Tutte le nomination dei Golden Globes 2021 (dove spunta anche Laura Pausini)

Di Anna Zucca
·4 minuto per la lettura
Photo credit: Amy Sussman - Getty Images
Photo credit: Amy Sussman - Getty Images

From ELLE

Carte in tavola, sono state annunciate ufficialmente tutte le candidature della 78esima edizione dei Golden Globe Awards. La cerimonia vede la premiazione dei migliori film e programmi tv dell'anno e tradizionalmente apre la strada ai prestigiosi Oscar, quest'anno si terrà il 28 febbraio 2021 con la conduzione di Tina Fey e Amy Poehler che ospiteranno la serata per il quarto anno, ma questa volta a distanza, una da New York e l'altra da Beverly Hills.

La situazione pandemica globale ha ovviamente avuto un impatto sui Golden Globes che va oltre le modalità di conduzione della cerimonia. Ad esempio, quasi tutti i film in corsa sono stati rilasciati online senza mai arrivare alle sale e Netflix domina le nomination. Le polemiche non sono mancate, soprattutto a causa dell'ente di selezione, l'opaca Hollywood Foreign Press che non è famosa per il suo giudizio meritocratico nè per l'inclusività, ma ci sono state anche piacevoli sorprese, come quelle che riguardano le candidature a miglior regista. Per la prima volta infatti figurano ben tre registe donne: Chloe Zhao con Nomadland, l'esordiente Emerald Ferrell con Promising Young Woman e Regina King con One Night in Miami. Al loro fianco, David Fincher con il rapsodico revival di Hollywood Anni 50, Mank e Aaron Sorkin con Il processo ai Chicago 7.


Tra le nomination che più ci hanno rese felici quella di Anya Taylor-Joy, che segna la sua rapida ascesa come attrice, sia per il ruolo di Emma nell'omonimo film che per la mini serie La regina degli scacchi. Rimanendo in zona serie tv, hanno guadagnato un discreto bottino di candidature anche The Crown (migliore serie tv drammatica, miglior attore protagonista per Josh O'Connor, miglior attrice protagonista per Olivia Colman e Emma Corrin e anche due nomination per attori non protagonisti), la serie evento di Nicole Kidman The Undoing e il disturbante spin off de L'uomo che volò sul nido del cuculo, Ratched, che vede le due attrici Sarah Paulson e Cynthia Nixon candidate nelle rispettive categorie. Guadagna diverse nomine di rilievo anche Emily in Paris, sollevando non poche critiche, soprattutto perché le sue stucchevolezze sono state preferite all’incisività di serie come I May Destroy You, esclusa senza appello dalla lista dei candidati.

In tutto questo, l'Italia ottiene la sua piccola grande parte ai Golden Globe Awards grazie a La vita davanti a sé, la mini serie di Edoardo Ponti che vede come protagonista mamma Sophia Loren, che ottiene la candidatura a miglior film in lingua straniera e come miglior canzone con Io sì di Laura Pausini e Niccolò Agliardi. Le congratulazioni vanno quindi alla cantante emiliana per la sua prima candidatura ai Globes, e d'altra parte non possiamo che dispiacerci per la mancata candidatura della Loren, che dovrà giocare il tutto per tutto agli Oscar, per ottenere una candidatura a 56 anni di distanza dalla precedente.

Sul fronte dei film stranieri si è scatenata la più grande diatriba perché, tra i meccanismi un po' obsoleti dei Globes, c'è quello che prevede che i film in lingua straniera non possano essere nominati per i premi principali. Questa convenzione aveva già causato alcune storture negli anni passati, ad esempio escludendo Parasite di Bong Joon-ho che poi ha trionfato agli Oscar, e si ripete nella sua fallacia quest'anno, relegando in secondo piano Minari. Il film del regista americano Lee Isaac Chung, che affronta il tema dell'american dream, è infatti finito tra i film in lingua straniera perché recitato prevalentemente in coreano. Ennesimo tema caldo, le nomination per la migliore commedia o musical dell'anno che vede tutti d'accordo sul ritorno di Borat, ma divide su Music, il film di Sia, che ha suscitato forti dubbi per il modo in cui tratta l'autismo.

Se le polemiche sono endemiche a qualsiasi tipo di premiazione, come fa notare il New York Post, quelle ai Golden Globes sono piuttosto motivate, perché non sempre le nomination si rivelano premiare il talento su base meritocratica. Per spiegare il problema in poche parole, il giornale cita una frase di Ricky Gervais, creatore di The Office e conduttore dei Golden Globe nel 2010, 2011 e 2012: “I Golden Globe stanno agli Oscar come Kim Kardashian a Kate Middleton: solo un po’ più rumorosa, un po' più trash, un po' ubriaca e più facilmente corruttibile". Se la mettiamo in questi termini, non vediamo l'ora del 28 febbraio.