"Vaffa-Conte"

Pietro Salvatori
conte

Centimetro dopo centimetro, recitava il monologo di un celeberrimo film. Voto dopo voto sembra fargli eco Giuseppe Conte. Da Palazzo Chigi è iniziata un’operazione convincimento che impiegherà tutte le risorse del presidente del Consiglio da qui ai prossimi giorni. Primo appuntamento oggi, esito tangente il “vaffa”. Palazzo Chigi, interno giorno. Intorno al tavolo, insieme a lui, siedono i ministri Stefano Patuanelli e Federico D’Incà. A fargli corona tutti i deputati pugliesi del Movimento 5 stelle. Il premier è netto: “Nel caso in cui fosse necessario introdurre uno scudo penale per riportare Arcelor Mittal al tavolo, o per tutelarsi dalla loro volontà di recedere dal contratto che la lega allo stato, che vogliamo fare, rinunciare?”. Alcuni tra i presenti rumoreggiano. Barbara Lezzi lo prende di petto: “L’immunità te la puoi scordare, non la voterò mai”. Da Palazzo Chigi escono veleni. E raccontano di una ritorsione dell’ex ministro per essere diventata, per l’appunto, ex. Ma sarebbe riduttivo chiuderla qui. I colleghi deputati Giovanni Vianello e Gianpaolo Cassese ribattono a muso duro a Nunzio Angiola, onorevole aperturista: “Se è utile a risolvere la situazione non possiamo permetterci di non farlo”.

Conte vede la breccia. Tarantini e salentini si trincerano dietro il muro dell’intransigenza, gli altri pugliesi ondeggiano. La Lezzi abbandona l’incontro prima che questo abbia termine. Chi ha parlato con l’ex professore di Firenze nelle ore successive lo racconta su livelli di rabbia raramente raggiunto prima. Il problema dei numeri, almeno al Senato, è un macigno sulla strada che porta alla salvezza dell’Ilva. Sono otto, oltre alla Lezzi, ad aver sottoscritto l’emendamento che ha spazzato via le tutele legali e acceso la miccia che ha portato i franco indiani a far scoppiare la bomba: Donno, Romano, Quarto, L’Abbate, Garruti, Pellegrini, Mininno, Dell’Olio. Senza contare che la fronda potrebbe ampliarsi e...

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