Tutti i dolori di Asia Argento nel suo ultimo libro Anatomia di un cuore selvaggio

Di Redazione Gente
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Photo credit: Asia Argento
Photo credit: Asia Argento

From ELLE

Con Asia Argento la vita non è stata generosa, diciamolo subito. Non solo per gli abusi subiti, e per la successiva lapidazione mediatica seguita alle denunce del #metoo. La sorte ha cominciato ad esserle avversa molto prima, perché nascere figlia di un regista e di una attrice come Daria Nicolodi non ha significato solo vivere nell’agiatezza, anzi. Per lei ha voluto dire crescere invisibile dentro una spirale di violenza. “Per anni mi hanno fatto credere di essere nulla, zero, di non valere niente”, scrive nell’autobiografia Anatomia di un cuore selvaggio (Piemme, pag. 248, euro 18,90) dove toglie la maschera del personaggio e la corazza per raccontarci la vera Asia con coraggio. E il fatto che si chiami Aria, anche se tutti la conoscono come Asia (quando è nata non si poteva dare il nome di un luogo), non fa che sottolineare la triste storia di un’eterna bambina alla quale è stata negato di volare con leggerezza, come dovrebbe accadere a tutti nell’infanzia, da una famiglia “sgangherata”, che lei oggi però ringrazia. Perché a loro modo quei due genitori hanno fatto il massimo: due persone eccezionali le definisce, e per questo anche due egoisti totali.

Photo credit: Asia Argento insieme al padre Dario
Photo credit: Asia Argento insieme al padre Dario

A cinque anni Asia parla già come un’adulta e scrive poesie, a nove inizia a lavorare nel cinema e a soffrire di insonnia, nell’indifferenza. È spaventata, timida, depressa, e con la sua valigia e un gatto nero viene continuamente cacciata di casa. Fa la spola tra le abitazioni romane dei genitori separati, vittime di un rapporto distruttivo (Daria spaccò una costola al marito con il tacco). “La violenza di mia madre era efferata e sistematica... Simulavo la morte per non morire sul serio”. Il suo modo di reagire divenne uno solo: aspettare che finisse, sperando che passasse in fretta. Alla brutalità si alternava l’abbandono. “I miei genitori non hanno mai espresso interesse per i miei successi”. Nemmeno quando, a 12 anni, vinse il Globo d’oro come miglior attrice per il film Zoo. Mamma e papà non andarono alla premiazione. Da quel vuoto scaturì anche un senso di libertà incontrollabile, e un’incredibile voglia di evadere dalla realtà.

Iniziano i rave party con la musica tecno e le droghe, le canne prima, tutto il resto a seguire, nel corso della vita in continua guerra contro le dipendenze, non ultimo, l’alcolismo. Le feste coincidono con le prime esperienze libertarie e bisessuali. La perdita della verginità, a quattordici anni, è una scelta ragionata, per niente memorabile: “Mi ero tolta il peso”. L’amore però è un’altra cosa e Asia, sempre in cerca di punti fermi, ne è ben consapevole. Il vero batticuore arriva con Federico, un batterista, a sedici anni. Si giurarono amore eterno e lui, scomparso tempo dopo di overdose, è ancora lì a tenerle compagnia in una foto sul comodino. Tra i grandi legami, quello con Morgan, padre di Anna Lou (19 anni), con il regista Michele Civetta, papà di Nicola (12), e con lo chef francese Anthony Bourdain, morto suicida nel 2018, l’amore maturo, “rigenerante”. Tra gli inifiniti amanti che lei definisce maschi che si è illusa di amare, il regista Sergio Rubini quando aveva 17 anni circa, ma anche il giovane fidanzato di sua madre, e Pietro, il pescatore dell’isola segreta dove Asia ha trascorso le estati da bambina, e dove è tornata a scrivere parte del libro: “Lui è una poesia troppo lirica per essere recitata”.

Photo credit: Asia Argento insieme al compagno Anthony Bourdain scomparso nel 2018
Photo credit: Asia Argento insieme al compagno Anthony Bourdain scomparso nel 2018

Del capitolo Harvey Weinstein molto è stato scritto. Il primo abuso da parte del produttore di Miramax fu nel 1997. Lei, intimorita, ha denunciato solo nel 2017, dopo aver esorcizzato la violenza raccontandola nel film Scarlet diva. Nel libro spiega perché ci sia voluto molto tempo per capire la gravità di quanto le fosse accaduto. E ciò che emerge con lucidità sorprendente nel racconto è il diabolico meccanismo messo in atto dall’orco per crearsi gli alibi e dire che le vittime erano consenzienti. Quel “ventre purulento di Hollywood”, così lo definisce, Asia lo racconta con crudezza. Un secondo stupro, pure peggiore, l’attrice lo denuncia per la prima volta nel libro: il regista Rob Cohen, nel 2002, le diede la droga dello stupro spacciandola per tranquillante. Lui oggi nega. Anche Asia, nel 2018, fu accusata di molestie dal diciassettenne Jimmy Bennett, dopo alcuni selfie a letto, ma qui racconta che fu lui a incendiarsi.

A quel bagaglio di dolore, si è aggiunto il lutto per la morte della madre, il 26 novembre 2020. Il loro rapporto era migliorato con la nascita di Anna Lou. “Le ho perdonato tutto”, scrive. Anche con il padre Dario Argento si sentono tutte le sere. La maternità è stata come una metamorfosi: “È quello che di migliore mi abbia mai offerto il mondo. L’amore per i miei figli lo proteggo in una parte di me inaccessibile a chiunque”.

Scrivere un’autobiografia è come fare una seduta di autoanalisi: bisogna fare i conti con ciò che abbiamo dentro, tirare fuori dal cuore tanto dolore. Asia Argento si è finalmente alleggerita. Così, dietro all’attrice che ha fatto 50 film e già a 18 anni aveva vinto tutti i premi italiani, riaffiora la ragazza fragile che prende cinque pillole ogni sera per dormire, ma coerente con l’idea di libertà che non ha mai voluto abbandonare. A noi, insegna a non giudicare.

Testo di Gaetano Zoccali

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente