Tra le stanze del Meet Center, il primo centro di cultura digitale italiano

Di Paola Carimati
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Michele Nastasi
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From ELLE Decor

Porta Venezia, uno dei 13 ingressi storici di Milano. É qui che Maria Grazia Mattei, esperta di nuovi media, con il supporto di Fondazione Cariplo, ha deciso di radicare la piattaforma di pensieri su innovazione e tecnologia: lanciata nel 2005 sotto il cappello di Meet the Media Guru, è stata inaugurata il 28 ottobre.

Alzi la mano chi non ha mai intercettato sui canali web il video di almeno uno degli open talk dell’imperdibile ciclo di incontri dedicato ai protagonisti del mondo internet e derivati. Tra gli ospiti, Edgar Morin, Giorgia Lupi, Zygmunt Bauman e Carlo Ratti, testimoni di un’avanguardia creativa aperta all’ibridazione e alla contaminazione interdisciplinare. Non stupisce quindi che proprio all’architetto torinese stanziale a Boston, la fondatrice abbia affidato il progetto del primo centro italiano di cultura digitale.

Photo credit: Nathalie Krag
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Sintesi tra passato e futuro, l’edificio dei primi del ‘900, individuato come sede, diventerà luogo di incontro, reale e virtuale, tra ricercatori, guru, autori, artisti e una comunità di circa 60 mila persone. Qui, in stretta relazione con gli istituti di ricerca di tutto il mondo (49 solo in Europa), convergerà una tale quantità e qualità di conoscenza che Milano e l’Italia non potranno che trarne fiducia. “Pur attraversando una situazione di fragilità, c’è energia, si sente”, confessa fiduciosa Mattei. “Se siamo in grado di coglierla e redistribuirla, ripartire sarà più semplice. Noi vogliamo essere per la città un avamposto in grado di rilanciare stimoli vitali a favore delle nostre imprese e manifatture di moda, design e comunicazione”.

Photo credit: Nathalie Krag
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Dalle parole ai fatti: è già partito ‘Cross Fertilization Lab’, un percorso di confronto e sperimentazione, in collaborazione con Assolombarda, dedicato agli under 35 chiamati a confrontarsi con le imprese del territorio. Uno tra i percorsi di formazione allo studio, al quale si affianca un intenso programma di partecipazioni a festival, incontri, seminari e mostre (il primo ospite sarà l’artista turco Refik Anadol). Obiettivo: stanare le avanguardie del mondo ‘phygital’, sdoganare il web nella sua dimensione intellettuale, mettere a sistema le connessioni. Modalità: puntare sulla co-creazione. Finalità: rigenerare se stessi e il mondo.

Photo credit: Nathalie Krag
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Ma andiamo con ordine. Muovendosi dall’ingresso e poi su, verso quello che fu l’ammezzato e oltre, al primo livello, si ha da subito l’impressione che il concept progettuale segua un preciso manifesto di intenti: lo spazio deve accogliere e rilanciare stimoli, e alimentare il flusso di idee con un movimento circolare perpetuo. “Lo scambio di competenza ed esperienza genera sempre innovazione”, dice la curatrice. A Ratti quindi il compito di tradurre in forma l’intenzione. Così, mantenendo sostanzialmente inalterato il taglio originale dei piani, tutto ruota attorno al corpo scala, vero e proprio snodo architettonico: gradini e pareti sono concepiti come superfici liquide in grado di trasformarsi in sedute e schermi e, all’occorrenza, raccordarsi alla grande sala immersiva per completarsi in un unico ambiente.

Photo credit: Nathalie Krag
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“Partecipazione, flusso, connettività collettiva e social innovation sono i principi che regolano il Meet a definire gli interni e a codificare il linguaggio espressivo, versatile e interconnesso”, spiega la fondatrice. “Qui si respira, si apprende, si incontrano persone, si fa: noi siamo gli enzimi di un organismo che assorbe e restituisce linfa”, chiude Mattei. “Siamo una pianta della quale occuparsi: curandola, ci si prende cura di noi”. Così accade in natura.

Photo credit: Michele Nastasi
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meetcenter.it

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di ottobre 2020 di Elle Decor Italia

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