Twitter chiude definitivamente l'account di Trump per prevenire ulteriori incitazioni alla violenza

Di Carlotta Sisti
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Photo credit: Courtesy Photo Unsplash/ @@matt__feeney
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From ELLE

Come un utente qualunque, che ha passato il segno troppe volte e troppo gravemente, Donald Trump s'è visto rimuovere il proprio account Twitter perché colpevole di incitamento alla violenza. La vocazione potremmo dire "democratica" dei social ha, dunque, prevalso sull'apparente impunità del presidente uscente degli USA, responsabile d'aver creato un clima d'odio crescente, sfociato nell'attacco e nella successiva occupazione di Capito Hill da parte della frangia più violenta dei suoi seguaci. Nel comunicato, asciutto e cristallino, che ha accompagnato la decisione "permanente" di eliminare il profilo di Trump, l'azienda ha citato le sue ripetute violazioni delle regole stabilite dal social media, tra cui "il ripetuto incitamento alla violenza". Nello specifico, Twitter ha valutato due tweet inviati da Trump venerdì mattina come "altamente propensi a incoraggiare e ispirare le persone a perpetrare gli atti criminali avvenuti al Campidoglio degli Stati Uniti il 6 gennaio 2021".

Ovviamente, che altro potevamo aspettarci, Trump ha cercato subito di eludere il provvedimento, tant'è che la sera di venerdì 8 gennaio, giusto una manciata di minuti dopo la sua espulsione dal social, Trump ha utilizzato diversi altri account, tra cui quello presidenziale ufficiale, @POTUS, e quello della sua campagna, @TeamTrump, nel tentativo esprimere tutta la sua indignazione (quando si dice "perseverare è diabolico"), ma i tweet sono stati rapidamente rimossi. Un portavoce di Twitter ha infatti affermato che Trump non era autorizzato a utilizzare altri account per aggirare il provvedimento, e ha ribadito che la società continuerà a rimuovere i suoi tweet, in quella che è a tutti gli effetti una battaglia contro l'odio in rete che porta, come abbiamo visto, a conseguenze molto concrete nella realtà. Per questa ragione, anche l'account della campagna @TeamTrump è stato bandito definitivamente e per quanto riguarda i profili governativi come @POTUS o @WhiteHouse, Twitter ha detto che non li chiuderà, ma potrebbe "limitarne l'utilizzo". Come scrive il Guardian, "la straordinaria decisione di Twitter di rimuovere l'account personale di Trump porta con sé un valore simbolico molto potente, per il presidente guerrafondaio, il cui uso dei social media per alimentare l'odio e la paura ha alimentato sia la sua improbabile ascesa politica che la fine ignominiosa della sua presidenza".

Certo, ora bisognerà vedere come il quasi ex presidente strumentalizzerà la vicenda, sta di fatto che ormai anche buona parte della destra repubblicana ha preso le distanze da un fanatismo fuori controllo. E non stupisce: come si può, viene da chiedersi, rimanere al fianco di qualcuno che porta in piazza sostenitori che sfoggiano t shirt con slogan filo-nazisti e messaggi come "sei milioni non sono abbastanza" (riferito alle vittime dei lager), che inneggiano ai campi di concentramento o all'America sudista della schiavitù? Anche per i più conservatori, tutto questo è troppo. Ed anche per Twitter, tutto questo è stato troppo. Ora il dibattito sulla libertà d'espressione e d'opinione è certamente aperto e sarà terreno fertile per, di nuovo, le frange più estreme ed estremiste dei trumpisti, ma non si può non guardare alla decisione di uno dei megafoni più usati dal negazionista e complottista Trump come a qualcosa di necessario, in questo momento storico.