Udite udite! Arrivano buone notizie dalla Thailandia dove l'aborto legale sembra sempre più vicino

Di Elisabetta Moro
·3 minuto per la lettura
Photo credit: SOPA Images - Getty Images
Photo credit: SOPA Images - Getty Images

From Cosmopolitan

"Ma ci sono state anche cose buone nel 2020", provate a dire questa frase ad alta voce e poi contate le occhiatacce che ricevete (nella migliore delle ipotesi). Nell'anno della pandemia, con la crisi sanitaria che si somma a quella economica, c'è poco da guardare il lato positivo e molto da rimboccarsi le maniche e sperare in un futuro più roseo e non troppo lontano. Eppure nulla toglie che, negli ultimi mesi, qualche notizia davvero buona per cui festeggiare l'abbiamo avuta, basti pensare all'Argentina che ha legalizzato l'aborto dopo 15 anni di lotte, al Bhutan che ha depenalizzato finalmente l'omosessualità, ma anche al Sudan che lo scorso giugno ha vietato le mutilazioni genitali femminili o alla Scozia che ha deciso che d'ora in poi gli assorbenti saranno gratuiti. Si fanno dei passi avanti, lentamente ma si fanno. L'ultimo arriva dalla Thailandia dove la legalizzazione dell'aborto sembra sempre più vicina dato che la Camera dei rappresentanti ha votato a favore di un disegno di legge che - se verrà approvato anche dalla camera alta - renderà legale l’interruzione volontaria di gravidanza.

Photo credit: SOPA Images - Getty Images
Photo credit: SOPA Images - Getty Images

Inutile dire che siamo di fronte a una svolta storica per i diritti delle donne nel Paese, dato che, per il momento, in Thailandia l'aborto è un crimine a tutti gli effetti punito con una multa e con il carcere fino a 3 anni, salvi i casi in cui la gravidanza metta a rischio la salute della donna o sia il risultato di uno stupro. Come racconta Il Post, il processo di riforma è iniziato il 19 febbraio 2020, quando la Corte costituzionale si è espressa sostenendo che gli articoli 301 e 305 del codice penale sull'interruzione di gravidanza sono contrari ai principi costituzionali di libertà personale e parità di diritti fra donne e uomini. La Corte ha ritenuto necessario riscrivere parzialmente la normativa sull’aborto ponendo come limite il febbraio 2021. A fine dicembre, quindi, la Camera dei rappresentanti thailandese ha approvato un disegno di legge che prevede l’aborto legale entro le dodici settimane in tutte le circostanze e ora la decisione finale spetta al Senato che dovrà esprimersi entro il prossimo 12 febbraio.

Photo credit: SOPA Images - Getty Images
Photo credit: SOPA Images - Getty Images

Dal 2014 il governo thailandese è guidato dal generale Prayuth Chan-o-cha che, a partire dal luglio dell'anno scorso, sta venendo duramente contestato. I movimenti femministi, in particolare, protestano per i retaggi patriarcali ancora fortemente presenti nel paese e nelle istituzioni, basti pensare che in un discorso del 2016 il primo ministro aveva affermato che la società thailandese "si sarebbe deteriorata" se uomini e donne avessero ottenuto gli stessi diritti. L'interruzione di gravidanza, in particolare, oltre a essere criminalizzata, è stigmatizzata a livello sociale e condannata dai valori buddisti. Questo spinge le donne thailandesi a ricorrere ad aborti clandestini mettendo in serio rischio la propria salute.

L'approvazione del disegno di legga, quindi, costituisce un passo avanti importante anche se, come fa notare il Post, secondo Sulaiporn Chonwilai, ricercatrice indipendente vicina al gruppo femminista Tam Tang, potrebbe non essere sufficiente dato che il 20-30 per cento delle donne thailandesi cerca di abortire dopo la dodicesima settimana. La strada è ancora lunga, ma, se il Senato approverà questa legge, sarà un punto da cui partire per spingere verso una regolamentazione che tuteli fino in fondo i diritti riproduttivi delle donne che vada di pari passo a un cambiamento culturale. Evviva!