A tu per tu con Elif Shafak, la scrittrice turca che tutte dovremmo assolutamente leggere

Di Gabriella Grasso
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Photo credit: Getty Images - Getty Images
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From ELLE

Tra le più autorevoli voci della letteratura turca (ma da anni vive a Londra), Elif Shafak ha da pochissimo vinto la X edizione del Premio Grinzane Lattes con il romanzo I miei ultimi 10 minuti e 38 secondi in questo strano mondo (traduzione di Daniele A. Gewurz e Isabella Zani, Rizzoli, euro 19), uscito nel 2019. Prendendo spunto da una teoria scientifica in base alla quale il cervello continua a funzionare per alcuni minuti dopo che il cuore ha smesso di battere, Shafak immagina gli ultimi pensieri di una prostituta di Istanbul - Leila Tequila - che è stata appena uccisa.

Come sempre nei suoi libri, a partire dall’indimenticabile La bastarda di Istanbul, l’autrice mescola molteplici elementi. «Mi piace combinare cultura scritta e orale, elementi magici con questioni politiche, e soprattutto l’humour con la tristezza: perché a Istanbul, dove ambiento i miei libri, questi due elementi si mescolano in maniera sorprendente. È una città ipnotica, grande fonte di ispirazione per artisti e narratori, piena di storie da raccontare e di passato: ma questo non vuol dire che i turchi abbiano la memoria solida, anzi. Mi sembra che la società soffra di amnesia collettiva. E la memoria è una precisa responsabilità di scrittori e narratori», spiega.

Nonostante la voce narrante in I miei ultimi 10 minuti e 38 secondi in questo strano mondo sia quella di una donna appena uccisa, Shafak ha definito - e giustamente - il suo un “life affirming book”, un libro che "afferma la vita". «Affronta temi difficili incluse le molestie sessuali, la discriminazione di genere e la morte. Ma è un romanzo che celebra la vita, le amicizie, la gioia, la solidarietà, la sorellanza. Parlo di due tipi di famiglie: quelle di sangue e quelle “d’acqua”. Raccontando dei cinque amici del cuore di Leila, dico a chi viene rifiutato dalla propria famiglia di origine che ognuno di noi ha la possibilità di costruirne un’altra, di cui fanno parte quelle persone care che ci aiutano quando cadiamo. Ne ho viste tante, a Istanbul, specialmente tra chi viene discriminato», commenta.

Photo credit: courtesy photo
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Incriminata nel 2007 per le opinioni espresse da un personaggio de La bastarda di Istanbul, emigrata a Londra alla ricerca di libertà di espressione, Shafak è molto preoccupata per la deriva autoritaria del presidente turco Erdogan. «Il fondamentalismo religioso e l’ultranazionalismo si accompagnano sempre a una diminuzione dei diritti delle donne e delle minoranze sessuali. Infatti la violenza di genere è aumentata: e questo governo sta pure cercando di uscire dalla Convenzione di Istanbul (la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica firmata nel 2011, ndr). Le persone, però, sono più avanti della politica. E ci sono tantissimi turchi democratici, aperti, giovani: le loro voci non si sentono, ma ci sono».

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Ritenendosi cittadina del mondo (è nata a Strasburgo, ha vissuto in Turchia, abita a Londra) e credendo fortemente nelle “appartenenze multiple, Elif Shafak riesce ad avere uno sguardo lucido su ciò che sta accadendo a livello internazionale. Il suo ultimo libro Non abbiate paura (traduzione di Daniele A. Gewurz e Isabella Zani, Rizzoli, euro 10) è proprio una riflessione sui tempi attuali. «Viviamo un’epoca di divisioni, di muri, di polarità e per questo a volte ci sentiamo impotenti, proviamo ansia, rabbia, confusione. È normale. Sono anche tempi pericolosi, perché i demagoghi populisti si fanno avanti dichiarando di avere tutte le risposte. Ma mentono. Il populismo è una risposta falsa a un problema vero. Nell’epoca post-pandemia, quando la disoccupazione, la crisi economica e le diseguaglianze renderanno facile l’aumento dei nazionalismi, sarà fondamentale che i tanti movimenti femministi, antirazzisti, di giovani contro il cambiamento climatico facciano sentire le loro voci. Per costruire ponti e non muri».