Usa, bocciato il 25° emendamento: Trump sempre più vicino all'impeachment

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(AP Foto/Alex Brandon)
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Dopo che la Camera degli Stati Uniti ha chiesto formalmente al vicepresidente Mike Pence di invocare il 25esimo emendamento e rimuovere così Donald Trump dal suo incarico alla Casa Bianca, Pence ha fatto sapere in una lettera di essere contrario a questo tipo di soluzione: “Non ritengo che sia nel miglior interesse del Paese o in linea con la Costituzione” ha scritto, invitando a “evitare azioni che dividerebbero e infiammerebbero ulteriormente”.

La norma del 25esimo emendamento prevede che il vicepresidente (in questo caso Mike Pence) prenda i poteri del presidente nel caso quest’ultimo muoia, si dimetta o sia rimosso dal suo incarico per incapacità manifesta o malattia.

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Si legge nella lettera di Pence: “L'energia della nostra amministrazione è diretta ad assicurare un'ordinata transizione. Ogni americano è scioccato e rattristato dall'attacco al Campidoglio. Ma ora, a otto giorni dalla fine del mandato del presidente (che scadrà il prossimo 20 gennaio, ndr), non ritengo che” invocare il 25esimo emendamento “sia nel miglior interesse del Paese o in linea con la Costituzione”. Anzi, specifica il vicepresidente, “invocarlo per questi motivi sarebbe un precedente terribile”.

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La contrarietà di Pence al 25esimo emendamento spiana ora di fatto la strada all'impeachment. La presidente della Camera Usa Nancy Pelosi, infatti, aveva fatto sapere lo scorso 10 gennaio che se Pence non avesse approvato l’emendamento, i deputati democratici sarebbero andati avanti con l'impeachment.

L'inizio della procedura è previsto per le ore 9 (le 15 in Italia) del 13 gennaio. Pelosi si è già assicurata i voti necessari (218, ossia la maggioranza semplice) per mettere Trump in stato d'accusa, scrive il sito Politico.

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