Tutto quello che c'è da saper su Xavier Dolan, protagonista a Venezia 78 con Illusions Perdues

Photo credit: Pool - Getty Images
Photo credit: Pool - Getty Images

I bambini prodigio crescono spesso con o tra cuori in costante tumulto, cuori infranti, cuori che battono ad un ritmo accelerato e fanno, strafanno, si dannano per dare una forma a quella mareggiata di emozioni. Xavier Dolan non può non essere definito un enfant prodige: è impensabile non rifugiarsi in questa definizione comoda, che, chissà, forse gli darà sui nervi, ma la sua biografia lì ci porta. Ma soprattutto, Dolan, 32 anni, nato a Montreal, ha uno di quei cuori che hanno cominciato a scalpitare presto, tanto che a 19 anni era già al lavoro sul primo dei suoi 8 lungometraggi, dal titolo evocativo di buona parte di ciò che arriverà dopo: I Killed my mother. Un film che è facile intuire si tuffa nel groviglio dei "ti amo, ti odio" che rendono elettrica e tesa la vita famigliare di un adolescente, Hubert, e la madre, Chantale, e se il titolo, freudiano, vede il ragazzo costretto ad “uccidere” i suoi genitori (in particolare mamma più vicina e per questo più fallibile) per crescere, il racconto è molto più sfaccettato e mutevole di quanto ci si sarebbe aspettati da un regista e attore poco più che adolescente. Insomma, il biglietto da visita con cui Dolan s'è presentato sulla scena è stato di quelli che hanno fatto drizzare le antenne a critica e pubblico, e quello che è venuto dopo è stata la sua consacrazione. Ma andiamo per ordine, e partiamo proprio da lì, dal groviglio o dal rifugio, a seconda delle angolazioni o forse dai momenti della vita, dalla famiglia, dunque, ispirazione dalla quale quasi nessuno sfugge, men che meno Xavier.

Suo padre, Manuel, è un cantante e cantautore e attore nato al Cairo, e il cui periodo di massimo splendore è stato negli anni '80; sua madre, Genevieve, è un'impiegata pubblica, i cui antenati irlandesi arrivarono in Québec dopo la carestia del 1840. È cresciuto nella periferia di Montreal, “in uno di questi nuovi centri residenziali fatti di edifici in mattoni rosa”. Se si identifica con qualcuno nel suo film, dice, è il furioso Antoine di È solo la fine del mondo, pellicola presentata a Cannes nel 2019 e che vede protagonista Louis, scrittore malato terminale, che decide di tornare nel suo paese natale e rivedere la sua famiglia dopo 12 anni di lontananza, per rivedere i suoi cari e comunicare loro la sua morte imminente, com'è ovvio, i membri della famiglia reagiscono tutti in maniera diversa all'incontro e da qui si innesca di nuovo quel corto circuito di sentimenti e comunicazione mal espressi, mal interpretati, dolorosi, faticosi, indispensabili. Antoine è il più iracondo, ed è interpretato da Cassel. Su di lui Dolan disse al The Guardian che se non avesse "trovato un modo per incanalare la rabbia ed esprimere risentimento attraverso i film, sarei un uomo molto, molto arrabbiato, come Antoine.”

Xavier, e qui torniamo al prodigio dell'infanzia, ha iniziato a recitare all'età di quattro anni, grazie a sua zia Julie, una manager di produzione che ha avvisato sua madre di un'audizione per dei programmi televisivi. Il lavoro di recitazione è durato fino all'età di otto anni, e la notorietà è bizzarramente arrivata grazie ad una serie di 21 spot pubblicitari per una catena di drugstore in Québec, che lo ha reso una star a Montreal: “La gente mi riconosceva e mi pizzicava le guance - ha raccontato decenni dopo - Non posso dire di averlo odiato, ma nemmeno di esserne andato pazzo". A scuola, non si è unito a compagnie teatrali, per una dichiarata paura di recitare sul palcoscenico, ma ha iniziato a fare di nuovo dei provini per lavori da attore televisivo.

Ma la verità è che era sua madre, e non lui, a premere per quella carriera e a volerla così tanto da doverlo portare alle audizioni: “Niente ha mai funzionato per motivarmi, in quel periodo - ha spiegato sempre al The Guardian - Ricordo che ci fu questa audizione terribile, terribile, terribile per la quale non mi ero preparato e non mi ero presentato. Mia mamma mi ha chiamato, arrabbiata, chiedendomi dove fossi, dicendomi "ti stiamo tutti aspettando!'". Ero completamente, completamente fatto. Così mi ha letteralmente preso in braccio e mi ha portato all'audizione e tutti videro che ero sotto effetto di droghe. Ma cos'altro c'è da fare ,se non sballarsi, quando hai 15 anni? Immagino che avrei potuto studiare. Ma quello non era proprio il mio stile".

