Tutte le volte che l'ambientalismo ha vinto, e perché può farcela anche sul global warming

Di Redazione
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Photo credit: Photo by ANGELA BENITO on Unsplash
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From Esquire

Affrontare la gigantesca questione ambientale richiede un certo equilibrio, visto che il dibattito rischia pericolosamente di oscillare tra negazionismo e un catastrofismo che, sia pure ben intenzionato, rischia di risultare ancor più demotivante. Entrambe le posizioni estreme negano che si possa fare qualcosa per salvaguardare la salute degli ecosistemi: i negazionisti negano che ci sia un problema, e per farlo inventano o credono ad assurdità secondo cui il riscaldamento globale, per esempio, sarebbe inesistente o addirittura frutto di un complotto. I catastrofisti, ugualmente, riducono la questione a un generico “è troppo tardi”, parlano di un pianeta, la Terra, che non ha possibilità di preservarsi, della natura che sarebbe destinata al collasso e così anche le specie animali, compresa la nostra, la specie umana. Ebbene, per quanto queste due ali estreme siano presenti nel dibattito pubblico, molti scienziati ed esperti di ambiente sostengono invece che si può fare tanto per migliorare la situazione, e la lotta ambientalista, quindi, ha senso di esistere e va incoraggiata.

Le lotte ambientaliste in passato hanno già vinto più e più volte. Ed è successo grazie all’impegno politico, all’attivismo, alle pressioni sulla politica da parte di studenti e comunità scientifica, come anche alle lotte di alcuni gruppi politici.

Gli effetti positivi che vediamo oggi, come la decisione di governi di abolire completamente la presenza di automobili diesel o benzina entro il 2030 (cioè tra soli otto anni) sono anche il frutto di un processo che è cominciato decenni fa. C’è stata la ricerca scientifica sui temi ambientali e la divulgazione degli stessi, poi la conseguente consapevolezza che è andata a diffondersi, quindi una pressione sulle istituzioni in questo senso. Ed eccoci arrivati al giorno d’oggi, dove il problema non è che le lotte del passato non erano utili, al contrario erano utilissime ma non sono state abbastanza forti e diffuse.

Un esempio? Una delle tante lotte del passato che l’ambientalismo ha vinto è quella per avere combustibili che non contengono piombo. Oggi sembra un’assurdità che il piombo, un metallo pesante estremamente dannoso per l’ambiente e per la nostra salute, venisse usato per aumentare la performance dei motori di auto e moto eppure era così, e non c’era nessuna alternativa. Solo la tenacia degli ambientalisti ha permesso che si ottenesse la benzina “senza-piombo”, ma ci sono voluti anni di proteste, mobilitazioni e soprattutto comunicazioni contrastanti. Da una parte i convinti ambientalisti che premevano perché si aprisse il mercato dei combustibili ad alternative meno dannose e inquinanti (che arriveranno, finalmente, a metà degli anni settanta), dall’altra lobby e scettici che ripetevano che per eliminare il piombo ci sarebbero stati eccessivi costi aziendali, riconversioni difficili e radicali.

Sul Guardian, di recente, Fiona Harvey ha ricostruito questa vicenda così tribolata e lunga, ma l’aspetto più importante oggi è soprattutto uno: non appena il problema del piombo è stato risolto, per chiunque, di colpo, avevano avuto ragione gli ambientalisti. Anzi, era ovvio che fosse andata in quel modo, con la loro vittoria e l’eliminazione del piombo dalla benzina. Sembra che la nostra psicologia collettiva funzioni molto spesso proprio in questo modo: davanti alle sfide ambientaliste ci dividiamo e per tanti l’obiettivo sembra essere irraggiungibile o troppo ambizioso. Ma non appena queste battaglie vengono vinte siamo tutti d’accordo sul fatto che meritavano di essere combattute. Forse, allora, la verità è che ci manca solamente l’ottimismo e il coraggio di affrontarle?

Photo credit: NurPhoto - Getty Images
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Quella del piombo non è l’unica battaglia vinta dagli ambientalisti in passato, e i cui risultati oggi ci sembrano scontati. Ci sono state le battaglie per la mobilità sostenibile, le cosiddette “critical mass”, in cui migliaia di ciclisti, skater e pattinatori hanno occupato giorno dopo giorno i centri di decine di città occidentali per dimostrare che muoversi senza emissioni è possibile, ha solo bisogno di spazi e della possibilità di essere fatto.

Le associazioni di ciclisti, quelle di cittadini impegnati per la qualità dell’aria come Cittadini per l’Aria, che ha sede a Milano, hanno ottenuto visibilità e risultati concreti: più finanziamenti alla mobilità sostenibile, più piste ciclabili e più servizi di sharing disponibili nelle aree urbane. Si potrebbe dire che in Italia c’è ancora molto da fare, ed è vero, ma se allarghiamo lo sguardo e vediamo cos’è accaduto in Olanda, Francia, Svizzera, Austria, Germania, Belgio, Danimarca e così via, risulta evidente che i miglioramenti sono stati enormi. Negli ultimi anni sono stati finanziati e realizzati migliaia di chilometri di piste ciclabili che hanno migliorato la situazione ambientale di buona parte dell’Europa. Ed è solo uno, dei mille esempi di attivismo che ha dato risultati.

Su The Atlantic, un importante sito di notizie statunitense, Annie Lowrey ha scritto un lungo approfondimento in cui evidenzia come i comportamenti dei singoli hanno un peso, ed è un peso importante. Non è vero, dice Lowrey, che noi da soli non possiamo fare la differenza, anzi, i comportamenti individuali hanno un impatto molto maggiore di quello che immaginiamo: stando a quanto ha affermato Brett Jenks, presidente della ong ambientalista Rare, basterebbe un impegno quotidiano di solo il 5 per cento della popolazione degli USA per ridurre di 600 milioni di tonnellate all’anno le emissioni di anidride carbonica. Secondo Jenks «sarebbe tra gli eventi più importanti nella storia dell’umanità, per quanto riguarda le emissioni di gas serra».

Naturalmente le battaglie vinte dall’ambientalismo sono così tante che contarle è quasi impossibile: sempre a proposito della qualità dell’aria e della nostra salute, negli Stati Uniti, il fumo è stato combattuto molto duramente. E nonostante le lobby del tabacco abbiano lavorato, e speso milioni, in senso contrario oggi la percentuale di fumatori è in drastico calo. Oppure potremmo citare le battaglie che associazioni come Greenpeace, o molte altre Ong, hanno vinto nel corso degli scorsi lustri: fondali marini protetti da nuove trivellazioni, intere aree preservate dalla pesca indiscriminata, specie animali salvate dall’estinzione - come le balene, i capodogli e altri cetacei. Insomma, l’ambientalismo ha vinto spesso, ed è anche per questo che oggi le nuove battaglie non devono arrendersi al menefreghismo, al negazionismo o al disfattismo, perché se si è vinto in passato si può vincere ancora. Se sembra difficile è solo perché non è ancora successo.