Tutti gli artisti che hanno preso parte a Bauli in Piazza

Di Elena Fausta Gadeschi
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Photo credit: Stefano Guidi - Getty Images
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Uno schieramento ordinato di bauli, uno per ciascuno dei lavoratori dello spettacolo scesi in piazza a Roma sabato 17 aprile. Tutti vestiti di nero e con una maschera a coprirne il volto per simboleggiare l'anonimato in cui sono stati lasciati dalla politica negli ultimi 14 mesi mesi di pandemia. Sono cantanti, musicisti, attori, scenografi, tecnici delle luci e del suono, registi, costumisti, coreografi, che dopo la manifestazione di piazza Duomo a Milano lo scorso ottobre, hanno scelto piazza del Popolo per dare voce alla loro protesta con Bauli in Piazza. Un'iniziativa che ha visto la partecipazione di circa 1000 artisti provenienti da tutta Italia dopo 419 giorni che, al 17 aprile, sono passati “dal fermo delle attività produttive e culturali che vedono impiegati i lavoratori del settore".

Photo credit: Stefano Guidi - Getty Images
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All'indomani dell'annuncio delle riaperture da parte di Mario Draghi, che come ha detto in conferenza stampa non riapre "per vedere l'effetto che fa", ma sulla base di valutazioni scientifiche, i manifestanti chiedono l’istituzione “di un fondo da erogare in soluzioni mensili” a tutti i lavoratori dello spettacolo e che copra il periodo gennaio-dicembre 2021 e il “sostegno economico per le imprese della filiera basato sul fatturato annuo legato a spettacolo ed eventi”. Tra le richiesta vi è anche quella di “calendarizzazione immediata di un tavolo interministeriale che affronti la riforma del settore con particolare riferimento alla previdenza e all'assistenza delle lavoratrici e dei lavoratori”.

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Ai piedi del Pincio, a sostegno della categoria, anche diversi nomi noti dello spettacolo: da Manuel Agnelli a Diodato, da Fiorella Mannoia a Emma Marrone, da Max Gazzè a Daniele Silvestri, da Alessandra Amoruso a Saturnino, ma anche il presentatore Flavio Insinna e l'attrice Carlotta Natoli. "È un'occasione grandissima per tradurre un dramma in opportunità, cioè che il mondo dello spettacolo abbia finalmente una riforma dal punto di vista della legge che regola dal punto di vista lavorativo – spiega Brunori Sas ai microfoni di LaPresse accanto ai colleghi –. Ci vuole un segnale forte da parte del governo sia per le misure di emergenza sia per costruire finalmente un futuro per il mondo dello spettacolo". E aggiunge: "Il live è un rito collettivo di cui tutti noi abbiamo bisogno perché la salute non è solo quella del corpo, che va tutelata, ma dobbiamo capire che quello che noi facciamo è una medicina per lo spirito, che al pari del corpo deve essere riconosciuto per la salute delle persone".

Photo credit: Stefano Guidi - Getty Images
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"Siamo qua perché siamo tutti legati a doppio filo: noi senza di loro non possiamo lavorare – racconta Fiorella Mannoia –. Sono tutti maestranze e professionisti che non si possono perdere. È un anno che sono fermi, che siamo fermi, per cui dobbiamo ripartire assolutamente, in sicurezza – bisogna sempre sottolinearlo –, ma saremo bravissimi". Tra i grandi della musica italiana scesi in piazza per portare la propria solidarietà a tutta la categoria colpita, anche Renato Zero: "Ciao ragazzi sono Renato, sono qui con voi per dimostrare che non abbiamo paura di salire su quel palco. La musica ha sempre guarito i cuori di tutti". Così il cantante ha salutato i colleghi tra gli applausi della folla.

Photo credit: NurPhoto - Getty Images
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"Quello che si sta facendo qua è molto importante – aggiunge Max Gazzè –. Ha un valore altamente simbolico e la speranza è che si possa evitare in futuro di arrivare a questo punto e si possa tutelare il lavoro di tutti gli operatori del settore della musica e dello spettacolo in maniera più responsabile e possano in futuro riprendere a lavorare con più garanzie e certezze. Se un domani ci saranno delle chiusure bisogna che la categoria venga tutelata maggiormente non è che possiamo aprire oggi e poi chiudere e tornare allo stesso punto in siamo adesso. Questa categoria deve essere rappresentata in Parlamento".

Il 26 aprile musei, cinema, teatri ed eventi live dovrebbero riaprire in tutte le regioni che saranno in fascia gialla. Certo, il timore che possa essere una falsa ripartenza come quella del 27 marzo c'è sempre, ma la definizione di regole chiare da parte del governo, che ha confermato il via libera al raddoppio delle capienze con un accenno alla possibilità (nel caso che le condizioni epidemiologiche migliorino) di superare questi nuovi paletti andando oltre al 50% appena ottenuto, fa ben sperare. L'importante è che se un domani vi dovessero essere nuove chiusure, la categoria possa contare su maggiori tutele, magari – come suggerisce Gazzè – attraverso una rappresentanza in Parlamento.