A tu per tu con Simonetta Columbu, tra dipendenze fashion, orgoglio sardo e "Che Dio ci aiuti"

Di Francesca D'Angelo
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Photo credit: courtesy photo/foto di Luca Celso
Photo credit: courtesy photo/foto di Luca Celso

From ELLE

Su Simonetta Columbu si sanno - e si continuano a ripetere - sostanzialmente tre cose: che è bellissima (grazie tante, basta prendere una foto a caso per accorgersene), che la sua Ginevra è tra i personaggi più chiacchierati di Che Dio ci aiuti (su Rai Uno dal 7 gennaio) e che suo padre è un regista ma non-l'ha-aiutata-mai-dico-mai. Ok. Noi però, se permettete, vorremmo iniziare parlando di sua madre. La quale pare sia una patita di Elle: "Li colleziona da anni e anni: avrà 500 volumi della vostra rivista, non scherzo!", assicura Simonetta. "Devo mandarvi una foto...". E se è vero che tale madre tale figlia, la passione per la moda non poteva non contagiare anche Columbu. "Mi sento Azzurra dentro", ammette scherzosamente l'attrice, facendo riferimento al personaggio di Che Dio ci aiuti interpretato da Francesca Chillemi: una patita di fashion e tacchi alti.

Ci faccia capire meglio: lei è più tipo "scarpe dipendente" o borsa addicted?

Entrambe! Ho una marea di scarpe e borse, coordinate e non. Ne compro moltissime. Ho una vera e propria passione per la moda che reputo una forma d'arte. D'inverno amo vestirmi di nero e sbizzarrirmi con i velluti, mentre d'estate prediligo il bianco e il beige. Gli stilisti che mi piacciono sono tantissimi: Giorgio Armani mi fa impazzire, i suoi tailleur sono stupendi , e cosa dire di Versace?

Immagino che il suo sarà un amore corrisposto: non mi dica che nessuno si è fatto avanti per averla come modella...

Effettivamente di recente mi è stato proposto un lavoro da modella. Di più non posso dire, se non che sono moto felice!

Photo credit: courtesy photo/foto di Luca Celso
Photo credit: courtesy photo/foto di Luca Celso

Però lei si sente prima di tutto attrice, giusto?

Già a 10 anni avevo capito che il mio destino sarebbe stato calcare il palcoscenico. Non che lo andassi a dire in giro, ma nel profondo del mio cuore lo sapevo: sarei diventata un'attrice. Così dopo il liceo sono partita per Londra, dove ho perfezionato l'inglese, per poi tornare qui in Italia e studiare recitazione a Roma, presso il Duse International.

Suo padre Giovanni è un noto regista e, quindi, conosce l'ambiente. Non era spaventato all'idea che sua figlia frequentasse il mondo del cinema?

No. Tra l'altro non ho mai ricevuto proposte indecenti...

Beh, lavorando con la cattolica LuxVide (società di produzione di Che Dio ci aiuti, ndr) mi sembra il minimo.

In realtà di solito le avance avvengono durante i provini e io ne ho fatti a centinaia. Finora è sempre andato tutto bene, spero che continui così anche in futuro. Onestamente credo che si enfatizzi un po' troppo il mondo del cinema: si tende a pensare che se una attrice è arrivata ad avere grandi ruoli è perché è scesa a compromessi. Invece è semplicemente brava! Non sto dicendo che non ci siano rischi, ma solo che questi non sono necessariamente più alti che in altri ambienti.

C'è un insegnamento di suo padre che lei custodisce gelosamente?

Prima ancora che con le parole, mio padre mi dà lezioni di vita attraverso l'esempio. E' grazie a lui, per esempio, se ho imparato cosa vuol dire essere liberi. Come sa, infatti, mio padre è un regista di cinema e peraltro di un cinema molto radicale, di rottura rispetto alla grammatica cinematografica. I suoi sono film sperimentali, non hanno certo il ritmo frenetico di una serie tv. Eppure mio padre ama tutto quello che è diverso: la tv, i blockbuster, ma pure Uomini e donne! Non esiste infatti un alto e un basso: i distinguo, nell'arte, sono solo una forma di insicurezza.

