Una passeggiata nella SoHo del 1870, quando New York era piena di case chiuse

Di Clara Ramazzotti
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Photo credit: AndreaAstes - Getty Images
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From Harper's BAZAAR

SoHo è uno dei quartieri alla moda di New York, un susseguirsi di negozi dai colori pastello che promuovono design ecosostenibili, arredamenti in legni pregiati e ovviamente i grandi brand della moda. Forse è meglio usare l’imperfetto perché sono oltre tremila i negozi che hanno chiuso definitivamente in città, lasciando vetrine con il cartello "Affittasi" appeso sulle porte chiuse con i catenacci, mentre altri hanno un "Chiuso fino a data da destinarsi" che perdura da marzo, lasciando le vie di SoHo in un limbo. La città sta cambiando, come ha sempre fatto, e quest’area si è svuotata in fretta dal giorno in cui fare schlep, una parola Yiddish che indica lo stancante e interminabile camminare per New York facendo acquisti, è passato in secondo piano.

Photo credit: Marco Bottigelli - Getty Images
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Adattarsi ai tempi, un’espressione a cui ho pensato a fondo passeggiando tra Greene Avenue e West Houston, e che ha portato a chiedermi cosa fosse SoHo prima dei divani in cocco riciclato e le agenzie pubblicitarie, e se ci fosse un silenzio simile a quello attuale novanta o cento anni fa. La risposta è no. SoHo è stata caotica, strabordante, rumorosa e, per certi versi, volgare a partire dalla seconda metà del diciannovesimo secolo. Nel 1865 finisce, con danni enormi, la Guerra di Secessione, una catastrofe che rende vedove circa 200mila donne bianche in tutti gli Stati Uniti, e in cui persero la vita circa 179mila uomini neri lasciando sole un numero altrettanto spaventoso di loro compagne. La fine della guerra civile è un pezzo fondamentale della storia: se prima del 1820 c’erano duecento bordelli nella città di New York, al termine divennero oltre seicento.

Photo credit: deberarr - Getty Images
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Venti di questi si trovavano lungo le vie di SoHo. Molte di queste donne rimaste senza mariti, fratelli, padri o altri uomini che potessero contribuire al loro sostentamento, e spesso con più di un figlio di cui occuparsi, si affidarono alle tenutarie per garantire a loro stesse protezione e un alloggio, e si trasferirono a New York in cerca di un lavoro con guadagno assicurato, diventando prostitute. La vicinanza al porto e la distanza dalle aree residenziali rese SoHo il primo vero quartiere a luci rosse della città, e i proprietari dei palazzi, a seguito di un veloce spostamento dei newyorkesi verso l’Upper Manhattan, colsero l’occasione per affittare i loro spazi alle madam.

Il 31 ottobre decido di cercare quei bordelli lungo Mercer Street e nelle strade parallele, provando a immaginare il caos in mezzo a un gran silenzio. Al numero 25 Mrs. Williams «aveva un’eccellente reputazione» ed era nota per avere solo «donne di gradevole compagnia». Oggi il palazzo è color crema, spoglio, in attesa di nuovi affittuari. Come succedeva anche ai "gentiluomini" e marinai, trovare una casa chiusa non è facile. Serve una guida che permetta di avere un’idea dei civici a cui bussare e, parlando di sesso, anche a cosa si va incontro.

Le possibilità erano talmente ampie e la richiesta era così alta che nel 1870 venne stilato The Gentleman’s Companion, un libricino anonimo pubblicato in formato tascabile perché passasse facilmente di mano in mano, un manuale per conoscere «luoghi e fatti che non si saprebbero trovare altrove». Il Companion, ora digitalizzato e reso pubblico dalla New York Historical Society, era una precisa selezione dei bordelli (spesso pubblicizzati dalle maîtresse stesse) con brevi recensioni del luogo, dettagli sul tipo di donna che si sarebbe trovata e sua reputazione, descrizioni degli arredamenti, dei prezzi e qualche consiglio utile per evitare risse e incontri con la polizia sebbene fosse notoriamente corrotta.

Photo credit: Enzo Figueres - Getty Images
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Palazzo per palazzo, la guida mi ha accompagnata al numero 80 di Mercer Street dove «le donne della casa tendono a fare da esca per gli uomini sulla strada e li derubano», raccomandando di stare lontani a meno che non si sia amanti del pericolo. Alzando gli occhi vedo un palazzo tutto nero, tinteggiato di recente. Di fronte al portone c’è una Maserati. Tra i più interessanti c’erano il 51 di Wooster Street, la casa di Mrs. Wazner, che permetteva l’accesso ai neri mentre al numero 101 Amanda A. Parker gestiva dodici donne con accento del Sud, nell’ottica di attirare gli uomini del Nord tornati da vincitori e pronti a ricordare il loro dominio, seppur pagandolo.

Ci vogliono almeno un paio di ore per andare in ognuna delle case indicate. La fine del mio percorso è al 112 di Greene Street dove Miss Mary Temple aveva una villa elegante, consigliata «ai gentiluomini in visita, in cerca di appartamenti privati e relax di lusso». In una via che oggi non esiste più, Amity Street, si parlava anche di una piccola Versailles, un bordello barocco con una dama francese definita dalla guida «a dashing brunette». Nel vuoto che caratterizza SoHo dall’inizio della pandemia rifletto spesso su chi se ne è andato e su chi sia rimasto, e se queste persone sanno di vivere in case di tre piani che fino al 1920 rappresentavano il piacere e la povertà in un colpo solo. Una contraddizione che rappresenta New York fin dal suo sviluppo come metropoli ed è parte di lei ancora oggi.