Alla fine, ha trovato lavoro doppiando i film di Hollywood in francese. Era, ed è, davvero bravo. Per il pubblico di lingua francese, Dolan era la voce di Ron Weasley nei film di Harry Potter. “È stata una grande esperienza. Ero anche Taylor Lautner nel franchise di Twilight e in tutti gli altri suoi film. Faccio anche Aaron Taylor-Johnson, Eddie Redmayne, Dylan O'Brien e Nicholas Hoult". Anche ora, Dolan si prende due giorni di riposo alla settimana, durante le riprese, per fare il doppiaggio con grande sgomento dei suoi produttori e difende la tecnica e le abilità che richiede. “Non mi piacciono le persone che lo sviliscono ama dire - Stai traducendo le emozioni in un'altra lingua

Ma se su tutto ciò che è il suo lavoro, e arriveremo a quello che finora è stato il suo zenit, parla in modo lucido e preciso, sugli affetti resta vago, inciampa nelle stesse difficoltà che così abilmente sa riprodurre sullo schermo. "Ho un fratellastro - ha raccontato in un'intervista del 2017, piena di pause e di sussurri, ad I-d Usa - Mio padre preferirebbe che dicessi fratello. È nato dalla sua precedente relazione con un'altra donna. Adesso ha 40 anni, credo. Mi sento un po' in imbarazzo a non conoscerlo meglio. Lo vedevo spesso quando ero più giovane, ma adesso ho perso i contatti. Ha problemi mentali. Mio padre vorrebbe che avessi contatti più frequenti con lui. Ma è difficile. Il mio lavoro richiede tempo".

La grande svolta, dicevamo, della sua carriera è arrivata nel 2014 con Mommy, suo quinto film acclamato come capolavoro. Dramma drammaticissimo, la pellicola racconta di una madre che fa i conti con i problemi comportamentali di suo figlio e entra ad occhi spalancati nel complesso amore che condividono l'uno per l'altro. Presentato a Cannes quando lui aveva soli 25 anni, ha condiviso il Premio della Giuria del festival con un'icona del cinema di 83 anni, Jean-Luc Godard. Resoconto occasionalmente istrionico ma sincero, Mommy ha ancora protagonista, non a caso, una madre single, Die (Anne Dorval), che lotta per affrontare il suo dolce ma volubile figlio, Steve (Antoine Olivier Pilon ), il cui ADHD devasta la loro vita suburbana. Espulso da scuola dopo aver dato fuoco a una caffetteria, Steve deve ripiegare sull'istruzione a casa, quindi Die si rivolge alla vicina solitaria Kyla (Suzanne Clément). Ciascuno diversamente emarginato dalla società, il trio disadattato inizia a formare un'unità familiare alternativa, e la potenziale disperazione delle loro situazioni individuali in qualche modo svapora, sull'onda della loro speranza collettiva.

Nel 2019, dopo alcuni anni travagliati che lo hanno visto schiaffeggiato sonoramente dalla critica (non piacque quello stesso E solo la fine del mondo, e Dolan accusò molto il colpo) è tornato a mettere d'accordo tutti con Matthias & Maxime , una storia sincera sulla semantica del romanticismo e dell'amicizia che vede Xavier muoversi davanti all'obiettivo per la prima volta in cinque anni. Girato in Canada con alcuni dei suoi amici di lunga data, racconta la storia di due compagni d'infanzia che affrontano un cambiamento nella loro relazione, cambiata da un breve bacio a cui sono costretti per il cortometraggio della sorella minore di Matthias.

"Cosa può risvegliare un bacio?", Matthias & Maxime se lo e ce lo chiede, ma mentre lo fa in modo così brillante, non si sottrae nel fornire anche le risposte. Sul fatto che nel film ci sono suoi veri amici, Dolan ha detto: "Volevo solo raccontare una storia di amore e amicizia e volevo farlo con i miei amici. Non avrei mai potuto scrivere quella storia se fosse stata ambientata altrove che a casa. Ma non è perché avevo bisogno di essere a casa. Ero già a casa, per entrambi i film precedenti. La maggior parte delle persone pensa che i miei ultimi due film siano fallimenti, lo capisco. Ma lavorare su di loro e lavorare con questi attori non è stato un fallimento, affatto, ed è stato anche molto divertente. E le aspettative o la pressione non ti ispirano a scrivere una storia. Le idee lo fanno! Le idee mi portano alle persone e le persone mi portano in luoghi".

Oggi Xavier è a Venezia come parte del cast di Illusions Perdues, film di Xavier Giannoli ispirato a Balzac in programma per domenica 5 settembre, del quale Dolan ha detto :"Il regista, Xavier Giannoli, mi si è avvicinato e mi ha detto che voleva che interpretassi la parte di Nathan Raoul nel film. Non ricevo molte offerte come attore, quindi ero piuttosto eccitato. Ho letto il suo (incredibile) copione, ci siamo incontrati per un caffè ed è andata! Un'esperienza indimenticabile. È un vero artista e un tale perfezionista. Colto, creativo e appassionato. Mi è piaciuta ogni cosa"."

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli