Tutti i libri di The Haunting of Bly Manor

Di Dario De Marco
·4 minuto per la lettura
Photo credit: Merietti
Photo credit: Merietti

From Esquire

La serie Netflix The Haunting of Bly Manor è il seguito di The Haunting of Hill House: ma è un sequel solo nominale. Dopo il grande successo di Hill House, infatti, è stata fatta una scelta intelligente: produrre altre stagioni, ma in modalità antologica, cioè staccate l'una dall'altra. Così The Haunting è diventato un contenitore dove confluiscono le fonti di ispirazione più varie: ogni stagione è ispirata a un capolavoro della letteratura. La prima stagione riprendeva L'incubo di Hill House di Shirley Jackson, Bly Manor è ispirato alla lontana al bellissimo romanzo breve di Henry James, Giro di vite.

Ispirato alla lontana, perché ci sono una serie di differenze tra libro e serie: differenze sulla direzione che prende il plot (una su tutte, il finale, e qui naturalmente non facciamo spoiler) ma anche e soprattutto aggiunte. La serie scava molto di più nel passato dei personaggi, aggiungendo complessità e spiegando molti comportamenti attuali: ci sono interi episodi dedicati ai flashback, quando non a vere e proprie origin story. Ed è proprio qui che rientra in ballo Henry James. Infatti The Haunting of Bly Manor omaggia lo scrittore americano anche in un altro modo, più sottile: mentre la trama principale è senz'altro ricalcata su The turn of the screw, i titoli dei singoli episodi sono tutti, senza alcuna eccezione, ripresi da altri racconti e romanzi di James. Ovviamente, tutte storie di fantasmi, o di ambientazione gotica, o comunque dalla trama inquietante. Nella maggior parte dei casi è una ripresa solo formale del titolo, ma almeno in una occasione l'ispirazione è sostanziale, e anzi serve a spiegare un punto chiave della storia. Vediamo.

C'è sempre il rapporto tra un istitutore, giovane e bisognoso, e una famiglia ricca ma disfunzionale, ne L'allievo, pubblicato nel 1891. Ma le analogie finiscono qui: Pemberton, il precettore, stabilisce un rapporto speciale con il giovane Morgan, ragazzo molto intelligente e molto malato. Mentre la famiglia fugge da un posto all'altro per non pagare i propri debiti, la relazione tra i due diventa sempre più ambigua: maestro-allievo, ma anche genitore-figlio, e sotto l'amicizia sembra emergere qualcosa di più.

Una piccola cappella, dei lumini accesi: uno per ogni persona perduta, uno per ogni fantasma. Qui iniziano e qui finiscono le analogie tra L'altare dei morti di Henry James e l'episodio della serie. Nel racconto è un uomo che onora i propri defunti, tranne uno: ed è proprio su quest'uno che entrerà in contrasto con una donna. La memoria e il perdono sono i temi di questo delicatissimo racconto, ma come nella serie TV si affaccia l'ipotesi di un amore ormai impossibile.

Il titolo dell'episodio 6 di Bly Manor è tratto dal racconto The Jolly Corner: l'ultima, e forse la più famosa ghost story scritta da James. In italiano il libro è diventato L'angolo bello, l'episodio invece L'angolo prediletto. Il protagonista è un ricco uomo d'affari, e il tema è quello del doppio. Ma nella serie è lo zio dei bambini che viene tormentato dai rimorsi, e nei flashback subisce le angherie di una versione più cattiva di sé stesso. Nel libro la storia è più affascinante e complicata: un americano torna a New York dopo più di trent'anni, e si imbatte nel fantasma del suo alter ego, quello che sarebbe diventato se fosse rimasto a casa.

Ed ecco il cuore della serie, l'episodio in bianco e nero che sembra non entrarci nulla e invece spiega tutto. In questo caso la ripresa di The Romance of Certain Old Clothes, racconto del 1868, è quasi letterale. In un certo senso è stato lo stesso Henry James a fornire l'assist, perché nella seconda edizione del racconti le due sorelle protagoniste si chiamano Wingrave, proprio come la famiglia di Bly. Un tempo passato, una rivalità in casa, una morte, un uomo che sposa prima una sorella e poi l'altra, e appunto un baule pieno di affascinanti vecchi vestiti. Oltre non si può andare.

L'ultimo episodio della serie riprende il titolo di una delle novelle più riuscite di Henry James: The beast in the jungle, a volte tradotto come La tigre nella giungla. Anche l'argomento di fondo è quello: una minaccia in agguato, la possibilità che un qualcosa di mostruoso e terribile si manifesti da un momento all'altro. Ma mentre nella serie sappiamo benissimo cosa sia (no spoiler, chi l'ha vista capisce), nel libro l'effetto perturbante è aumentato dal fatto che si tratta solo di una sensazione del protagonista. Una convinzione tanto infondata quanto incrollabile, e che peserà sul corso della sua intera vita.