Una nuova mostra a Milano celebra l'arte di Rita Siegfried

Di Riccardo Conti
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Photo credit: Courtesy/ Rita Siegfried Blaues Zimmer, 2020 Acrylic on primed MDF 30 × 30 cm
Photo credit: Courtesy/ Rita Siegfried Blaues Zimmer, 2020 Acrylic on primed MDF 30 × 30 cm

From Harper's BAZAAR

In un frangente particolarmente complesso e frustrante per la programmazione artistica in Italia, le gallerie private stanno rivestendo un importante compito nello scongiurare il blackout totale di eventi e mostre aperte al pubblico, offrendo in tal contesto la possibilità ad artisti e galleristi di continuare il proprio percorso e magari di suggerire con alcune scelte il lavoro di autori che riflettono sulla condizione attuale. Ne è un esempio la personale inaugurata lo scorso dicembre alla galleria Castiglioni: una delle giovani gallerie milanesi che vale sempre la pena di frequentare per le interessanti scelte e la vivacità della programmazione che mixa per lo più artisti giovani con autori già affermati o da riscoprire.

Camera Magica è il titolo di questa personale dedicata all’artista svizzera Rita Siegfried che per l’occasione ha esposto dieci piccoli lavori pittorici eseguiti ad acrilico su pannelli di legno mdf.

Photo credit: Copyright 2020 Armellin F.
Photo credit: Copyright 2020 Armellin F.

Rita Siegfried, classe 1964, vive e lavora a Berna con un background professionale da doratrice, ha poi nel 1999 completato i suoi studi in arti visive alla Schule für Gestaltung di Berna. La sua abilità tecnica e l’attenzione per il dettaglio suggeriscono subito la modalità più indicata per accostarsi ai suoi lavori, la cui poetica nasce dalla somma dei particolari che vanno osservati pazientemente, concedendosi del tempo davanti a ciascuna quadro.

Photo credit: Courtesy
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Le opere della Siegfried sono per lo più evocazioni di spazi: spazi reali, spazi immaginari e soprattutto spazi pittorici sospesi in una dimensione atemporale, remota, deumanizzata, dove la figure antropomorfe, quando presenti in raffigurazioni o in dettagli che ne testimoniano il passaggio, la presenza, sembrano ancor di più denunciarne l’assenza o il mero ricordo. La maggior parte dei piccoli dipinti (il più grande ha un’altezza di 50 centimetri, mentre il più piccolo di una ventina) sono datati 2020, ma anche i meno recenti mostrano una totale continuità di ricerca verso quelle atmosfere e quei temi, dove spunti di quotidianità difficili da datare o da collocare con certezza in un tempo specifico della storia sfuggono a ogni precisa contestualizzazione, galleggiando in una sorta di deriva mnemonica che stratifica ricordi in una dimensione generativa o de-generativa di tali reminiscenze, analogamente a quanto il musicista sperimentale Leyland Kirby ha evocato attraverso i suoni nel suo monumentale lavoro Everywhere at the End of Time (2016-2019) raccontando la perdita della memoria.

Cosa unisce il casuale rendez-vous di sedie nell’interno di Blaues Zimmer (2020) con particolari riprodotti meticolosamente dalla Siegfried da opere fiamminghe come l’Agnello Mistico di Van Eyck o L'Ordalia del fuoco di Dieric Bouts il Vecchio?

Photo credit: Courtesy
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“L'arte parla all'inconscio. Mi sembra che tutto ciò che è importante in un'opera d'arte sia dovuto agli impulsi inconsci piuttosto che all'intelletto cosciente. Tuttavia, dovremmo lasciare agli psichiatri la decodificazione di questi enigmi”. Appare evidente da queste parole di Rita Siegfried in una recente conversazione con il regista teatrale Fabio Cherstich quanto soggettiva sia l’esperienza del guardare e dell’attraversare gli spazi descritti dall’artista svizzera, che sembrano sempre raffigurare passaggi, aperture e finestre su altri mondi. Alcuni assai domestici e apparentemente europei, altri come Die Amsel (2020) sembrano descrivere un sentiero che da un ambiente degno dell’ora del tè di Alice nel Paese delle Meraviglie giunge poi tra rocce ammantate da nubi in una sorta di Shangri-La, compiendo così un tragitto che dal fantastico approda ad un luogo altrettanto immaginario.

Photo credit: Courtesy
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Ci sono poi grotte che fanno pensare a scenari preistorici ma dove si scorge in lontananza, ancora una volta, la presenza di pagode e architetture di fantasia e altre caverne come quella di Kreuzung (2020) dove la cavità di roccia appare come un diaframma aperto verso l’infinito; una sorta di mise en abyme interrotto dalla presenza di un cagnolino che ci guarda malinconicamente, come se ci stesse aspettando da sempre in quel luogo che però resterà per noi distante, inarrivabile. In queste attese c’è tutta la poetica dell’arte di Rita Siegfried.

“Camera Magica” Rita Siegfried

Fino al 02/02/21

Castiglioni, Milano

castiglionifinearts.com