A tu per tu con Philip Treacy, il milliner più famoso della moda (i suoi cappelli sono scultura)

Di Valentina Mariani
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Photo credit: courtesy
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From ELLE

Non è il caso. Guai a bollare in modo sbrigativo i cappelli come appendice per eccentrici d'Oltremanica. Certo non sono accessori tra i più popolari, certo non solleticano il gusto delle forzate di borse e scarpe. Forse perché sono un gradino più su, e perché per crearne uno ci si mettono anche mesi. Philip Treacy è il Gran Maestro di quest'arte nata in Italia (già, ancora una volta qui, da noi) nel XVI secolo, e diventata di culto nel Regno Unito.

Originario di Ahascragh, un piccolo villaggio dell’Irlanda occidentale, Treacy ha vissuto la sua infanzia con otto fratelli, sognando la moda che vedeva nelle riviste patinate e negli abiti che sfilavano ai matrimoni della chiesa di fronte casa. Dopo il liceo, si trasferisce prima a Dublino e poi a Londra per studiare moda, al prestigioso Royal College of Art. Riesce a far recapitare uno dei suoi cappelli alla fashion icon Isabella Blow che subito se ne innamora, lo prende sotto la sua ala e gli presenta Karl Lagerfeld. Da lì, inizia per lui un percorso glorioso, e il suo destino fra le stelle dei milliner è segnato.

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La sua passione per la moda è stata davvero precoce...

Sì, avevo cinque anni, ricordo che frequentavo la prima elementare. All'epoca, durante la ricreazione, i maschi costruivano prevalentemente modellini, e le femmine ricamavano. Un giorno trovai il coraggio, e chiesi alla maestra se potevo cucire con le bambine. Era severissima e mi aspettavo un “no” secco, invece mi lasciò fare.

Che tipo di infanzia ha avuto?

Sono cresciuto in un piccolo villaggio nelle campagne irlandesi, con sette fratelli e una sorella. Rammento il primo matrimonio a cui ho assistito, quello della mia vicina di casa; aveva un velo lungo e frusciante, da fiaba, e da allora ho capito che mi attraeva la moda. Mi sono sempre sentito strano, ma questo non mi ha frenato dall’esprimere me stesso.

Perché "strano"?

Perché non era considerato normale, allora, che un bambino fosse interessato alla moda, al ricamo, al cucito. Col passare del tempo ho acquisito sicurezza però, perché tutti i creativi con cui ho avuto a che fare da adulto erano stati bambini un po' “strani”.

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Ha dichiarato che la sua più grande sostenitrice è stata Isabella Blow. Un ricordo?

Non dimenticherò mai quando, a una festa, mi presentò Karl Lagerfeld dicendo che gli stava facendo un gran favore. In realtà, il favore lo stava ovviamente facendo a me: poco dopo iniziai a lavorare da Chanel.

Ha creato anche per Cher, Madonna, Lady Gaga e perfino Grace Jones...

Grace è una cara amica, ero un suo fan ancor prima di conoscerla. Per un periodo, siamo anche stati coinquilini. Era stranissimo tornare a casa la sera e vederla lavare i piatti con i guanti gialli da cucina.

Che rapporto ha con la Royal Family? Disegna per loro da anni, e nel 2007 l’hanno nominata Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico...

Per me è stato il più grande onore. Non posso raccontare molto per via del segreto professionale, ma entrare a Buckingham Palace o a Clarence House è stata una delle esperienze più elettrizzanti.

Ci dica com'è stato creare i cappelli per la saga di Harry Potter...

Divertentissimo. Jany Temime, la costumista, è arrivata da me con un brief preciso: fare cappelli in grado di reggere “condizioni di volo”, che fossero anche contemporanei, fantasiosi e pratici.

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È considerato da tanti il miglior cappellaio al mondo. Un consiglio ai giovani?

Siate creativi, disegnate, immaginate, lavorate con le mani, realizzate cose dal niente. Allenate la mente con metodo e costanza.

Cos'ha ispirato la sua ultima collezione?

È una serie di cappelli futuristici, molto architettonici. Serve a ricordare che, malgrado la pandemia e la Brexit, il mondo va avanti, e la magia non si deve fermare.