Un libro racconta le feroci rivalità tra grandi donne del 900

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Photo credit: Nella foto Joane Fontaine e Olivia de Havilland
Photo credit: Nella foto Joane Fontaine e Olivia de Havilland

Si fa un gran parlare della rivalità tra Kate e Meghan. Ma le schermaglie tra le due cognate reali si ridimensionano se paragonate all’incredibile spirito di competizione che, tra fine Ottocento e primi del Novecento, ha animato le vite delle donne straordinarie ritratte nelle foto di questo servizio. Da Coco Chanel a Elizabeth Arden, da Helena Rubinstein a Eleonora Duse: a loro la giornalista e scrittrice Paola Calvetti dedica il libro Le rivali. Una ricostruzione storica avvincente e ricca di aneddoti che rivela la folle rivalità tra coppie di artiste eccezionali che si sono invidiate, detestate e combattute per tutta la vita. "Altro che sorellanza e solidarietà al femminile. Il motore che più di ogni cosa ha stimolato il talento di queste donne, pioniere e geniali nel loro campo, fu la rivalità. Una competizione divorante che, con la voglia di rivalsa, ha nutrito la loro creatività, stimolandole a conquistare il successo", dice Calvetti.ù

Photo credit: Le rivali di Paola Calvetti
Photo credit: Le rivali di Paola Calvetti

Non tutti sanno che Coco Chanel, ribelle regina della moda parigina, nel Novecento diede battaglia all’italiana Elsa Schiaparelli, stilista e musa della rivoluzione surrealista. Chanel era folle di rabbia quando, nel 1935, Schiaparelli aprì a Parigi un atelier a due passi dal suo, in Place Vendôme. Entrambe sarte e artiste, si contendevano le stesse clienti e si sfidarono per l’abito più innovativo, la sfilata più bella, il profumo più seducente. Coco era divorata dall’invidia. "Non lo ammetterebbe mai, ma Elsa rappresenta tutto ciò che lei vorrebbe essere", dice Calvetti. "Anche Coco frequenta l’alta società, ma è la figlia di un venditore ambulante e ha faticato per entrarci. Elsa ci è nata". La tensione tra le due rivali salì alle stelle quando il drammaturgo Jean Cocteau, amico intimo di Chanel, rimase affascinato dalla creatività di Elsa e la volle al posto di Coco come costumista. "Schiaparelli? Ah! Quell’artista italiana che fa vestiti", disse Chanel sprezzante. "Chanel è una noiosa piccolo-borghese specializzata in cimiteri", reagì Elsa. Il livore di Coco esplose nel 1939, quando al ballo più modaiolo di Parigi incontrò la rivale. Le si avvicinò, affabile e sorridente. Tutti erano stupiti, ancor più la Schiaparelli, che non era certa di potersi fidare, ma restò al gioco. Percorsero il salone tenendosi per mano. Poi la perfida Coco spinse Elsa verso un candelabro e il suo abito prese fuoco. Le fiamme furono spente, ma l’avversione bruciante tra le due si spense solo quando morirono: nel 1971 Coco, nel ’73 Elsa.

Photo credit: Nella foto Elizabeth Arden
Photo credit: Nella foto Elizabeth Arden

Altra storica rivalità è quella tra le imprenditrici della bellezza Elizabeth Arden e Helena Rubinstein. A New York i loro rossetti erano il must ostentato dalle suffragette nei cortei di protesta. Quando l’America entrò in guerra, nel 1941, perfino il presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, le ringraziò per gli effetti positivi del rosso da labbra sul morale delle soldatesse impegnate nel conflitto. Eppure, le due donne si lanciarono frecciate memorabili: "Bella pelle, bel collo, ma troppi colori in faccia per la sua età", disse la Rubinstein della Arden, che ribattè: "Quella donna spaventosa!". Era solo l’inizio. La Arden, che mise il marito Thomas Jenkins Lewis a capo delle vendite dell’azienda, scoprì che lui la tradiva. Divorziò. E per sostituirlo soffiò alla Rubinstein il manager Harry Johnson e alcune commesse. "Quella donna mi sta scippando i dipendenti, si ricorderà di me", disse Helena. E per ripicca assunse come direttore generale l’ex marito della Arden: un colpo basso e crudele che ferì la rivale a vita.

Photo credit: Nella foto Eleonora Duse
Photo credit: Nella foto Eleonora Duse

Il rossetto carminio era il biglietto da visita di Sarah Bernhardt, antagonista della più mite e pallida Eleonora Duse. Sul palco dei teatri più famosi l’antagonismo tra le due attrici durò tutta la vita, camuffato da amicizia. Era il 1895 quando la regina Vittoria chiamò al castello di Windsor Eleonora ma non Sarah, che in un diario definì “figlia bastarda di una prostituta”. Sarah, spinta dall’invidia, si intrufolò a corte di nascosto. Mentre la rivale recitava, disse: "Non è un’attrice, è una donna comune". Una stoccata seguita da altre perfidie. Due anni dopo, Sarah mise lo zampino nella storia d’amore e nel sodalizio artistico tra la Duse e Gabriele D’Annunzio, soffiandole il ruolo in La Ville Morte, promesso dal Vate alla Duse. Forse pentita, Sarah la invitò a recitare a Parigi nel suo Théâtre de la Renaissance, ma le diede un camerino angusto da cui la rivale, per accedere al palco, doveva passare dalla scala anti-incendio.

Fu l’ambizione per il cinema a scatenare la rivalità tra Olivia de Havilland, la Melania di Via col vento (1939), e Joan Fontaine, la protagonista di Rebecca-La prima moglie (1940). Ma anche l’amore conflittuale per la madre, perché erano sorelle. "Con la decisione di diventare attrice, Joan ha rovinato la confortante intimità della famiglia", disse Olivia. Joan ribattè: "Sono stata la prima a sposarmi, la prima a vincere l’Oscar, la prima a diventare madre". Quando, nel 1942, Joan vinse l’Oscar come miglior attrice per Il sospetto, disse: "Ho creduto che Olivia saltasse sul tavolo e mi strappasse i capelli". La sorella invece si avvicinò per abbracciarla, ma Joan le rivolse un gelido sguardo e le voltò le spalle. La rivalsa arrivò. Olivia vinse due Oscar: nel 1947 con A ciascuno il suo destino e nel 1950 per L’ereditiera. Da allora brillarono distanti nel firmamento di Hollywood.

Testo di Paola Brambilla

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente

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