Una casa parigina reinterpretata da Jean-Louis Deniot

Di Emanuela Mastropietro
·2 minuto per la lettura
Photo credit: Christoph Theurer
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From Marie Claire

Nella fotografia in alto, sofà Sixties, tavolino Mid-Century e sedia Teodora (1984), Ettore Sottsass per Vitra; libreria di Maison Jansen; tappeto di Jean-Louis Deniot per Diurne; nella nicchia, gesso di Philippe Valentin.

La corte di luigi XVI rivive con i suoi capricci decorativi, mentre antiche boiserie fanno da cornice ai lavori di autori d’avanguardia

Giustapporre il gusto neoclassico francese alle atmosfere Art Déco d'oltreoceano. Jean-Louis Deniot ama definirlo "retrofuturismo" ed è l'espressione di quell'eclettismo disinibito che lo ha reso uno dei talenti più in vista nel mondo dell'interior. Questo appartamento in rue de Rivoli, a Parigi, esemplifica alla perfezione la personale filosofia: «Adoro le sfide e rifuggo dal prevedibile» è il suo mantra. Al piano nobile di un palazzo primi Ottocento firmato dagli architetti Charles Percier e Pierre Fontaine, inventori dello stile Impero, i duecentoventi metri quadrati della residenza appartenente a una coppia belga offrono una vista spettacolare sul Jardin des Tuileries. «Il quartiere è intimamente legato alla storia della capitale e volevo che la dimora ne raccontasse un capitolo», spiega. Il designer ha lavorato sul décor e sugli arredi, molti dei quali bespoke o di sua stessa ideazione, in un progetto totale.

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Ispirato dal secolo dei Lumi (Voltaire soggiornava nella vicina rue Traversière, oggi Molière), Deniot ha avviluppato le pareti del soggiorno in preziose boiserie d'antan. «Le ho dipinte in una particolare tonalità di grigio, il gris gratin, perché era il colore di moda alla corte di Luigi XVI». Nell'universo estetico votato a un disinvolto crossover, i raffinati pannelli inquadrano uno spazio dove l'antiquariato si mescola a citazioni Mid-Century e a pezzi contemporanei. «Ho fatto indossare le sneakers a Maria Antonietta, proprio come nell'omonimo film di Sofia Coppola», ironizza. In una felice distonia, la cornice marmorea del camino su cui spicca un busto di Napoleone Bonaparte del Canova accoglie pure un'opera su plexiglas verniciato a specchio, del trentanovenne Jérôme Robbe: la gamma di rosa pastello scelta dall'artista d'avanguardia richiama quella dei cuscini del divano e dei tavolini/sgabelli in porcellana di Djim Berger: «Il colore prediletto della regina, ma anche tipico di Miami Beach, il cui solare edonismo non sarebbe affatto dispiaciuto alla sovrana».

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Nella sala da pranzo, la giocosa decontestualizzazione prende forma nel murale dalla pittrice Florence Girette, realizzato utilizzando una vernice metallica che brilla nell'oscurità: «Un paesaggio astratto alla Jackson Pollock; quando è illuminato dalle candele assume i contorni di un bosco incantato e ricorda le settecentesche carte da parati Zuber». Lo storage/lavanderia affacciato sul living è stato nobilitato con la foglia d'oro e argento applicata sui pensili, nonché sulle basi che celano gli elettrodomestici, regalando a un anonimo locale di servizio l'allure di un gioiello sfolgorante; e nella cucina, priva di finestre, i guizzi dorati delle ante specchianti sopperiscono alla mancanza di luce naturale. Oltre ogni conformismo e forzata corrispondenza, qui la bellezza risiede in un vibrante equilibrio di elementi antitetici.

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