Trump sta tentando il colpo di stato, secondo alcuni media americani molto seri

Di Stefano Piri
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Photo credit: ALEX EDELMAN - Getty Images
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From Esquire

Circolano diverse spiegazioni ragionevoli al comportamento irragionevole di Donald Trump: tutte tendono a normalizzare l’enormità di un presidente sconfitto che twitta “WE WILL WIN!” e del suo segretario di Stato (Mike Pompeo) che in modo forse ancora più sinistro dichiara: “ci sarà una transizione pacifica, ma verso il secondo mandato di Trump”.

Alcuni ritengono che Trump e i suoi vogliano semplicemente serrare le fila degli elettori repubblicani in vista dei decisivi ballottaggi per il Senato, altri che la minaccia eversiva sia un bluff per negoziare con la nuova amministrazione una sorta di immunità dai guai giudiziari che lo attendono quando perderà l’immunità, altri ancora che questo sia addirittura l’inizio della sua campagna per tornare alla Casa Bianca nel 2024.

Ad eccezione di qualche commentatore esaltato su siti di estrema destra complottista come Breitbart, insomma, tutti concordano sul fatto che Trump non voglia o non possa provare sovvertire davvero il risultato delle urne. Il problema è che tra le due cose c’è una bella differenza.

Photo credit: JACQUELYN MARTIN - Getty Images
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Perfino la CNN e il New York Times, media certamente non affini a Trump che però nei primi giorni avevano in sostanza liquidato le sue resistenze come stravaganze o tutt’al più stratagemmi di un uomo isolato e incapace di accettare la sconfitta, nelle ultime ore hanno decisamente cambiato registro. Secondo il quotidiano Trump sta “sfruttando i poteri di governo per resistere a un’elezione che ha perso, qualcosa che nessun presidente aveva mai fatto nella storia americana”. Il network TV si spinge addirittura oltre, con parole che non possono che fare impressione a chi ne conosce il linguaggio generalmente pacato e istituzionale: “L'amministrazione del presidente Donald Trump sta assumendo le caratteristiche di un regime vacillante - con prove di lealtà, attacchi destabilizzanti alle gerarchie militari, una mentalità da bunker e dichiarazioni di vittoria sempre più deliranti”.

I movimenti molto concreti dell’amministrazione in queste ore non fanno certo pensare a un bluff, spiega sempre il Times: “Il procuratore generale di Trump ha autorizzato le indagini su presunte frodi elettorali, il suo amministratore dei servizi generali si è rifiutato di dare al team di Biden accesso agli uffici di transizione e alle risorse garantite dalla legge, e la Casa Bianca sta preparando un budget per il prossimo anno assumendo che sarà Trump a presentarlo. Il presidente ha anche intrapreso una riorganizzazione della sua amministrazione, licenziando il segretario alla Difesa Mark T. Esper così come i capi di altre tre agenzie, e nominando lealisti in posizioni chiave presso l’Agenzia di Sicurezza Nazionale e il Pentagono. E ci si aspettano altre mosse a breve, compresi i possibili licenziamenti dei direttori di FBI e la CIA”. Un dirigente anonimo del ministero della difesa ha detto alla CNN che queste sono “mosse da dittatura”, e il senatore repubblicano ed ex ministro della difesa Robert Cohen ha detto allo stesso network che le mosse dell’amministrazione sono “più da dittatura che da democrazia”.

Il sito Vox.com è tra quelli che hanno preso sul serio le minacce di Trump fin dall’inizio, pubblicando già sabato 7 - il giorno dell’assegnazione a Biden della Pennsylvania e quindi della presidenza da parte dei media principali - un articolo di Ezra Klein intitolato Trump sta tentando un colpo di stato in bella vista:

L'attuale strategia dell'amministrazione Trump è quella di andare in tribunale per cercare di far dichiarare illegittimi i voti per Biden, e tale strategia si basa esplicitamente sull’idea che figure nominate da Trump onorino un debito che l'amministrazione crede abbiano nei suoi confronti. Uno dei consulenti legali di Trump ha detto: "Stiamo aspettando che intervenga la Corte Suprema degli Stati Uniti - di cui il presidente ha nominato tre giudici - e faccia qualcosa. E si spera che Amy Coney Barrett (l’ultima giudice della Corte, nominata da Trump poche settimane fa) intervenga”.

Il progetto di far sovvertire il risultato del voto democratico da un’autorità giudiziaria politicamente asservita, se confermato, sarebbe naturalmente di natura eversiva e antidemocratica, come dice al Times Michael J. Abramowitz, presidente di Freedom House, un'organizzazione senza scopo di lucro che monitora la democrazia in tutto il mondo "Quello che abbiamo visto nell'ultima settimana da parte del presidente assomiglia da vicino alle tattiche dei leader autoritari che seguiamo. Non avrei mai immaginato di vedere qualcosa di simile in America".

Resta il fatto che le possibilità di successo del disegno eversivo di Trump sono secondo gli esperti sostanzialmente nulle: mentre ancora si contano le schede in diversi stati appare chiaro che Biden non ha vinto “sul filo del rasoio” ma con un largo margine. Se anche con il conteggio delle ultime schede o con il riconteggio ci fossero sorprese - ritenute molto improbabili - in Arizona e in Georgia, Biden resterebbe comunque ben oltre i 270 delegati grazie alle vittorie in Michigan e Pennsylvania, che nonostante i tweet di Trump sono state ottenute con un margine ampio, al di sopra di qualunque ricorso o riconteggio.

Raggiungere la Corte Suprema per un presunto vizio di forma - Trump nei tweet parla di “brogli”, ma le cause intentate dalla sua campagna mirano a far invalidare centinaia di migliaia di voti per questioni di datazione, non di sostanza - pare difficilissimo, e anche se Trump dovesse riuscirci va detto che i giudici sono di nomina repubblicana ma indipendenti, e ad ora non ci sono motivi per insinuare che collaborerebbero a un suo tentativo autoritario. Lo stesso Abramowitz ha detto al New York Times di non credere che Trump possa rovesciare il risultato delle elezioni: "Ma convincendo gran parte della popolazione che ci sono stati brogli diffusi, sta seminando un mito che potrebbe durare per anni e contribuire a un'erosione della fiducia del pubblico nel nostro sistema elettorale".

Considerando che a sostenere le sue accuse di brogli mancano non solo prove, ma anche indizi men che generici, anche in queste ore Trump gode di un livello di consenso che molti osservatori trovano semplicemente sconcertante: “Durante la sua presidenza” spiega il Times “Trump ha cercato di condizionare gran parte dell'opinione pubblica americana a non credere a nessuno tranne lui, con evidente successo. Sebbene le prove dimostrino che non c'era nessuna cospirazione diffusa per rubare le elezioni, un sondaggio ha mostrato che molti sostenitori supportano le sue affermazioni. Il settanta per cento dei repubblicani intervistati da Politico e Morning Consult ha dichiarato di non credere che le elezioni fossero libere ed eque”.