Tyrion, il piccolo gigante di Games of Thrones

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Photo credit: Alberto E. Rodriguez - Getty Images
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In un mondo duro, poco caritatevole e dove la supremazia fisica è necessaria per ottenere quella politica, nascere nani e crescere come “mezzuomini” è difficile e doloroso. Il contesto è quello immaginato da George R.R. Martin nelle sue “Cronache del ghiaccio e del fuoco” e lo sfortunato “folletto” è Tyrion Lannister, ovvero il più brillante e intelligente tra i protagonisti della saga fantasy scritta dall’autore statunitense. Tyrion è figlio del potente e fiero Tywin e fratello dei bellissimi gemelli Cersei e Jamie. La famiglia di provenienza non lo ha aiutato certamente a non sviluppare complessi di inferiorità, ma, probabilmente, è stata anche da stimolo per cercare di eccellere grazie alle altre qualità donategli dalla natura. Ripercorriamo insieme le vicende e l’evoluzione di questo personaggio nelle otto stagioni di Game of Thrones, la serie televisiva basata sui romanzi di Martin.

Photo credit: Jeff Kravitz - Getty Images
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Tyrion del Trono di Spade: un buffone di talento

Negli episodi iniziali del Trono di Spade conosciamo un Tyrion lascivo, dedito all’alcool e alle prostitute, due piaceri che gli consentono di estraniarsi dalla realtà e di non pensare alla propria condizione esistenziale. Il Mezzuomo, come viene chiamato tra le risatine complici e meschine delle persone, si trova a dover sostenere un doppio peso che lo opprime. La deformità, con tutto ciò che comporta a Westeros, e il sentirsi accettato sì, ma poco amato e considerato dall’austero padre e dall’algida sorella. I quali, oltre a vivere come una vergogna la condizione di Tyrion, gli imputano di essere la causa del decesso della moglie e madre, morta di parto dandolo alla luce. Pur vedendolo quasi sempre stordito dal vino, però, cominciamo a capire quasi immediatamente quale sia il potenziale del personaggio. Tra una battuta salace e al vetriolo rivolta ai fratelli, una considerazione saggia uscitagli quasi per sbaglio dalla bocca e qualche lampo di visione strategica e politica, il suo talento e la sua brillantezza emergono chiaramente. Provare simpatia nei suoi confronti, poi, è inevitabile. In un mondo di cavalieri troppo seriosi, re decadenti e regine perfide e melliflue, un uomo così dotato di ironia e autoironia dissacrante cattura il cuore.

Iniziano le responsabilità

Perdere le giornate tra le taverne e i bordelli di Approdo del Re, capitale dei Sette regni di Westeros, ha il suo fascino e anche il piangersi addosso maledicendo il destino può aiutare ad andare avanti. Ma Tyrion sarebbe sprecato per questo. E l’occasione di riscatto, per poter dimostrare quanto vale, gliela riservano il fato e le decisioni di papà Tywin. Quando re Robert Baratheon muore, a succedergli al trono è il giovanissimo, inesperto e psicopatico Jeoffrey. Non proprio una garanzia per la prosperità e la tranquillità del regno. Così il plenipotenziario di casa Lannister decide di nominare Primo Cavaliere, una sorta di numero due, suo figlio Tyrion. Una responsabilità dalla quale derivano noie e scocciature, per uno abituato a vivere alla giornata come il folletto, ma anche potere e possibilità di incidere nelle decisioni del re. Il Mezzuomo alla prova dei fatti dimostra di sapersi districare benissimo tra le trappole invisibili posizionate dai membri più astuti della corte, di saper tenere a bada le incontinenze del folle Jeoffrey e anche di saper prendere decisioni giuste sotto pressione. In poche parole sa comandare con lungimiranza e nettezza. Non era del tutto prevedibile all’inizio.

