Tra le donne di questo 2020 c'è anche Ruth Bader Ginsburg che ci ha lasciati (ma non abbandonati)

Di Elisabetta Moro
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Boston Globe - Getty Images
Photo credit: Boston Globe - Getty Images

From Cosmopolitan

Di donne fondamentali in questo 2020 ce ne sono state tante, tantissime. Figure che ci sono rimaste impresse, storie significative e commoventi, persone che hanno cambiato la vita a tante persone, illuminando questo anno così buio. C'è un nome, però, che tra tutti non possiamo scordare ed è quello di Ruth Bader Ginsburg, la giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti la cui morte, arrivata questo settembre dopo una lunga malattia, è diventata simbolo della lotta - necessaria e instancabile - per i diritti civili. Ma se la perdita della nostra amata RBG ha significato tanto da farci sentire impotenti, perse e vulnerabili è perché lei - con la sua vita e la sua incredibile carriera - è stata un pilastro della giustizia, del femminismo, della lotta alle discriminazioni. E questo, negli anni a venire, non dovremo mai dimenticarlo.

Se il 2020 ci ha tolto una combattente, è anche vero, però, che ci ha ricordato che non bisogna mai smettere di lottare per quello in cui si crede. Ruth Bader Ginsburg non l'ha mai fatto, nemmeno quando, dopo la laurea in legge alla Columbia University (quando frequentava Harvard era una delle 9 donne iscritte su circa 500 uomini, ndr), faticava a trovare lavoro perché il sessismo nell'America degli anni '60 regnava incontrastato. Così si è rimboccata le maniche e ha iniziato pezzo per pezzo a smantellare quel sistema che ancora oggi vuole le donne un passo indietro rispetto a colleghi, mariti, fratelli. Quel sistema che lei riconosceva come iniquo e retrogrado. Negli anni Settanta ha iniziato a mettere a ferro e fuoco il diritto vigente nelle aule dei tribunali statunitensi occupandosi di molte cause passate alla storia e arrivando a chiedere che la discriminazione di genere venisse equiparata a quella razziale. "Le donne appartengono a tutti i luoghi in cui vengono prese le decisioni" dice del resto una delle sue frasi più famose, stampata su magliette e tazze sotto il suo ritratto stilizzato. Continua a essere vera.

Non c'è mai stata nella storia americana una giudice più amata di RBG, negli ultimi anni trasformata in un'autentica incona pop simbolo di empowerment femminile, della lotta per i diritti della comunità LGBT+, delle minoranze e delle donne. Ogni sua dichiarazione veniva puntualmente acclamata da tutto il popolo web, ogni sua abitudine esaltata (come quella di tenersi in forma con un personal trainer anche a 87 anni) e la sua presenza alla Corte Suprema dal 1993 era considerata garanzia di giustizia al punto che il pericolo della sua morte durante il mandato Trump era visto da molti (e non a torto) come un problema enorme per il Paese. Un peso notevole da assumersi sulle sue spalle così minute, una responsabilità che tuttavia la giudice non ha mai rifiutato continuando fino all'ultimo a fare il suo lavoro con dedizione e pacata fermezza, lottando contro il cancro e arrivando a chiedere come sue ultime volontà sul letto di morte di non venire sostituita prima delle elezioni presidenziali. Le cose non sono andate come sperava, ma la sua eredità di donna coraggiosa, moderna, determinata e profondamente legata alla giustizia sociale, rimarrà a noi e alle generazioni future e continuerà a ispirarci.

Photo credit: Samuel Corum - Getty Images
Photo credit: Samuel Corum - Getty Images