Tutte le proteste in Nigeria contro la violenza della polizia hanno alla guida delle donne

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Leon Neal - Getty Images
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From ELLE

Sul ruolo delle donne in Nigeria c'erano già stati dei segnali tangibili: la cosiddetta marcia del mercato di Yaba nel 2019 contro le continue molestie nei mercati del Paese, poi le proteste contro i femminicidi e la violenza di genere e, più di recente, le manifestazioni per chiedere giustizia e maggiori tutele nei confronti delle donne vittime di violenza domestica durante la pandemia. Tutte queste lotte hanno degli aspetti in comune: iniziano per strada, nelle città, ma poi continuano sui social con petizioni e hashtag, sono in grado di mobilitare numeri molto elevati e di attirare l'attenzione internazionale e, soprattutto, sono guidate dalle donne. "Le donne nigeriane sono preparate a lottare perché passano davvero tanto tempo a farlo", ha spiegato la scrittrice nigeriana Saratu Abiola, "Quindi, quando la protesta #EndSARS è scoppiata, è stato facile mobilitarle. È diventato un istinto". E, infatti, ora lo si può dire chiaro e tondo: le manifestazioni che da settimane sconvolgono il Paese africano sono in mano alle donne e alle femministe nigeriane. Senza di loro, questa spinta al cambiamento semplicemente non sarebbe possibile.

All'inizio di ottobre - giusto per fare un recap - si sono scatenate forti proteste contro l’uso della forza da parte della polizia e, in particolare, da parte della cosiddetta Special Anti-Robbery Squad (SARS), un'unità speciale che da anni viene accusata di gravi violazioni dei diritti umani. Il tutto sembra sia iniziato ancora una volta dopo la pubblicazione di un video, diventato virale sui social, che mostra alcuni agenti della SARS uccidere un ragazzo nella città di Ughelli. Le autorità nigeriane hanno subito sostenuto che il video fosse falso e pensato bene di arrestare l’uomo che lo aveva realizzato, alimentando ancor di più la rabbia dei manifestanti. Da quel momento, in tutte le principali città della Nigeria (ma specialmente a Lagos e Abuja) si sono susseguite proteste e cortei con centinaia di manifestanti che chiedevano l'abolizione della SARS e la fine della violenze da parte degli agenti di polizia. Dopo tre giorni dall'inizio della protesta, il presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha annunciato lo scioglimento dell'unità speciale, ma i manifestanti non si sono fermati e hanno continuato a riversarsi nelle strade per chiedere una più generale riforma nel Paese. Ci sono stati duri scontri, barricate, centinaia di feriti e l'esercito e la polizia hanno sparato brutalmente contro i manifestanti (per poi negare tutto).

"Le donne erano e sono tuttora parte integrante della protesta", spiega Rinu Oduala che fa parte del collettivo femminista Feminist Coalition diventato il centro di coordinamento per il movimento #EndSARS, "Non sarebbe andata avanti a lungo senza di loro". Il gruppo, oltre a coordinare le proteste, ha anche raccolto un fondo di quasi 150 milioni di naira (circa 340mila euro soprattutto derivanti da donazioni dall'estero) per sostenere i manifestanti, pagare le spese mediche ai feriti e l'assistenza legale a chi è stato arrestato. Le donne nigeriane, dunque, sono molto attive e si sentono particolarmente coinvolte nella lotta. Nonostante molti degli episodi di brutalità della polizia coinvolgano giovani uomini, infatti, la polizia nigeriana è anche accusata di numerose aggressioni sessuali e di molestie e incidenti violenti contro le donne.

Photo credit: Marcos del Mazo - Getty Images
Photo credit: Marcos del Mazo - Getty Images

Nonostante le forti tensioni, l'approccio delle femministe è pacifico, tanto che il 23 ottobre hanno rilasciato un comunicato che condanna ogni forma di violenza e invita i giovani nigeriani a rispettare il coprifuoco e tutelarsi in attesa di una risposta da parte del governo che ha dischiarato di stare "attuando le riforme chieste dai manifestanti". "Siamo giovani nigeriani con speranze sogni e aspirazioni per il nostro Paese", si legge sul profilo di Feminist Coalition, "dobbiamo rimanere in vita per perseguire i nostri sogni e costruire il futuro".

Come fa notare Quartz Africa, le donne nigeriane vengono tradizionalmente dipinte come passive appendici delle loro controparti maschili e viene spesso negato il loro fondamentale apporto a livello politico. Negli ultimi tempi, però, il loro evidente (e determinante) coinvolgimento sta modificando questo stereotipo. "All'inizio", spiega Oduala, "diverse persone mi dicevano: 'Sei una donna. Come puoi organizzare una protesta?' Poi qualcosa è cambiato: ora c'è un ritrovato rispetto e ammirazione".