Un uomo in casa. Smart working e nuove regole di condivisione dei carichi domestici tra i partner

di Ilaria Solari
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Photo credit: Maskot - Getty Images
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From ELLE

Le sei del mattino, l’ora migliore per il mio corso di yoga online: silenzio in casa, mio marito è uscito per una giornata di lavoro in sede, i ragazzi dormono e Gattuso riposa tranquillo e inaccessibile nella sua cuccia, sotto la libreria. No, Gattuso non è il gatto - anzi, da sveglio, è il terrore dei due felini che vivono con noi (e un po’ anche il nostro) - e non è nemmeno un cane: battezzato come l’ex centrocampista che ai tempi d’oro non perdeva una palla, Gattuso è il robottino aspirapolvere di mio marito, il suo emissario. Dico “suo” perché risponde solo a suoi ordini, ovvero alla misteriosa App che ha scaricato per governarlo, anche da remoto. L’ha portato a casa dopo tre mesi di lockdown, quando, confinato anche lui ai domiciliari e costretto a condividere le corvée domestiche, ha deciso che era ora di inaugurare un nuovo corso: Gattuso è l’avanguardia della sua riforma domestica, la sua tecnologia ci avrebbe sollevato dallo stress di passare l’aspirapolvere tre volte a settimana, ha annunciato, tronfio come il conquistador che mostra specchietti e perline di vetro agli indigeni. Ai nostri occhi, è però rimasto un botolo stolido e baffuto che si incarognisce per ore su angoli e anfratti e, prima di ripulire per bene una stanza, ci costringe a giocare a rimpiattino dribblando la sua marcia anarchica e riottosa.

Tra le tante derive nefaste, la pandemia, che ha convinto manager e aziende a normalizzare il lavoro flessibile e a distanza per tutti i lavoratori - madri e padri - ha impercettibilmente avviato un grande esperimento sociale che rischia di ridefinire l’equilibrio della condivisione dei carichi familiari e domestici tra i generi, anche sul lungo periodo. A sostenerlo sono una serie di studi realizzati tra Stati Uniti, Canada e diversi Paesi europei dopo la prima ondata della crisi sanitaria. Indicano che, mentre le donne continuano a sopportare il peso maggiore del lavoro a distanza, molti uomini che lavorano da casa come le loro compagne, stanno imparando a farsi sempre più carico dei lavori di cura e del ménage. «So che ricercatori e giornali scrivono che la pandemia farà fare passi indietro alle conquiste del femminismo», sostiene Dan Carlson, docente alla Utah University, autore di una di queste ricerche. E con ottimismo conclude:«penso però che possa anche essere un’opportunità: assistiamo a uno slancio universale verso una condivisione più egualitaria».

Accade però che la strada, anzi lo slancio, verso il sol dell’avvenire della condivisione egualitaria di cui parla il professor Carlson, passi in questi mesi di transizione attraverso un collaudo non sempre facile, in cui mariti, compagni e partner, finalmente più presenti a casa, fanno la loro parte mettendo in campo strategie e risorse alternative e spiazzanti, momenti in cui la convivenza forzata ci costringe a rinunciare a spazi che nel tempo avevamo colonizzato, a rinegoziarne abitudini quotidiane e corvée.

Come nel caso della mia amica Chiara, il cui compagno, esperto di logistica e organizzazione di eventi, ha deciso di affrontare la sua nuova condizione dispiegando tutta la competenza accumulata in anni di lavoro sul campo. «Ho razionalizzato un po’ il ménage», sintetizza lui, «suddiviso la giornata in tappe: sveglia per tutti alle sette, mezz’ora di passeggiata all’aperto coi ragazzi, dad o lavoro fino alle due, pranzo. Alle tre chi non lavora fa i compiti e dalle sei alle sette liberi tutti e così via. Ho fissato un giorno alla settimana per la spesa, la cui lista si compila sulla base di un menù pianificato di settimana in settimana, due giorni per i mestieri, ecc. ecc. Tutto questo lavoro mi ha fatto comprendere quanto tempo e quanti pensieri Chiara dedicasse prima ai ragazzi e alla casa e quanto dovesse sentirsi sola», conclude, e sembra davvero in buona fede.

Lungi dal sentirsi sollevata, a Chiara «sembra però di vivere con un Ufo, un intruso che mi ha ribaltato la vita. Non sono mai stata una brava casalinga, lavorando a tempo pieno, la mia gestione della casa e dei figli è piena di falle, la solita corsa a ostacoli, tra aggiustamenti in corsa, rabbocchi e rabbuffi, tra lezioni ripetute mentre cucino la sera e "schiscette" cucinate a notte fonda. Ora è tutto così perfetto e prevedibile che mi sento soffocare. E mio marito, così proattivo, mi sembra un secondo datore di lavoro. Non vorrei dirlo forte, ma quasi rimpiango la mia faticosa, anarchica autarchia».

E mentre la mia giovane collega, neomamma, si gode il compagno che prepara pappe biologiche e intrattiene la neonata con animazioni da giocoliere, si sveglia la notte per scaldare il biberon se la bambina piange e la cambia, entusiasta di poter immortalare i suoi primi sorrisi «tanto domani posso svegliarmi più tardi e recuperare la sera»; un altro ex collega, Mark, confessa di sentirsi «un po’ assediato: prima Saverio, il mio partner, si palesava a fine giornata e nei weekend stavamo sempre fuori. Ora è ovunque, onnipresente, campione olimpico di mansplaining: sa tutto lui, dalla ricetta per lo spezzatino al metodo infallibile per rimuovere il calcare, persino mentre faccio pilates mi corregge le posizioni. Salvo poi lasciare un montarozzo di terra sul balcone dopo aver fatto giardinaggio o dimenticare i calzini del giorno prima ai piedi del letto».

E la testimonianza di Mark sembra quasi suggerire che, nella modernità fluida, la rivoluzione prossima ventura rimescolerà più facilmente i ruoli consolidati nel tempo tra i partner, a prescindere dai generi. Anche se: «una cosa in tanti anni l’ho capita», m’ha rivelato mentre usciva di corsa dal portone Rosalba, la mia saggia vicina: «e non ci voleva certo la pandemia: l’impegno dei maschi in casa, almeno quello di mio marito, è “situazionale”: si dà da fare o subentra quando non ha scelta. Sicché, strategicamente, quando posso esco; accampo riunioni in presenza inderogabili o acquisti cruciali, e lascio volentieri a lui il pacchetto completo: casa, figli, cane».

Insomma, forse il cambiamento è davvero alle porte, e in effetti osserviamo innegabili progressi, tuttavia certe complesse conquiste sociali vanno digerite, collaudate appunto, misurate sul piccolo passo dei singoli. E chissà quante geometrie, quante geniali alchimie escogiteremo, prima di trovare, ciascuno di noi e in coppia, un felice equilibrio.

Intanto, mentre termino il saluto al sole, Gattuso dorme ai piedi del mio tappetino. E sembra quasi che faccia le fusa.