Un appartamento su Urano è il futuro del queer o un'utopia?

Di Vito de Biasi
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Photo credit: Sharon Pruitt / EyeEm - Getty Images
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From Harper's BAZAAR

Nel suo transito da un sesso all'altro, transito ancora in corso e che forse non si completerà mai, il filosofo Paul B. Preciado prova a far registrare a un tribunale spagnolo il suo vecchio nome insieme al nuovo, adeguandosi alla necessità imposta dall'amministrazione di decidere quale sesso "definitivo" assegnare a questo nome. Maschio o femmina? Lo stato e tutti i suoi organi vogliono sapere soltanto questo. E così Preciado chiede di registrare come maschile un nome ibrido, unione del nuovo nome e del vecchio: Paul Beatriz. Quella "B." che campeggia su tutti i libri del filosofo è importante, anche perché è una scelta in controtendenza rispetto a quanto succede solitamente con il vecchio nome dei transessuali, che viene cancellato e non può essere menzionato da chi conosceva quella persona "da prima".

Quella del nome è una delle vicende raccontate da Preciado in Un appartamento su Urano. Cronache del transito, la raccolta dei suoi scritti per Libération tradotta in Italia, come tutte le sue cose, da Fandango Libri. Contributi che era già possibile leggere in italiano su Internazionale, ma messi in fila così, uno insieme all'altro dal 2013 al 2018, restituiscono il corpus di un pensiero originale anche all'interno del movimento LGBTQI+. Preciado non vuole dimenticare il nome del passato, non per nostalgia o per eventuali ripensamenti, ma per segnare una condizione politica diversa da quella del cambio di sesso: Paul B. vuole restare in transito. Ciò che gli interessa è contestare proprio quell'obbligo di doversi inserire in una casella che non prevede fughe: o maschio o femmina. "Ho accettato di definirmi transessuale e malato di mente in modo che il sistema medico-legale potesse riconoscermi come corpo vivo umano. Ho pagato con il mio corpo il nome che porto", scrive nell'introduzione.

Photo credit: SOPA Images - Getty Images
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Il discorso al centro di Un appartamento su Urano è una critica, o una ribellione possibile, a una forma di potere che non riconosce le identità, ma le costruisce secondo regole prestabilite. Sintetizzando il pensiero di Foucault sulla biopolitica, quello di Judith Butler sul genere e quello di Derrida sulla decostruizione del potere, Preciado scrive: "Il sesso e la sessualità non sono una proprietà essenziale del soggetto, ma il prodotto di diverse tecnologie sociali e discorsive, di pratiche politiche di gestione della verità e della vita... Non esistono i sessi e la sessualità, ma gli usi del corpo riconosciuti come naturali o puniti in quanto devianti". La sua condizione, quindi, sempre sulla soglia dell'essere e del riconoscimento, è quella di "dissidente del sistema sesso-genere".

Ciò che Preciado scrive, di conseguenza, ha un po' il carattere visionario di chi vuole cambiare le cose e un po' il tono quasi-messianico di chi sta provando a immaginare un'altra realtà. La scrittrice e regista Virginie Despentes scrive nell'introduzione, rivolgendosi direttamente a Preciado: "Tu scrivi di un tempo che non è ancora arrivato. Scrivi a bambini che non sono ancora nati, e che vivranno anch'essi questa transizione costante - che è l'essenza della vita". Il problema è se questo "altro possibile" da scrivere tra i pochi possibili che ci sono concessi al momento è un'utopia o un futuro che potremmo effettivamente costruire.