Una bella passeggiata al cimitero

Di Ivan Carozzi
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Photo credit: Getty Images
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44 ettari di superficie divisi in avenues e chemins: il cimitero di Père-Lachaise è il più grande spazio verde intra muros di Parigi e uno dei cimiteri più visitati al mondo. Michel Petrucciani, Colette, Pierre Bourdieu, Marcel Proust, Piero Gobetti, Yves Montand, Maria Callas, sono tutti seppelliti al Père-Lachaise, ma a partire dagli anni Settanta del Novecento la fama del camposanto è legata soprattutto alle spoglie del poeta e musicista Jim Morrison, scomparso a Parigi il 3 luglio 1971. La tomba è diventata nel tempo un punto di bivacco e meditazione.

La storia del Père-Lachaise, di questo territorio unico d’incontro e socialità, è raccontata ne Il cimitero di Jim Morrison. Trasgressione e vita quotidiana tra le tombe ribelli del Père-Lachaise di Parigi, un saggio dell’antropologo Michelangelo Giampaoli, uscito nel 2010 per Stampa Alternativa.

Ma quando ha inizio la storia di una necropoli dove ogni anno, fino a che non è cominciata la pandemia, si riversavano tre milioni di turisti da ogni parte del mondo, e dove lo scorso maggio ha messo casa una famiglia di volpi, fotografata dal responsabile della struttura Benoit Gallot? Prima della rivoluzione francese, i luoghi deputati alla inumazione e al ricordo dei defunti erano appannaggio della Chiesa. Ogni parrocchia aveva il suo piccolo cimitero. Poi, in seguito al caso nel 1780 del collasso di una fossa comune, si aprì in Francia un dibattito sulle questioni di igiene pubblica legate alla sepoltura dei defunti.

Col pretesto del trasferimento dei cimiteri in aree extraurbane, si venne perciò a modificare il rapporto della società con la morte e al contempo si liberarono nel cuore della metropoli terreni costosi e redditizi. È in questo contesto, nel quale s’intrecciano ragioni economiche, metafisiche e sanitarie, che nel 1804 inaugura il cimitero dove verrà seppellito Jim Morrison.

I segni di pallottole sulle lapidi e i basamenti di alcune tombe, testimoniano gli scontri tra i Versaillais e gli insorti della Comune di Parigi, che nel maggio del 1871, dopo aver tentato d’instaurare la dittatura del proletariato, si rifugiarono proprio tra le tombe del cimitero, gettando il seme di una precisa identità culturale e politica, che non verrà mai meno e resterà per sempre associata al luogo. Eppure sarebbe troppo semplice definire Père-Lachaise come una sorta di cittadella libertaria, dato che la sua natura di camposanto la espone al continuo contagio di forze psichiche sottili e magmatiche, non del tutto comprensibili alla luce di categorie che invece appartengono al campo della filosofia politica.

Photo credit: Stampa Alternativa
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Père-Lachaise è un ricapitolatore della storia di Parigi, della Francia e dell’Europa, scrive Giampaoli. E dagli anni Sessanta è un luogo prediletto del turismo cimiteriale e funerario. Purificazione, penitenza, conversazione con l’aldilà, ma anche evasione, viaggio, allontanamento temporaneo dal quotidiano, rifugio per lo studente che salta la scuola o per chi cerca un po’ di decompressione, pedonalità, spazi verdi, aria pulita. Per quanto, occorre dire, Père-Lachaise possa rivelarsi un luogo molto affollato, dove di continuo arrivano e ripartono pullman e gruppi organizzati.

Nei giorni di Ognissanti possono transitare tra i vialetti del cimitero fino a 60.000 turisti. Fra i pionieri delle guide di Père-Lachaise vi fu Vincent De Langlade, bohemian «corpulento, una folta barba scura a incorniciare un viso cui gli occhiali conferivano un’aria di bonaria professionalità […] ottimo oratore». De Langlade è il protagonista di Meet me at Père-Lachaise, documentario del 1991, dove lo si vede passeggiare in gilet di velluto, sullo sfondo di una Père-Lachaise autunnale, con la confidenza e il savoir faire di un perfetto padrone di casa. Oggi la sua eredità è contesa tra Thierry Le Roi e Bertrand Beyern (che si autodefinisce nécrosophe), le due guide più note tra le tante che si propongono per un tour del cimitero.

Tra gli amanti di Père-Lachaise, osserva Giampaoli, oltre alle combriccole di anziani parigini e alle chatomanes -le gattare che si occupano di nutrire le colonie selvatiche di gatti- ci sono i dark, che in Francia si chiamano gothiques, di solito imboscati da qualche parte con una bottiglia di birra e un libro. Giampaoli distingue tra habitués e i più semplici e occasionali fruitori, cioè gli usagers. Gli habitués hanno fatto del Père-Lachaise un luogo riparato della vita quotidiana, dove poter approfittare di una socialità rarefatta, che si ripete identica nel silenzio della quiete cimiteriale.

Photo credit: Stampa Alternativa
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Sono i testimoni della vita del cimitero -compresi i piccoli riti esoterici che si tengono qua e là- e non di rado dispensano al turista curiosità e informazioni. Bertrand Beyern racconta che per decenni vi fu un uomo che passava le giornate nei pressi della tomba di Honoré de Balzac, solo per informare i visitatori che proprio lì dietro, nascosto dal busto a Balzac, c’era il sepolcro del suo scrittore preferito, cioè Gérard de Nerval.

