Vaccino Covid, i dubbi dell'operatore che denunciò morti Trivulzio

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Lo aveva scritto in un post sul suo profilo Facebook: "Perché dovrei fare un vaccino creato in 6 mesi, a fronte dei 5-8 anni che servono normalmente? Mi hanno preso in giro negli anni scorsi o adesso?". L'operatore sanitario Pietro La Grassa, tecnico di farmacia del Pio Albergo Trivulzio (Pat) di Milano, è il sindacalista di Fp Cgil che denunciò in occasione della prima ondata di Covid-19 i morti fra gli anziani della Rsa criticando la gestione dell'emergenza. E al telefono conferma di non aver ancora deciso se farà l'inizione scudo oppure no. "Lo so che sono morti anziani, so che il Trivulzio è stato toccato dalla pandemia, e molto. Qui il vaccino lo faranno sicuramente in tanti, ma l'informazione che io cerco non è stata data. E' facile dire che subito non fa niente. Ma io non so se mi fa male fra 6 mesi, non so la copertura quanto dura, non so cosa succede fra 10 anni", dice all'Adnkronos Salute.

"Non sono no-vax", puntualizza. "Voglio solo chiarezza, nessuno è contrario, se lo ricordi. I no-vax sono altro. E io sono per la scienza e la medicina, non contro i vaccini". La Grassa ammette però di essere fra i sanitari che non partecipano alla campagna stagionale contro l'influenza (la categoria è una delle popolazioni target che andrebbe protetta anche perché entra in contatto con soggetti fragili). "Non faccio il vaccino antinfluenzale perché non ho problemi con l'influenza, non mi ammalo - precisa - Ma sul vaccino anti-Covid ho dubbi e mi faccio le domande che si fanno molte persone normali. Nessuno finora mi ha chiarito le cose. La mia è una preoccupazione elementare. So anche di persone ad alti livelli, di medici, che dicono che aspettano. Anche al Trivulzio", sostiene.

"Qua i virologi non si mettono d'accordo fra loro - osserva La Grassa - Almeno vedere che chi ha studiato la malattia dice la stessa cosa mi darebbe più garanzie. Per un Galli che si vaccina, c'è un Crisanti che dice 'lo faccio più avanti'. Un virologo dice che bisogna immunizzarci tutti, l'altro che il vaccino non dura. Il premier dice 'io lascio posto agli italiani'. Beh grazie. Pure io vorrei poterlo dire. Vorrei aspettare un po'. Sarei più tranquillo se si vaccinasse Conte per primo? No, anche in quel caso dovrei vedere proprio la fiala ed essere certo che non gli hanno iniettato semplice soluzione fisiologica. Figurati se non gli fanno quella, col rischio di shock anafilattico - è la tesi di La Grassa - Che diano l'esempio ben venga, ma mi sembra una presa in giro".

"Io vorrei aspettare - ripete l'operatore del Pat - però vediamo. Ho sentito parlare di obbligo e su questo sono sicuro: a me non piacerebbe, sarebbe perdere un diritto. Istruiamo la gente. Almeno la sicurezza i virologi me la devono dare, se alcuni dicono che hanno dubbi o timori io mi butto a occhi chiusi? E poi, mettiamo che io lo faccio ora il vaccino, poi devo continuare con la mascherina e tutto il resto. Va bene: la mascherina e i vari dispositivi, la distanza e le altre misure sono di protezione e siamo tutti d'accordo che è giusto mantenerle. Ma quindi cosa mi cambia? Sono dubbioso".

Al Trivulzio però le prime iniezioni sono già state fatte nel V-Day di domenica 27 dicembre e ora per gli operatori è arrivato il momento di decidere. Ieri l'azienda ha infatti annunciato l'avvio della raccolta delle adesioni attraverso una scheda disponibile nell'intranet aziendale e una mail dedicata. "La mia scelta - dice La Grassa - sarà mia e non la nasconderò. Al momento non mi sbilancio su cosa farò. Quando avrò il foglio davanti lo fotograferò e glielo manderò. Io faccio tutto alla luce del sole - garantisce - E mi fido della scienza, però tutto è stato ristretto per questa pandemia. E' vero che tanti cervelli si sono messi insieme per farlo questo vaccino, però il dubbio mi rimane. Chi si fa domande oggi viene attaccato con violenza sui social. Ho letto certe cose: 'Mangiano al fast food e poi chiedono cosa c'è nel vaccino', per esempio. E' giusto chiedere, invece".

Una delle domande di La Grassa è: "Perché chiedono agli Stati di accollarsi eventuali danni da questi vaccini? Sono sincero, pure questo fatto che scaricano sugli Stati non mi convince. E comunque sul vaccino anti-Covid ho sentito tanti pareri dubbiosi. Non sono mica solo io. Ci dicono che lo dobbiamo fare solo per il benessere pubblico, ma non ci danno spiegazioni. Io non dico che la scienza non può arrivare a questo traguardo, ma proprio perché lavoro in sanità le dico che ci sono persone bene informate che mi dicono: Piero, ci avete preso per il c... prima o adesso con 'sti vaccini? In troppo poco tempo è arrivato il vaccino. Gli esperti continuano a dire cose diverse e noi siamo costretti a farlo perché verremmo tacciati di essere no-vax. Sugli altri farmaci decido io quale prendere. Vedremo", conclude.