Un malato di Covid-19 su cinque sviluppa anche disturbi mentali

Di Simone Cosimi
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Photo credit: Mark Wilson - Getty Images
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Chi supera la Covid-19, anche se non sviluppata in forma grave, manifesta anche problemi mentali nei giorni o nelle settimane seguenti? Alle osservazioni e alle rilevazioni aneddotiche dei mesi scorsi relative a questo possibile collegamento si aggiunge ora uno studio che sembrerebbe confermarlo. Pubblicata su Lancet Psychiatry, l’indagine ha scoperto che almeno una persona su cinque fra quelle che hanno avuto la Covid-19 sviluppa un disturbo mentale nel giro di tre mesi dalla positività.

Un risultato senz'altro molto pesante al quale i ricercatori della Oxford University e della britannica National Institute for Health Research Oxford Health Biomedical Research Center sono arrivati analizzando le condizioni di salute di 70 milioni di pazienti negli Stati Uniti, all’interno del quale hanno evidenziato un gruppo di 62.354 persone positive al virus fra il 20 gennaio e il primo aprile e che non hanno avuto bisogno di essere ospedalizzate. Hanno così scoperto che il 18% di quei pazienti ha anche ricevuto una diagnosi di patologia mentale in una finestra oscillante fra i 14 e i 90 giorni dopo la diagnosi. Una soglia spaventosa che dà l’idea della dimensione in cui la positività può in certi casi condurre le persone.

Photo credit: SOPA Images - Getty Images
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Gli scienziati hanno comparato i dati con i pazienti che soffrivano di sei altre condizioni come fratture e influenza di stagione, diagnosticate nello stesso periodo. Scoprendo che la propensione di un paziente Covid a sviluppare un disagio di quel tipo per la prima volta si è rivelato doppio rispetto agli altri pazienti. Insomma, la pandemia può colpire ferocemente non solo l'organismo ma anche la mente. Ma di cosa si tratta di preciso? Si va dall’insonnia ai disturbi dell’ansia fino alla demenza, queste almeno le diagnosi più frequenti in quel gruppo di pazienti analizzati dopo la ripresa dalla sindrome legata al virus.

Non basta. Dalla ricerca è emerso anche un rapporto inverso: le persone che invece già soffrivano di qualcuna di queste condizioni, per esempio di disturbo da deficit attentivo e iperattività, biopolarismo, depressione o schizofrenia, sembrano aver fatto segnare una tendenza più elevata del 65% di poter essere contagiati. Su questo, ovviamente, il terreno è effettivamente minato.

Che ci stia arrivando addosso, e anzi si sia già scatenato, uno tsunami di problemi mentali per la pandemia lo sappiamo da mesi. Questioni psicologiche che colpiscono tutti: chi ha avuto la Covid-19, chi ha perso un famigliare o un amico spesso senza neanche poterlo salutare per l’ultima volta, chi più semplicemente ma non meno duramente ha visto saltare gran parte delle abitudini e delle attività che davano linfa alla propria vita, sia in chiave quotidiana che come stile di vita più ampio.

Photo credit: da-kuk - Getty Images
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“Sappiamo da precedenti pandemie che le difficoltà mentali caratterizzano spesso i sopravvissuti e questo studio mostra le stesse conseguenze anche dopo la Covid-19, non c’è da stupirsi” spiega Til Wykes dell’Istituto di psichiatria del King’s College di Londra, un esperto esterno alla ricerca, alla Mit Technologica Review. Dovremo dunque prepararci per i prossimi mesi e anni, anche in termini di supporto diffuso sul territorio. Quello che l’indagine ha scovato è solo “la punta di un iceberg”.