L’habitué spesso diventa il custode di una tomba in particolare, se ne prende cura, cambia i fiori, spazza il basamento, magari di fronte a una comitiva di turisti, spinto forse dalla vanità di mostrarsi nel bel mezzo di un rapporto quotidiano e famigliare, per quanto sui generis, con le spoglie auguste di Chopin o di Gilbert Becaud. Giampaoli accenna al caso di una donna che per tutti gli anni Settanta visitò ogni giorno il sepolcro di Edith Piaf, fino a morirle accanto, letteralmente, a causa di un infarto che la colpì proprio di fronte alla lapide.

La minuta e spartana tomba di Jim Morrison, che nel corso di oltre quarant’anni ha subito il furto di un busto e diverse modifiche strutturali, è il monumento più celebre di Père-Lachaise. Giampaoli gli dedica un lungo capitolo. Si trova nel cosiddetto «settore romantico», segnalato da decine di frecce e scritte, anche a spray, che i visitatori hanno lasciato sulla superficie di altre tombe e cappelle. Soprattutto negli anni Settanta e Ottanta, la tomba di Morrison è stata meta di un continuo pellegrinaggio.

Photo credit: BargotiPhotography - Getty Images
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Si arrivava a Parigi in aereo o in treno, a diciotto o diciannove anni, si attraversava la città e si arrivava fino a Père-Lachaise, per fumare una sigaretta, bere una birra accovacciati accanto alla tomba e poi incidere sulla lapide, sotto il busto di Morrison in marmo bianco di Macedonia, un verso, una data, il simbolo della pace o una A cerchiata. Lo stesso volto scolpito di Morrison si era arreso quasi con stupore a una fitta ragnatela di scritte e simboli vergati da migliaia di adolescenti. A volte si scavalcavano le cancellate per poter bivaccare di notte, lasciando a terra l’avanzo rituale di una nottata trascorsa accanto alle ossa di Morrison: bottiglie di alcolici, mozziconi, talora siringhe.

C’era chi si presentava di fronte alla tomba vestito come Morrison, con i capelli lunghi o a torso nudo, replicando l’espressione virile e ieratica che Morrison ha continuato a proiettare nel mondo, attraverso la riproduzione su poster, toppe e magliette. La tomba è stata spesso un luogo di raduni e festeggiamenti. In rete si trova almeno una foto di Ray Manzarek, il tastierista dei Doors, che con le stesse dita con cui stringe una sigaretta, sembra accarezzare la chioma marmorea del suo vecchio amico. La scultura verrà rubata nel 1988. Giampaoli elenca una serie di oggetti da lui rinvenuti sulla tomba, nel corso di più visite: rose, candele, accendini, scatole di cerini, ciocche di capelli, bottiglie di vino, birra, whiskey, lattine, boccali in ceramica e perfino pipette per il crack.

All’epoca in cui il libro è uscito, cioè il 2010, la polemica sul decoro giungeva a un epilogo e intorno alla tomba veniva così eretta una transenna e attivato un servizio di vigilanza. Nel corso del tempo il flusso dei pellegrini è via via diminuito.

Al di là del titolo ingannevole, il saggio di Giampaoli non si limita a raccontare la tomba di Morrison, anzi, oltre a dedicare grande attenzione allo scandaglio della vita quotidiana del Père-Lachaise, si sofferma sul racconto di molte altre tombe, che spesso alimentano negli habitués una serie di comportamenti rituali. Per esempio la tomba di Allan Kardec, pedagogista e fondatore dello spiritismo, nei dintorni della quale riposano altri maestri dello spiritismo. «La maggior parte degli adepti dello spiritismo al Père-Lachaise», scrive Giampaoli, «appartengono a un livello sociale medio-basso, in maggioranza pensionati […] casalinghe o persone che vivono del salario minimo». Alla statua di Kardec vengono rivolte preghiere e viene fatto omaggio di fiori freschi e bouquet. Si dice che toccarla porti bene.

Photo credit: Colors Hunter - Chasseur de Couleurs - Getty Images
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Dicerie, cronaca e pagine di letteratura popolare, hanno contribuito a costruire un’immagine di Père-Lachaise come un laboratorio di molteplici pratiche erotiche, un luogo eccitante dov’è possibile appartarsi e, inebriati dalla compagnia dei morti, dei gatti, dal binomio fatale Eros-Thanatos, dalla magia ombrosa di alberi, muschi e fiori mescolati ai marmi, ci si abbandona a forme proibite di piacere. Lo testimonia anche l’etnologo Louis Vincent Thomas: «[…] voyuer, feticisti, drogati, ninfomani, omosessuali e spiritisti, tutti in cerca di soddisfazione sessuale».

La sepoltura a Père-Lachaise delle salme di icone trasgressive come Morrison, Oscar Wilde, Apollinaire, la ballerina del Moulin Rouge Jeanne Avril, immortalata anche da Toulouse Lautrec, e la DJ Delphine Palatsi, in arte Sextoy, accende l’area di un particolare simbolismo, così vivo ed elettrico da generare facilmente una tensione sessuale nei visitatori.

Michelangelo Giampaoli dopo aver vissuto a Parigi si è trasferito per diversi anni in Brasile, dove ha lavorato nell’ambito della salute pubblica e nella cura alla tossicodipendenza, approfondendo l’utilizzo di strumenti terapeutici non ufficiali, mutuati da religioni afrobrasiliane come l’Umbanda e il Candomblé. Oggi vive a Chicago e insegna all’università pubblica Antropologia della Religione in un corso su «La Morte e il Morire all'interno di differenti culture». Dirige inoltre un corso etnografico con gli studenti della De Paul University, che comprende visite e passeggiate nei cimiteri.