Un dream team di chef per un progetto bellissimo: Childfood, il libro di Luca Scarcella

Di Désirée Paola Capozzo
·5 minuto per la lettura
Photo credit: Childfood
Photo credit: Childfood

From ELLE

Durante il lockdown Luca Scarcella ha lanciato un appello agli chef di tutto il mondo. E loro hanno risposto. È nato Childfood un libro di ricette che celebra la diversità e aiuta i bambini in difficoltà.

Le idee vanno condivise. Quelle buone ancora di più. Un po’ come il cibo, che ha il grande dono di unire le persone. Questo è quello che ha imparato negli Stati Uniti Luca Scarcella, torinese, classe 1989, giornalista, scrittore, pianista e autore di Childfood - Ricette per giovani Coolinary Explorers, un libro realizzato in piena pandemia coinvolgendo “da remoto” 23 grandi chef e illustratori di tutto il mondo.

Photo credit: courtesy
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«Quando ho immaginato di creare questo libro non l’ho fatto con l’idea di proporlo a una casa editrice, almeno non prima di sondare il reale interesse di un progetto simile. Quindi ho deciso di fare tutto in autonomia, o meglio, di sperimentare il potenziale della condivisione in rete: così a metà giugno 2020 ho fatto partire su Kickstarter, piattaforma di crowdfunding americana, una campagna di preordini: nel giro di 30 giorni abbiamo avuto più di 1600 prenotazioni. Avevo chiesto 50mila dollari e ne ho raccolti quasi 62mila: così ho coperto le spese di produzione, traduzione, stampa e distribuzione». Un progetto che ha subito destato l’attenzione della rete e di tanti editori internazionali, tanto che ora sarà ripubblicato anche in Italia. Ma torniamo all’inizio di questa bella storia…

Photo credit: Gail Armstrong
Photo credit: Gail Armstrong

Come è nata l’idea di Childfood?

A marzo dello scorso anno ero a Los Angeles per lavoro e mi sono ritrovato in quarantena come tutto il mondo.Avendo più tempo libero del solito mi sono dedicato a mettere ordine tra i tanti progetti che avevo in testa da un po’, tra cui un libro di cucina per bambini. La prima cosa che è ho fatto è stato parlarne con le persone che ho avuto la fortuna di conoscere qui, tra cui Alizé Latini che è poi diventata parte fondamentale del progetto, occupandosi della logistica e condividendo con me le fatiche e le gioie di questa avventura. C’è una cosa molto importante che l’America ti insegna: se hai un’idea e vuoi realizzarla non serve tenertela nel cassetto nella paura che qualcuno te la rubi. “Ideas are cheap, execution is everything”: le idee costano poco, metterle in pratica un po’ più di fatica... e me ne sono reso conto. Però ha funzionato.

Crenn, Bottura, Sasto... come hai coinvolto tutti questi chef famosi?

Con un messaggio in direct su Instagram, semplicemente presentando il progetto: e hanno detto tutti sì.

Potere dei social, si può fare tutto da remoto…

Sì, ma c’è un’eccezione: la presenza di Bottura la devo a un contatto reale, un torinese come me, Marino Monferrato che è head of operation di Gucci Osteria di Rodeo Drive a Beverly Hills. L’avevo conosciuto una sera a cena a casa di Vasco Rossi a Los Angeles e ci siamo subito trovati. Gli ho raccontato l’idea, gli è piaciuta, e mi ha passato i contatti giusti per arrivare allo chef. Il mondo non è poi così grande…

Photo credit: Stefania Rosini
Photo credit: Stefania Rosini

Così ti hanno mandato tutti le loro ricette. E le foto?

Per dare uniformità al progetto le ha realizzate per noi gratuitamente lo chef Matteo Marra nel suo ristorante di Biella e le ha fotografate Damiano Andreotti. Unica eccezione: Francis Mallmann che ci teneva a pubblicare la foto del piatto preparato con le sue mani.

E gli illustratori?

Stesso metodo: alcuni sono miei amici, altri li seguivo da tempo sui social, come Pascal Campion su Twitter. La grafica editoriale Livia D’Aliasi, invece, l’ho “reclutata” tramite un post su Facebook. I disegni interni li ha realizzati Ottavia Tracagni. La copertina è di Gail Armstrong, illustratrice inglese che crea le sue opere con ritagli di carta, poi le fotografa e il risultato sono queste immagini che sembrano prendere vita.

Childfood è anche beneficienza, vero?

Esatto, perché ho spiegato l’obiettivo del libro: fare del bene, anche in senso concreto. Così ho contattato Charity Water, no profit di New York che porta acqua pulita alle comunità che non ne hanno accesso. A loro abbiamo già donato il 25 per cento di quello che è stato raccolto con Kickstarter, circa 12 mila dollari, che sono serviti a portare acqua a circa 350 bambini. Per ogni libro venduto, inoltre, ShareTheMeal iniziativa del World food programme delle Nazioni unite, ha donato un pasto a un bambino; in più, nel libro, ci sono dei QR Code che permettono di fare una donazione.

Non è un semplice ricettario, ma un caleidoscopio di suggestioni e pagine in bianco da riempire e personalizzare con la creatività di ognuno. Com’è strutturato?

L’ingrediente principale di ogni ricetta diventa protagonista di una storia scritta da me e accompagnata da un’illustrazione, che aiuta genitori e bambini a scoprire l’importanza di una dieta sana utilizzando materie prime di qualità, provenienti da tutto il mondo. Nelle pagine successive, poi, i bambini diventano autori: possono colorare, reinventare la ricetta, prendere appunti, disegnare il piatto realizzato o incollare una foto.

A chi è dedicato Childfood?

Non è un libro solo per bambini, è un libro per la famiglia, è il libro che avrei voluto avere io da piccolo. Vorrei che attraverso Childfood i piccoli esploratori del gusto creassero ricordi ed esperienze assieme ai loro genitori, fratelli, nonni, zii o chi si occupa di loro, nutrendoli con amore». Per ricondividere, poi, il bene ricevuto.

Photo credit: Childfood
Photo credit: Childfood