Uno studio mette in guardia sulla possibile correlazione tra lockdown e rischio di pubertà precoce

Di Carlotta Sisti
·4 minuto per la lettura
Photo credit: Gary John Norman - Getty Images
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From ELLE

Dato che l'ironia è un potente viatico contro i mali del mondo, capita spesso di raccontarvi attraverso di essa le malaugurate sorti di genitori e figli piegati alle regole del lockdown. Si cerca di esorcizzare, insomma, anche se la strada è lunga e dura, e le risorse fisiche e mentali, di tutti, maestre e maestri compresi, più o meno agli stracci. Oggi, però, ci addentriamo, con la massima cautela, in un territorio che va esplorato senza sarcasmo e con la massima lucidità, e cioè quello della medicina pediatrica. Gli specialisti dell’Ospedale “Bambino Gesù” di Roma hanno, infatti, pubblicato su "Italian Journal of Pediatrics” la prima parte di in uno studio che evidenzia come i casi di pubertà precoce siano più che raddoppiati nel 2020, rispetto all’anno precedente. Parliamo di 224 bambini contro i 93 bambini seguiti nel 2019. Ma come si manifesta, esattamente, questa che a tutti gli effetti è una malattia? Si tratta di una maturazione sessuale che inizia ben prima della preadolescenza, e cioè a nemmeno 8 anni nelle bambine e prima dei 9 anni nei maschi. Rientra nell'ambito delle malattie rare, con un'incidenza di 0,1-0,6% della popolazione (in Italia da 1 a 6 nati ogni 1000) e che vede il corpo del bambino iniziare a trasformarsi in adulto troppo presto, con un'accelerazione dello sviluppo dei caratteri sessuali e dell'altezza, con la comparsa di peli pubici e anche del ciclo mestruale.

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L'ipotesi, che per ora rimane tale dato che lo studio va avanti ed in questa seconda fase della ricerca stanno partecipando anche i Centri di Endocrinologia pediatrica di Genova, Cagliari e Napoli, è che il lungo lockdown al quale sono stati sottoposti i bambini, con scuole e palestre chiuse per mesi, abbia contribuito alla crescita del fenomeno. Il professor Marco Cappa, alla guida dello studio del Bambin Gesù, spiega, infatti, ha scritto di come "durante il lockdown i bambini hanno subito dei cambiamenti che hanno influito sul normale timing della crescita. Lo abbiamo rilevato tramite gli accessi ai nostri ambulatori, ma sicuramente ci sono casi che ci sfuggono e il numero di bambini con pubertà precoce può essere ancora maggiore. Si tratta, comunque, di un fenomeno il cui impatto è tutto da valutare, il campanello d'allarme c'è, ed è giusto tenerne conto, ma senza panico". Il punto, dunque, sembra essere la nuova normalità e le abitudini che s'è portata, per forza di cose, appresso: è, infatti, innegabile che anche bambini piccoli, di sei-sette anni, si siano trovati a dover stare davanti al computer per seguire la DAD, ma questo fatto, da solo, non spiega granché, visto che anche in classe la prassi vuole che gli scolari stiano seduti al banco per ore. La variabile sta, piuttosto, nel fatto che così come le lezioni in presenza, anche le attività sportive sono state sospese e conseguentemente la sedentarietà dei più piccoli è aumentata.

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In parallelo, anche una maggior trascuratezza verso le abitudini alimentari potrebbe essere correlata all'aumento di casi di pubertà precoce. Spiega, infatti, Cappa che "l’attività fisica ridotta, l’uso di tablet o pc e l’aumento della quantità di cibo mangiato quotidianamente possono avere scatenato un meccanismo ormonale alla base dell’aumento di casi perché la quantità di tessuto adiposo è attivo ormonalmente ed incrementa la quantità di estrogeni. Se all’aumento del tessuto adiposo si aggiunge la sedentarietà, si diminuisce l’azione del sistema neuroendocrino. Durante l’esercizio fisico c’è una maggiore secrezione di ormone della crescita e si bruciano zuccheri, ma un bambino che non si muove non brucia. È come - conclude Cappa - se avesse troppo carburante in corpo senza riuscire a smaltirlo”. In assenza di soluzioni istituzionali, ovvero in assenza di una data certa per la riapertura delle scuole con relativo miglioramento dello stile di vita dei bambini (vedi alla voce "santa mensa scolastica italiana", piena zeppa di frutta e verdura) le soluzioni applicabili, per quella che è, ripetiamo, ancora solo un'ipotesi ma che è comunque utile a ricordarci di non trascurare certi aspetti della quotidianità dei bambini, non sono semplici, visto il lockdown, ma si possono tentare. Non c'è, infatti, divieto a scendere in cortile per due tiri col pallone, e se il cortile non c'è, beh a sto punto ben vengano i giochi che ti fanno muovere, sudare, bruciare anche in casa, da quelli di ballo a quelli di sport, e qui non faremo nomi specifici ma ci siamo capiti. O, ancora, si trovano agilmente su YouTube video di yoga per bambini, o cose simili che hanno come scopo quello di farli alzare dal divano. E non è certo tempo per fare gli schizzinosi, qualunque cosa, come si suol dire, passa al convento la si piglia, anche se ci fa sentire un po' scemi, ma meglio scemi e sudati che scemi e con gli arti anchilosati.