Tutti gli Stati UE dovrebbero riconoscere le unioni LGBT+, e a dirlo è il Parlamento Europeo

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Photo credit: Amparo Garcia V - Getty Images
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Quando si parla di diritti - in questo caso di diritti delle persone LGBT+ - ci sono almeno due problemi: i diritti che mancano (vedi il caso di Romania, Ungheria e Polonia) e la confusione che si crea perché ogni Stato ha leggi diverse, non riconosce quelle degli altri e crea disagi burocratici. Le famiglie LGBT+ in Europa si trovano infatti con i diritti negati o modificati a seconda del Paese in cui si spostano e a farne le spese sono soprattutto i loro figli. I bambini delle coppie omosessuali, infatti, in alcuni Paesi si vedono legalmente riconosciuti entrambi i genitori, in altri solo uno o addirittura nessuno dei due, in caso di maternità surrogata. Tutto questo deve finire e il Parlamento Europeo la pensa allo stesso modo tanto che ha approvato una risoluzione per chiedere a tutti i Paesi di riconoscere le unioni tra persone dello stesso sesso registrate negli Stati membri. Come ha detto la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, "Se sei genitore in un Paese, sei genitore in ogni Paese". Punto.

L'Unione Europea ha fatto notare che, secondo la Rainbow Europe Map 2021 di ILGA-Europe, c'è una diffusa e quasi totale stagnazione per quanto riguarda i diritti umani delle persone LGBTIQ tanto che quest'anno non si è verificato nemmeno un cambiamento giuridico o politico con conseguenze positive per le persone LGBTIQ. In particolare, manca appunto un riconoscimento della legislazione sulle famiglie LGBT+ in tutta Europa e questo va a influire sul diritto alla libera circolazione di queste persone. Nella risoluzione, il Parlamento europeo ha sottolineato che questi cittadini dovrebbero poter esercitare pienamente i loro diritti e che, in particolare, i matrimoni o le unioni registrate in uno Stato membro dovrebbero essere riconosciute in tutti i Paesi UE in maniera uniforme e che i coniugi e i partner dello stesso sesso dovrebbero essere trattati allo stesso rispetto alle coppie eterosessuali.

Il Parlamento ha anche esortato i Paesi UE a riconoscere come genitori legali gli adulti menzionati nel certificato di nascita di ogni bambino per evitare che diventino apolidi quando le famiglie si spostano da uno Stato all'altro. Ha anche specificato che le famiglie arcobaleno dovrebbero godere dello stesso diritto al ricongiungimento familiare delle coppie eterosessuali. Infine, i deputati hanno ancora una volta condannato Polonia e Ungheria per le discriminazioni messe in atto ai danni della comunità LGBTIQ e hanno chiesto ulteriori azioni (come procedure di infrazione, misure giudiziarie e strumenti di bilancio) nei confronti questi Paesi che non rispettano i valori dell'Unione. La risoluzione, insomma, fa il punto su quanto ancora c'è da fare ed è stata approvata con 387 voti favorevoli, 161 contrari (tra cui Lega e Fratelli d'Italia) e 123 astensioni. Speriamo che sia una spinta perché qualcosa si muova. Sì, anche in Italia.

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