Una mostra imperdibile a Roma celebra il rapporto tra moda&cinema: "i costumi sono come fossili"

Di Letizia Rogolino
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Photo credit: ROMAISON
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“Girare per gli archivi dei costumi è stato come camminare in una foresta, un luogo pieno di elementi viventi” ha dichiarato Tilda Swinton in collegamento dalla Scozia per presentare la mostra Romaison, aperta al pubblico dal 23 Ottobre al 29 Novembre 2020 al Museo dell’Ara Pacis.

Un’iniziativa curata da Clara Tosi Pamphili che celebra l’artigianalità e la cultura del manufatto, esponendo accessori e costumi realizzati dalle più importanti sartorie romane per il grande e piccolo schermo. “A Roma abbiamo un’industria creativa con migliaia di archivi e abiti, e Romaison parla del rapporto tra Moda e Costume come qualcosa di meravigliosamente ambiguo, in una dimensione parallela di ispirazione reciproca soprattutto a Roma” ha sottolineato la curatrice.

Photo credit: ROMAISON
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Nelle varie sale in cui è organizzata la mostra si possono ammirare abiti indossati da grandi star del cinema, tessuti che conservano ancora intatti i ricordi e le emozioni vissute sul set. “I costumi di scena sono come delle scaglie della storia, dei fossili che poi vengono scartati - salvo rari casi in cui vengono riciclati per altre produzioni - quindi sono oggetti unici che diventano famosi perché indossati da grandi presenze del cinema. Nei costumi di scena c’è una presenza e, per me entrare in contatto con i costumi di Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini è stata come una scarica elettrica” ha detto Tilda Swinton che, insieme a Olivier Saillard, fashion curator ed ex direttore del Museo Galliera di Parigi, ha realizzato il progetto Embodying Pasolini per celebrare l’artista italiano attraverso i costumi realizzati per i suoi film, previsto per il 2021.

“Questo è un progetto che mi sta molto a cuore. Il lavoro mio e di Olivier negli ultimi anni è stata una meditazione sul valore della presenza e della storia, ma anche sul tema della traccia che queste cose lasciano negli abiti e nei costumi. Io lavoro nel cinema e per me il cinema vuol dire Pasolini e quindi Roma; mi ha ispirato moltissimo la contemplazione di questi manufatti importantissimi. Pasolini come poeta, come radicale, come artista così moderno e capace di tornare indietro, ai miti, alle leggende, alla storia e rivendicarli come suoi in un modo assolutamente impavido. L’opera di Pasolini per me è stata sempre una sorta di faro, per la sua capacità di studiare gli antichi e cercare presso di loro cosa ci occorre per entrare nel futuro” ha aggiunto Swinton.

Photo credit: Romaison
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Romaison apre le porte di prestigiosi archivi di moda della Capitale per riconoscere e ammirare la grande sartorialità che ha valorizzato negli anni star del piccolo e grande schermo. Visitando la mostra è impossibile non emozionarsi per i costumi di film come Il Conformista, L’Ultimo Imperatore, Cleopatra, C’era una volta il West. E il viaggio continua tra passato e presente, fino all’abito a fiori indossato da Romola Garai nel recente film Miss Marx presentato in anteprima all’ultima edizione della Mostra d’arte cinematografica di Venezia o l’elegante abito nero di Eva Green nella serie tv Penny Dreadful. Molto ricca poi la selezione di cappelli di ogni tipo, dal cilindro indossato da Johnny Depp ne La Fabbrica di Cioccolato a quello di Kristen Dunst in Maria Antonietta o di Keira Knightley in Anna Karenina, oltre a una serie di capelli della saga Animali Fantastici e Dove Trovarli.

Romaison, pertanto, è un’occasione unica per ammirare il lavoro di alcuni dei costumisti più grandi come Milena Canonero, Coleen Artwood, Donati, Tosi, Squarciapino, Pescucci, insieme ai più giovani Torella e Catini Parrini. Tra gli abiti e gli accessori curati nei minimi dettagli si leggono le storie delle sartorie legate a Premi Oscar: Annamode, Costumi d’Arte - Peruzzi, Sartoria Farani, Laboratorio Pieroni, Tirelli Costumi. Accompagnate da vecchie fotografie, bozzetti dell’archivio personale di Gabriele Mayer e manichini prodotti dal celebre Mensura. Un percorso artistico che celebra il matrimonio tra arte, cultura e industria, ma soprattutto permette al mondo di poter gustare da vicino l’ottimo lavoro di artigiani visionari e talentuosi. Ogni abito può respirare e raccontare la sua storia, invece di prendere polvere in qualche affollato magazzino.

Qualcuno ha pensato che questa mostra possa diventare un volano per l'apertura di un museo della moda a Roma, e la Sindaca Raggi non ha escluso questa possibilità dicendo: “L’idea di un museo della moda è un luogo dove possiamo mostrare degli abiti ma anche un luogo vivo dove si attiva un filone di ricerca continuo collegato a una scuola di alta sartorialità e un luogo di mostra e di lavoro contemporaneamente. Roma può fare questo. Il covid ha cambiato il nostro mondo e ci ha imposto di ripensare i nostri modelli ma nello stesso tempo ci richiama all’essenziale. L’essenziale di Roma è tanti mondi insieme, ma un filone legato all’arte e alla cultura è sicuramente presente nell’anima di Roma. Questa mostra vuole essere il primo assaggio di questa realtà".