complessi, ma - almeno nel recente caso di revenge porn della maestra di Torino - è emerso chiaramente un elemento: quello della vergogna. Per chi avesse bisogno di un breve recap, in un comune torinese qualche settimana fa una maestra d'asilo ventiduenne è stata licenziata e ha subito pesanti attacchi dopo che il suo ex ragazzo ha condiviso senza consenso nella chat del calcetto un video intimo mandatogli dalla donna. Quando lei ha provato a denunciare quello che è a tutti gli effetti un reato, è scoppiato lo scandalo: a quanto pare una maestra d'asilo non può fare sesso e soprattutto filmarsi mentre lo fa.

La cosa che più addolora è che, a partecipare a questa orribile inversione di responsabilità dove la vittima diventa colpevole in pieno stile victim blaming, sono state molte donne e colleghe della maestra. Hanno usato la vergogna come arma, ma davvero nel 2020 vivere serenamente la propria sessualità è ancora un tabù? Tutti (o quasi) facciamo sesso e pure le maestre: arriva così #TeachersDoSex la campagna di street art di Andrea Villa che ha portato per le strade di Torino la prova che nessuno dovrebbe vergognarsi di esprimere la propria sessualità nel rispetto reciproco.

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"Ho chiesto a tre insegnanti delle elementari di inviarmi dei loro selfie senza veli", spiega l'artista, "come se dovessero inviarli al loro fidanzato. Poi li ho stampati ed affissi per strada". Il risultato sono alcuni poster che mostrano ciò che di solito rimane (o dovrebbe rimanere) nel confine privato, all'interno di un patto di fiducia che - quando c'è - parla di amore e rispetto. Le colleghe della maestra hanno scelto di dare il proprio consenso alla condivisione pubblica come segno di sorellanza e allo scopo di normalizzare la sessualità femminile ancora continuamente demonizzata. "Molto spesso le donne vengono giudicate per la loro vita sessuale privata", continua Villa sul suo profilo Instagram, "Nel mondo dell'istruzione primaria vige l'ipocrisia che una donna non possa avere una sessualità, e le donne sono de-sessualizzate come individui. Una ragazza che ha partecipato a questo progetto ha detto che aveva timore ad andare a bere la sera per paura che qualcuno la fotografasse ubriaca e potesse così perdere il posto di lavoro".

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Sappiamo bene che le donne vengono spesso categorizzate: o sei madre, angelo del focolare, moglie o sei femme fatale, "facile" e "poco seria". #TeachersDoSex ci ricorda che anche le maestre l'asilo possono allo stesso tempo essere materne e accudenti e non rinunciare alla propria autodeterminazione e al proprio desiderio senza che questo diventi fonte di vergogna e attacchi. A guardare i poster e i corpi nudi esposti al pubblico possiamo percepire del disagio (ma anche curiosità) nell'entrare con il nostro sguardo in uno spazio così intimo ma, contemporaneamente, ci ricordiamo che queste donne - in questo caso - sono soggetti che hanno scelto liberamente di mostrare il proprio erotismo e la propria sensualità. Si tratta di un gesto di autorappresentazione nato dalla libertà personale e non di una violenza che ha alla base la voglia di dominare e umiliare. Ed è proprio qui che sta tutta la differenza.

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