Photo credit: Kevin Winter - Getty Images
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Il potere logora anche Tyrion Lannister

Il tempo di capire di saperci fare e di farlo capire a tutti, dura però poco per Tyrion. Il suo talento e i suoi consigli sono mal sopportati da re Jeoffrey, che non perde occasione per mettergli i bastoni tra le ruote e per umiliarlo in pubblico appena se ne presenta l’occasione. Anche Cersei non digerisce la presenza ingombrante di suo fratello. E così, nel più classico dei promoveatur ut amoveatur, Tyrion viene rimosso dalla carica di Primo Cavaliere e gli viene imposto di sposare Sansa Stark. Un matrimonio che lo farebbe divenire il lord di Grande Inverno, consegnando il Nord ai Lannister e allontanando uno scomodo rompiscatole dalla capitale. Oltre alla politica, poi, ci sono i sentimenti. Tyrion ama un’altra donna, una prostituta, e Sansa è comprensibilmente spaventata dall’aspetto fisico del folletto. Tutti e due odiano l’idea di questo matrimonio combinato, pur nutrendo un affetto reciproco dettato dalla condivisione della stessa condizione di subalternità alle decisioni altrui. La situazione per Tyrion precipita quando il giorno del suo matrimonio con Margaery, Jeoffrey muore per una coppa di vino avvelenato. Cersei, inferocita, attribuisce immediatamente l’uccisione del suo primogenito al fratello deforme che, secondo la leonessa Lannister, avrebbe agito per vendetta e rancore. Tyrion viene imprigionato, riesce ad evadere grazie a Jamie e uccide suo padre prima di fuggire rocambolescamente da Approdo del Re, dove ovviamente non c’è più spazio per il nostro Mezzuomo.

Una vendetta che parte da lontano

Gli eventi concitati dal matrimonio di Jeoffrey in avanti, conducono Tyrion letteralmente dall’altra parte del mondo. Aiutato da Varys, la spia che tutto sa e che ha sempre un piano, raggiunge Essos, la parte orientale del mondo immaginato da Martin. Dove c’è una giovane e determinata Daenerys Targaryen, che sta raccogliendo le forze e gli uomini necessari per andare alla conquista dei Sette regni, dove in passato sul trono c’erano i suoi familiari. Dopo una serie di peripezie e di scoperte illuminanti per Tyrion, la tela di relazioni tessuta dal ragno Varys porta all’inevitabile incontro tra la passione e la forza distruttiva e liberatrice di Daenerys e la razionalità e il realismo politico del brillante Mezzuomo. Si combinano così due diverse volontà di vendetta, alimentate da motivazioni profonde. La regina dei Draghi, dopo un’infanzia vissuta in esilio tra le sofferenze della solitudine e dell’errare senza trovare pace, vuole riprendersi il trono che è stato strappato alla sua famiglia con un regicidio. Tyrion, vuole farla pagare cara a sua sorella Cersei che lo ha costretto alla fuga e che, senza l’intervento di Jaimie, lo avrebbe fatto uccidere dopo un processo farsa. La strada da percorrere, per entrambi, è quella piena di ostacoli che porta ad Approdo del re. L’ulteriore esperienza acquisita da Tyrion nel periodo trascorso lontano da casa potrebbe risultare decisiva per la riuscita del piano.

Photo credit: FilmMagic - Getty Images
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(spoiler alert!) Tyrion Lannister muore? Il cerchio si chiude

La parabola della vicenda umana di Tyrion non poteva che concludersi con lui ad Approdo del Re, che fa politica, la cosa che gli riesce meglio, cercando di mettere d’accordo sovrani più o meno accecati da sete di potere e non in grado di comprendere la complessità del quadro. E così, dopo molti altri accadimenti e un’infinità di colpi di scena, nel finale dell’ottava stagione troviamo un Tyrion mediatore, che convince tutti i piccoli signori del regno a consegnare la corona Bran Stark. Il nuovo sovrano deve scegliere un Primo Cavaliere. E chi potrebbe essere se non il nostro folletto? Nato per portare l’arte della diplomazia a un livello superiore e per sbrigare compiti che un re - cavaliere non è in grado di assolvere.

Curiosità: il doppiatore di Tyrion Lannister

Per interpretare un personaggio così potente e sfaccettato c’era bisogno di una grande prova d’autore e l’attore statunitense Peter Dinklage ha superato la sfida a pieni voti. Una menzione speciale va anche a chi l’ha doppiato nella versione italiana del Trono di Spade. Nelle prime quattro stagioni Gaetano Varcasia, sostituito dopo la sua scomparsa da Mauro Gravina.

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