Dunque non perde una puntata nemmeno di Che Dio ci aiuti?

Lui piange guardando la serie tv! Insieme a mia mamma e alla mia amica Cecilia, è il mio primo fan.

Photo credit: courtesy photo/Rai/LuxVide
Photo credit: courtesy photo/Rai/LuxVide

Ginevra è un personaggio molto amato ma c'è chi ha sottolineato la sua scarsa dizione. Come ha vissuto queste critiche?

Sto studiando dizione, perché è imprescindibile per qualsiasi attore. Però ci terrei a far notare che oltre ai siciliani, ai napoletani e ai romani che dicono "aoh!" a ogni piè sospinto, esistono anche i sardi. I sardi sono quel popolo della Sardegna, la terra dove venite tutte l'estati in vacanza e, spesso, a sporcare le nostre spiagge. Quindi a chi mi critica rispondo: "Grazie, arrivederci!".

Una risposta netta.

Eh, sono del segno della Vergine: sono schietta e un po' polemica di natura! (ride, ndr). Comunque, se volessi parlare in sardo per tutta la vita, perché non dovrei poterlo fare? Viviamo in un mondo globalizzato, abbiamo allargato i nostri orizzonti, ci battiamo per il rispetto e i diritti delle minoranze... e in tutto questo io non posso parlare in sardo? Non capisco... Comunque se non posso, va bene: ne prendo atto e mi adeguo, però allora anche i romani devono iniziare a parlare un perfetto italiano.

A proposito di Ginevra, nella sesta stagione l'ex novizia diventa portabandiera dell'indipendenza femminile. Crede che questa svolta renderà il personaggio più attuale?

Ginevra è sempre stata molto moderna. Tante ragazze si sono trovate a vivere drammi familiari simili al suo, che ti portano, purtroppo, a chiuderti in te stessa. Nella nuova stagione Ginevra si guarderà ancora di più nel profondo. Il fatto che non sia più una novizia non cambia il suo essere credente, anzi: è proprio la maggiore consapevolezza, non certo la paura, a portarti ad avere una fede più profonda.

In amore è difficile non passare dalla sana condivisione alla dipendenza reciproca: è un equilibrio precario. Lei si considera una brava acrobata?

Sono una donna abbastanza complicata, pignola e tosta. D'altronde, come le dicevo, sono una Vergine! (ride, ndr) In una relazione do tutto il cuore, sono sincera e non ho mai tradito: quando le relazioni iniziavano a vacillare, ho sempre lasciato. Ora sono single: sebbene uno dei miei più grandi desideri sia mettere su famiglia, al momento non ho nessuno al mio fianco perché non ho incontrato un uomo che vada bene per me.

Desidera la famiglia persino più di un premio Oscar?

Per me non esiste un prima e un dopo. Credo che essere madre e moglie possa coesistere con la carriera da attrice. In fondo, se un uomo ti ama davvero, ti rispetta e ti lascia lavorare. Personalmente, però, il lavoro non viene prima di tutto.

Crede che oggi la tv e il cinema riescano a restituire un'immagine più attendibile e sfaccettata dell'universo femminile?

Ci siamo liberati dei cliché del passato e questo è sicuramente un bene. Purtroppo però, insieme a questi, abbiamo anche perso il tono goliardico con cui si parlava del rapporto uomo e donna. Il politicamente corretto viene spesso applicato all'ironia e, onestamente, trovo che sia un peccato. Il sarcasmo, così come la comicità, sono delle forme d'arte oltre che dei potentissimi strumenti di denuncia sociale. Dovremmo quindi tornare a raccontarci con più (auto)ironia.

Photo credit: courtesy photo/foto di Giorgia De Angelis
Photo credit: courtesy photo/foto di Giorgia De Angelis